1 maggio 2016

ERNESTO BUONAIUTI
Un esempio di fedeltà
alla voce della coscienza

Maurilio Guasco

Ernesto Bonaiuti - 1

In occasione della ricorrenza dei 70 anni della morte di Ernesto Buonaiuti (20 aprile 1946), Viandanti e le riviste aderenti alla Rete dei Viandanti intendono fare memoria della figura dello studioso, protagonista del modernismo italiano.
Il ricordo, secondo le specifiche caratteristiche delle varie testate, è fatto contemporaneamente da
: Dialoghi (Lugano/CH), Esodo (Mestre/VE), Il gallo (Genova), Koinonia (Pistoia), l’altrapagina (Città di Castello/PG), Matrimonio (Padova), Notam (Milano), Oreundici (Roma), Tempi di fraternità (Torino).
Il precedente articolo (Un protagonista del modernismo italiano) è stato pubblicato il 18 aprile scorso.

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La  produzione di Buonaiuti,  soprattutto di carattere storico, è immensa: una delle sue collaboratrici, Marcella Ravà, ha pubblicato un elenco dei suoi scritti, che comprende oltre 3.000 titoli, e probabilmente non è neppure completo. Buonaiuti ha una straordinaria capacità di cogliere nei testi che legge il nucleofondamentale, il che gli permette di farne immediatamente commenti o note critiche. Nello stesso tempo, è quasi preso dalla frenesia di fornire alla Chiesa quegli strumenti di cui sente fortemente la carenza.

Una missione da compiere
I primi anni del Novecento, quando Buonaiuti è uno dei maggiori protagonisti, in Italia, di quella che verrà definita la crisi modernista, lo vedono anche accettare delle posizioni ambigue, pubblicare diversi scritti in forma anonima, addirittura scrivere opere che saranno messe all’Indice, senza svelare di esserne l’autore. Vi era una ragione in parte comprensibile. Uno dei massimi studiosi del modernismo, Emile Poulat, ha fatto un lungo elenco di opere pubblicate anonime in quegli stessi anni. Buonaiuti pensa di avere una missione da compiere nella Chiesa, e sa che non avrebbe la stessa efficacia se fosse estromesso dalla Chiesa stessa. Questo può in qualche modo giustificare certe sue posizioni discutibili. Ma forse la ragione principale del suo comportamento è il suo grande legame con la mamma, con la quale vive, e che non capirebbe un’eventuale censura da parte della Chiesa nei confronti del figlio. Si dice anzi che dopo la scomunica Buonaiuti, che tutte le mattine usciva per recarsi a dire messa in una vicina chiesa, anche quando la celebrazione eucaristica gli venne proibita, continuava ad uscire di casa alla stessa ora perché la mamma continuasse a credere che il figlio era in situazione canonica del tutto regolare.

Quale riabilitazione?
Forse è proprio questo che spinse Buonaiuti ad accettare, fino ad un certo punto della sua vita, di sottomettersi all’autorità, di rischiare l’accusa di ambiguità e anche di ipocrisia. Lo scrive egli stesso in una lettera a Giuseppe Prezzolini, il 24 dicembre 1910: “Vi sono rinunzie a forme di lavoro, più amare e più angosciose della morte. Dal momento in cui, contro tutte le mie illusioni precedenti, ho potuto avere la certezza matematica che non potevo apertamente, come era mio sogno, proseguire il movimento religioso iniziato senza provocare una tragedia domestica, mi sono completamente astenuto da ogni atto religioso antivaticano. Non mi sono astenuto e non mi astengo e non mi asterrò da atti scientifici antivaticani. Per il resto, per altre forme di lavoro, non sarà mai troppo tardi a meno che la mia morte non preceda quella di mia madre, cosa tutt’altro che improbabile date le mie e le sue condizioni di salute” (F. Parente, op. cit., p. 40. La madre sarebbe morta il 22 luglio 1941, dopo essersi convinta che “i verdetti ecclesiastici potessero non avere una sanzione divina”).

Che cosa resta oggi della produzione scientifica di Buonaiuti? In anni recenti diversi studiosi hanno sottoscritto un documento con il quale si chiede qualche forma di riabilitazione di Buonaiuti. Personalmente non sono molto convinto che quei documenti possano servire. Riabilitare qualcuno non vuol dire affermare che aveva ragione lui e torto chi lo condannava: questo non modifica dei verdetti che furono emessi e che, allora, ebbero una loro efficacia. Credo piuttosto che sia lo studio e la ricerca che in qualche modo può riabilitare un personaggio.

Nel caso di Buonaiuti, al di là di certi suoi atteggiamenti ambigui, la cui origine è abbastanza chiara, rimane il suo grande amore per la Chiesa cattolica, il suo tormento per le varie sanzioni che ne riceve, e soprattutto il suo attaccamento all’insegnamento: la condizione iniziale perché si potesse discutere di un suo ritorno, era sempre la stessa, sempre rifiutata da Buonaiuti: la rinuncia alla cattedra universitaria.

Primato della Parola e libertà di ricerca
Aveva avviato alla lettura della Bibbia diversi suoi allievi, diventati poi in molti casi a loro volta professori universitari. In estate, passava con loro un periodo delle vacanze, leggendo e commentando insieme pagine della Bibbia: e questo in tempi in cui la lettura della Bibbia era solo riservata agli specialisti. Era convinto che nella vita delle persone la Parola di Dio dovesse avere il primo posto. Le molte letture gli permettevano di avere una conoscenza profonda di molti periodi della storia della Chiesa e delle religioni: ma in molte sue opere era meno preoccupato della scientificità del testo, quanto della passione che cercava di sollecitare nel lettore per un determinato periodo o per un certo autore. È uno dei rimproveri che, dal punto di vita scientifico, viene rivolto ai tre volumi della sua Storia del cristianesimo. Si tratta di un lavoro che in fondo è lo specchio dell’autore, quasi di un testo a tesi, dove ogni periodo è segnato da una lotta tra lo spontaneismo religioso e dal bisogno dell’istituzione di arginare e controllare tale spontaneismo.

Ha collaborato, ma questo vale per tutti i protagonisti del modernismo, a dare diritto di cittadinanza alla ricerca scientifica anche all’interno della Chiesa cattolica, in un tempo in cui erano ancora in vigore i vecchi criteri e si temevano le conseguenze dell’incontro con la scienza.

…ci sarebbe stato anche per lui il ritorno
La sua vita ci appare oggi come un esempio di fedeltà alla propria coscienza; lo dichiara prendendo una frase di Pio VII e mettendola come epigrafe, con altre, alla sua autobiografia: “Quando le opinioni sono fondate sopra la voce della coscienza e sul sentimento del proprio dovere, diventano irremovibili e non vi è forza fisica al mondo che possa, alla lunga, lottare con una forza morale di questa natura”.

Buonaiuti ha contribuito, con altri, al “passaggio da una teologia elaborata sulla base della cultura classica, unica e normativa, a una teologia che tenesse conto della nozione moderna della cultura, empirica, pluralistica, in divenire” (A. Zambarbieri, Il cattolicesimo tra crisi e rinnovamento. Ernesto Buonaiuti ed Enrico Rosa nella prima fase della polemica modernista, Morcelliana, Brescia 1979, p. 427).

La storia non si fa con dei se o dei ma… ma credo si debba concordare con quanto scrive uno dei suoi migliori discepoli, A. C. Jemolo, nell’introduzione alla più recente edizione del Pellegrino di Roma (Laterza, Bari 1964): “È lecito pensare che se fosse giunto a vedere il pontificato del suo coetaneo Angelo Roncalli, l’indizione del Concilio ecumenico, ci sarebbe stato anche per lui il ritorno… Quanti credono nella vita futura, in una forma imperscrutabile ai nostri sensi umani, e ricordano quel che Buonaiuti fu, il suo amore per gli uomini tutti, il suo desiderio di bene, l’aiuto che diede a quanti trovò sulla sua strada ed avessero bisogno di lui, il suo costante anelito alla realizzazione della Parola di Cristo – confidano ch’egli sia tra gli eletti”.

Maurilio Guasco
Professore Emerito di Storia del Pensiero Politico Contemporaneo
(2 – Fine)

  1. Un commento a “ERNESTO BUONAIUTI
    Un esempio di fedeltà
    alla voce della coscienza”

  2. Vedrei un convegno sul suo pensiero, centrato sulle tante sue profezie, organizzato in prima persona dal Vaticano. Sarebbe una grande ammissione/rivalutazione!!

    da Pietro Buttiglione su mag 7, 2016

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