14 febbraio 2016

A TRENT’ANNI DAL GIUBILEO
DI DON BATTISTELLA

Paolo Bertezzolo

don-Giulio-Battistella

Il Giubileo della misericordia cade trent’anni dopo la “Proposta ecumenica di Giubileo” lanciata da numerose riviste missionarie con un editoriale comune uscito nel primo numero del 1986. In esso si chiedeva di indire un “Giubileo per tutta l’umanità” con l’obiettivo di rimettere ai paesi del Terzo Mondo il debito che li condannava, senza speranza di uscirne, alla fame e al sottosviluppo.

Un costruttore di pace
L’iniziativa nasceva sull’onda della campagna “Contro la fame cambia la vita”, lanciata l’anno precedente dal Comitato ecclesiale per la campagna contro la fame nel mondo, sorto agli inizi degli anni ’80 da una proposta dell’Ufficio nazionale della Cei per la cooperazione missionaria tra le chiese, a cui avevano aderito vari movimenti e istituzioni ecclesiali.

L’editoriale riprendeva un’idea lanciata nell’agosto del 1985 a L’Avana durante un incontro dedicato al debito pubblico dei paesi del Terzo Mondo. Pax Christi italiana l’aveva fatta propria, rilanciandola nel mese di novembre e rendendo così possibile diffonderla anche nel nostro Paese.

Uno dei protagonisti di questa iniziativa fu don Giulio Battistella, che partecipava alla campagna del Comitato ecclesiale contro la fame nel mondo in rappresentanza del Ceial, il seminario dell’America Latina, con sede a Verona. Sacerdote diocesano a Verona, don Battistella è stato anche missionario per molti anni, in Argentina prima e a Cuba poi. Oltre che protagonista dell’attività del Ceial, egli fu redattore del bollettino “Sial”, il Servizio di informazioni dell’America latina, che divenne rapidamente lo strumento più importante per far conoscere in Italia non solo l’attività missionaria che si svolgeva in quella parte del mondo, ma anche i tanti problemi del subcontinente americano. Fu anche infaticabile animatore di “Beati i costruttori di pace”, il “cartello” di movimenti e associazioni che dal 1986 al 2003 organizzò sei grandi assemblee nell’Arena di Verona, più una settima che si tenne nel ’91 e fu gestita insieme al Movimento nonviolento e ad altre organizzazioni pacifiste.

“Umiltà” dei mezzi
Don Battistella (1930-2013), era evangelicamente umile: di quell’umiltà, cioè, che non è remissività, ma capacità di “cambiare la terra” in modo nonviolento, pacifico, instancabile e tenace. Egli non rifuggiva dai “mezzi umili” anche per portare avanti le battaglie più impegnative. Per coinvolgere una larga opinione pubblica nell’impegno contro la fame nel mondo e per il Giubileo, ebbe l’idea di tradurre in disegni l’editoriale delle riviste missionarie, in modo che fosse facilmente conosciuto e capito: un povero strumento di comunicazione sociale, appunto, povero come i poveri che voleva aiutare, ma con la pretesa di camminare. Nacque così il fascicolo intitolato: “La catena di S. Francesco. Proposta ecumenica di Giubileo”, uscito agli inizi del 1986 col contributo di Pax Christi di Verona.

Il titolo aveva una pretesa, semplice e coraggiosa come chi l’aveva pensata: richiamarsi alla “Catena di S. Antonio”, trasformando quell’insipiente tipo di lettere “minatorie” per chi le cestinava e benedicenti, a nome del santo, per chi continuava invece a riprodurle e inviarle, in una catena di solidarietà. Chi avesse ricevuto il fascicolo, era invitato a riprodurlo e inviarlo ad altri. Più l’opuscolo veniva letto e riprodotto, più produceva i suoi effetti: mentre, coi propri risparmi, si aiutavano i poveri a sopravvivere, si imparava a cambiare anche se stessi, la propria mentalità, la propria scala di valori, la propria vita: meno sprechi, meno consumismi e più qualità della vita, per i poveri e per noi – sempre più assillati da nuovi artificiosi bisogni – consentendo così anche alle future generazioni di sopravvivere.

Questa “catena” fu chiamata “di S. Francesco” in riferimento al vasto movimento che da lui aveva preso le mosse e, in un abbraccio ecumenico, anche alle istanze evangeliche di Valdo e dei valdesi.

Una previsione avveratasi
Una proposta ingenua? Non sembrava per niente tale all’uomo di fede. Se le comunità cristiane e quelle di ogni religione avessero proclamato un Giubileo biblico, cioè la remissione dei debiti ai poveri e il disarmo, sia ideologico sia materiale, si sarebbe data una spinta potente alla creazione di una cultura universale di pace e solidarietà capace di spingere i governanti verso un nuovo ordine internazionale, basato sulla giustizia (il pane per tutti), la pace, il disarmo, il rispetto dell’ambiente, la qualità della vita. Le chiese e le confessioni religiose avevano la preziosa possibilità di comunicare e dialogare con i fedeli al di là dei confini e dei nazionalismi. Occorreva dunque approfittarne e impegnarsi seriamente perché questo avvenisse. Ma se, invece, si fossero chiusi occhi e orecchie al grido dei poveri, cosa sarebbe accaduto? Esattamente trent’anni fa don Giulio lo prevedeva con chiarezza: dalla disperazione dei poveri sarebbe spuntato “un incontrollato terrorismo internazionale che (…) ci collocherà bombe sotto ogni sedile, e con disperati attentati (ad opera di kamikaze disposti a morire loro ‘e tutti i Filistei’), ci renderà insicuro ogni assembramento della vita quotidiana.(…) E non serviranno certo le rappresaglie (che già si realizzano) e le leggi razziste contro i ‘terzomondiali’ (che già si profilano all’orizzonte della nostra legislatura) a garantirci”.

La grande speranza annunciata da don Giulio ha trovato un grande sostegno il 27 ottobre del 1986 quando, su invito di Giovanni Paolo II che per quel giorno aveva indetto una Giornata mondiale di preghiera per la pace, si riunirono ad Assisi 50 rappresentanti delle chiese cristiane e 60 delle altre religioni mondiali. Era il primo incontro del genere che mai si fosse verificato. Esisteva un’altra dimensione della pace, affermò il papa in quell’occasione, e un altro modo di promuoverla, che non era il risultato di trattative e di compromessi politici ed economici. In quel giorno in tutto il mondo tacquero le armi.

Non più, ma per gli altri
Don Giulio Battistella ne parlò due anni dopo in un libro ancora attuale intitolato: Lampedusa, Chernobyl, Assisi. Quale 2000? In esso egli affronta tutti i problemi che stavano tormentando l’umanità, e che ancora la tormentano, aggravati da allora: dalla fame agli armamenti agli inquinamenti. Il libro non ha un carattere “teorico”, ma pratico, pur dimostrando una notevole capacità di analizzare con competenza le varie questioni. Avanza proposte concrete per liberarsi dalle tecnologie troppo rischiose e troppo inquinanti, per scegliere un tenore di vita più austero, per controllare governi e istituzioni perché compiano scelte adeguate a sconfiggere povertà a sfruttamento nei nostri Paesi e a livello mondiale. Dal libro emerge a tutto tondo l’utopia in cui don Battistella crede, un grande sogno, per nulla illusorio: l’ “uomo nuovo”, che nascerà dalla “conversione” e invertirà il segno della ‘operazione vita’, non un +, ma un x; non essere più degli altri, ma per gli altri. Una scelta obbligata. L’alternativa infatti è l’estinzione stessa dell’umanità a causa della logica stessa dell’economia del profitto, delle armi di distruzione di massa, della devastazione dell’ambiente, dell’intollerabile sfruttamento dei poveri.

L’ “uomo nuovo”, nel solco dell’ “uomo planetario” di cui parla Ernesto Balducci, si mette insieme a tutti gli altri nel nome dell’intera famiglia umana e dell’ambiente che la ospita per cambiare profondamente i rapporti economici del mondo, i rapporti tra le nazioni, i rapporti con la natura, e realizzare un nuovo ordine internazionale.

Rimettere i debiti ai poveri
Oggi questa straordinaria speranza e le proposte di cui si alimenta trovano un nuovo sostegno grazie all’opera di papa Francesco. Lo “sprazzo di primavera” che fu Assisi – dove si manifestò la possibilità che le religioni potessero mettere da parte la pretesa di imporsi l’una all’altra e collaborare perché l’umanità sopravvivesse – può maturare e dare frutti di estrema efficacia grazie alla spinta propulsiva che il suo pontificato sta dando all’azione ecumenica e ai rapporti con le altre religioni; l’attenzione ai poveri, agli emarginati, agli sfruttati, fa parte del cuore del suo magistero, come l’impegno per la salvaguardia del creato.

Perché allora non riprendere in modo esplicito il programma lanciato trent’anni fa, nel 1986, naturalmente aggiornandolo per adeguarlo ai problemi e alle necessità attuali? Il “Giubileo della misericordia” deve essere anche quello della “remissione dei debiti dei poveri” e anche dell’altro debito, quello ambientale, divenuto altrettanto drammatico. Questa “ripresa” è possibile, anzi è già presente nel Giubileo iniziato significativamente con l’apertura della porta della cattedrale di Bangui, nella Repubblica Centroafricana – nel cuore cioè dei problemi della povertà e della guerra – e nella scia della “Laudato sì”. Si tratta di renderla esplicita.

Paolo Bertezzolo
Membro del Gruppo per il Pluralismo e il Dialogo (S. Zeno di Colognola ai Colli / VR), che aderisce alla Rete dei Viandanti.

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  1. 2 Commenti a “A TRENT’ANNI DAL GIUBILEO
    DI DON BATTISTELLA”

  2. Con piacevole sorpresa ho trovato la foto di don Giulio in questo editoriale e l’incisivo e molto pertinente profilo tracciato. Apprezzo molto che ne sia riproposta la testimonianza evangelica che resta di perdurante attualità, nelle forme e nei modi che incarnava. Ho avuto la fortuna di collaborare con lui al Ceial dopo il suo rientro dall’Argentina (1978). Pubblicò subito in due volumetti la sua documentata riflessione sulla Chiesa (contraddittoria, perseguitata e conservatrice) e sulla persecuzione che parte di essa subì in quel paese (Morire per l’uomo). Auspicava che quei fatti restassero “nella coscienza della Chiesa italiana”. Qualche anno dopo pubblicò un libro su Cuba (dove andrà missionario dal 1997 al 2004) sottotitolato Quale Chiesa nel Socialismo?. Concludeva significativamente: Povera Chiesa cubana! Certamente una delle più povere! …dove i due imperialismi si scontrano…sul crocicchio del mondo…”
    Mettere in correlazione la sua testimonianza con quella attualissima di papa Francesco, per dargli corpo oggi, non mi pare operazione peregrina. Certo Giulietto (così per gli amici) penserebbe fermamente che la “ripresa” è possibile.

    da Piergiorgio Todeschini su mar 3, 2016

  3. Quanta profezia poco ascoltata dai potenti, spesso poco sapienti e saggi… Dove poter trovare le immagini della catena di san francesco? Grazie e buona strada

    da Pito Maisano su mar 1, 2016

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