9 maggio 2018

101° GIRO D’ITALIA
UNA STRANA PARTENZA
DA GERUSALEMME

Rete Eco (Ebrei contro l’occupazione)

GIRO D'ITALIA 2018 - START ISRAEL

Quello che segue è il testo di una “Lettera aperta” inviata a RCS Sport, datata 18 aprile 2018 e sottoscritta da 32 personalità del mondo ebraico italiano. È stata scritta dal gruppo che dà vita alla Rete Eco [1] ed è stata pubblicata il 26 aprile 2018 sul sito Rete Ebrei Contro l’Occupazione  

La lettera inquadra la vicenda della partenza da Gerusalemme del 101° Giro d’Italia nell’irrisolto conflitto israelo-palestinese e, in particolare, esprime una valutazione fortemente critica sulle conseguenze del pluridecennale protrarsi dell’occupazione militare israeliana, visto sullo sfondo dell’esplosiva situazione nel più ampio Medio Oriente.

xx xx xx

Nel prossimo mese di maggio lo Stato d’Israele compirà 70 anni. Se per molti ebrei la memoria del maggio ‘48 sarà quella di una rinascita portentosa dopo la Shoà e un’oppressione subita per molti secoli, i palestinesi vivranno lo stesso passaggio storico ricordando con ira e umiliazione la “catastrofe”: famiglie disperse, esistenze spezzate, proprietà perdute, il tragico inizio dell’esodo di una popolazione civile di oltre settecentomila persone.

Gerusalemme, capitale
Molto problematica è in particolare oggi la situazione di Gerusalemme, città che Israele, dopo averne annesso la parte orientale, celebra come “capitale unita, eterna e indivisibile”. Tale statuto, oltre a non essere riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei governi mondiali, secondo i dettami dell’accordo di Oslo del 1993 doveva essere oggetto di negoziati fra le parti in causa. Gerusalemme Est resta quindi, secondo le norme internazionali, una città occupata con i suoi 230.000 ebrei che vi abitano in aperta violazione delle suddette norme.

A rafforzare la pretesa del governo israeliano su Gerusalemme e a infliggere l’ennesima pugnalata al già moribondo processo di pace è calata nel dicembre 2017, come un colpo di maglio, l’iniziativa di Donald Trump di riconoscere ufficialmente la città quale capitale dello Stato d’Israele: una decisione che ne trascura completamente la complessità simbolica, ne ignora la natura molteplice e la condizione giuridica, obliterando l’esistenza dei suoi residenti arabi palestinesi (quasi 350.000, tre quarti dei quali vivono al di sotto della soglia della povertà, privi del diritto di acquistare terreni, costruire o ingrandire le proprie abitazioni – da cui spesso, anzi, vengono scacciati – e di prendere parte alle elezioni in Israele).

L’amministrazione americana ha già annunciato che trasferirà l’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme proprio in coincidenza con il 70° “Giorno dell’indipendenza”, una “scelta che” ha commentato il primo ministro Netanyahu lo “trasformerà… in una celebrazione ancora più significativa”.

Onorare la memoria di Bartali o marketing turistico?
Ma un’altra iniziativa concorrerà, nelle intenzioni dei suoi organizzatori, a rendere memorabile la ricorrenza: la partenza del Giro d’Italia da Gerusalemme. A pretesto e giustificazione di questa scelta, la volontà di onorare la memoria di Gino Bartali che ha trovato un posto nel “Giardino dei giusti” di Yad Vashem, nel 2013, grazie alla sua opera di salvataggio – peraltro non così ben documentata – di alcuni ebrei fra il ’43 e il ’44.

È invece indubbio il finanziamento che riceverà la Rcs insieme alla sua “Gazzetta dello Sport” grazie a tale operazione: 12 milioni di euro, più altri 4 offerti agli organizzatori dal miliardario israelo-canadese Sylvan Adams, presidente onorario del Comitato Grande Partenza Israele che afferma (da “Nena News”, 20 novembre 2017): “Questa storica Grande Partenza della 101esima edizione del Giro ci permetterà di presentare il nostro paese a oltre cento milioni di spettatori tra quelli collegati via televisione e presenti lungo le strade”.

E gli fa eco Yariv Levin, ministro del Turismo israeliano: “Come parte di una rivoluzione nel marketing, che vede Israele quale destinazione turistica e per il tempo libero, stiamo portando il Giro d’Italia nel nostro paese”.

Se ne può quindi dedurre che il Giro d’Italia così concepito assecondi l’esigenza israeliana di presentare al pubblico, nazionale e internazionale, una facciata ripulita dalle immagini di violazioni e violenze coniugandola con la ricerca di Rcs Sport di capitali e di una visibilità che immetta decisamente anche il ciclismo nel sistema di affari in cui il profitto detta le scelte e le agende dello sport.

Per celebrare i 70 anni della nascita d’Israele
A proposito di agende, in quella della prevista kermesse gerosolimitana figura, dal 13 al 15 maggio, la “Marcia delle nazioni: dall’Olocausto alla nuova vita”. Stando al testo del programma , si prevede che si raccolgano a Gerusalemme migliaia di cristiani provenienti da tutti i paesi per prendere parte a un convegno speciale. “Insieme con israeliani di ogni segmento della società, le masse dei credenti in Cristo marceranno dalla Knesset al Monte Zion e recheranno onore ai sopravvissuti dell’Olocausto, dimostrando pubblicamente che le nazioni si ergono a fianco d’Israele per dire ‘No!’ all’antisemitismo”.

Infine, ciliegina sulla torta, è del 16 marzo la notizia che la Commissione giustizia della Knesset sottoporrà, nelle prossime settimane, al parlamento un pacchetto di leggi che trasformano definitivamente Israele in uno “stato ebraico”, abolendo così una volta per tutte la tanto fastidiosa parola “democratico” dal suo statuto e facendo in tal modo, finalmente, “chiarezza” sulla propria natura: sempre, è ovvio, per festeggiare il 70° anniversario (vedi al link https://www.jonathan-cook.net/2018-03-16/israel-jewish-nation-state-bill/). Tale passaggio sancirà, ancora definitivamente, l’esclusione dai diritti dei non ebrei residenti in Israele e faciliterà alle istituzioni preposte il compito di sbarazzarsi innanzitutto dei palestinesi ma anche degli immigrati non graditi.

Legittimando e rendendo irreversibile l’annessione di Gerusalemme Est e l’occupazione della Cisgiordania, l’intera operazione intorno al 70° anniversario della nascita d’Israele viola la legge internazionale e affossa forse definitivamente il processo di pace.

* * * *

In quanto ebrei, consideriamo tale operazione un vulnus ai valori di giustizia e di ricerca della pace su cui si fonda la parte migliore della nostra tradizione. Ci rivolgiamo quindi a coloro che hanno ancora a cuore tali valori perché respingano un’operazione così dannosa per gli ebrei e tanta parte di umanità, chiedendo a ciascuno, con un atto di responsabilità personale, di sottoscrivere la nostra denuncia.

Bruno Segre, Susanna Sinigaglia, Stefano Sarfati, Anna Farkas, Carla Ortona, Stefania Sinigaglia, Giorgio Forti, Giorgio Canarutto, Joan Haim, Miriam Marino, Paola Canarutto, Sergio Sinigaglia, Marco Ramazzotti, Fabrizio Albert, Marina Ascoli, Guido Ortona, Giovanni Levi, Simona Sermoneta, Shmuel Gertel, Giorgio Segrè, Bruno Osimo, Ester Fano, Renata Sarfati, Irene Albert, Paolo Amati, Dino Levi, Barbara Agostini, Ferruccio Osimo, Lavinia Osimo, Antoine Dubois, Daniel Magrizos, Marina Morpurgo.

Per adesioni: brunosegre@tiscali.it


[1]Rete ECO – Ebrei contro l’occupazione (Onlus) – è un’associazione nata nel 2001 e diffusa a livello nazionale. Una rete di ebrei italiani che si mobilitano contro le ingiustizie perpetrate dallo Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese. I governi israeliani, infatti, portano avanti dal 1948 una politica di espropriazione, colonizzazione, segregazione, emarginazione e repressione, punteggiata da attacchi militari, volta a rendere impossibile la vita dei palestinesi sulle loro terre. Il risultato è una strisciante pulizia etnica, a rincarare la dose dopo le espulsioni di massa avvenute nel 1947-1948 (Nakba) e nel 1967 (Naksa). (Testo presente nella pagina “Chi siamo” del sito http://rete-eco.it; visitato l’8.4.2018).

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  1. 2 Commenti a “101° GIRO D’ITALIA
    UNA STRANA PARTENZA
    DA GERUSALEMME”

  2. Sono sempre stato profondamente solidale col popolo ebraico e il suo diritto ad avere uno stato e mi sono sempre dissociato dagli enormi errori commessi dai paesi arabi fin dal 48 nei confronti del neonato stato ebraico.
    Rivendico tuttavia il diritto di dissociarmi totalmente dalla politica dello stato di israele che in modo strumentale cerca di far passare chi critica la sua politica come antisemita (non sono semiti anche gli arabi forse?).
    Vi sono molti ebrei che non sono sionisti (posizione che peraltro rispetto) ma Israele come stato è ora che accetti come tutti di essere contestato per la sua vergognosa politica contro il popolo palestinese senza ricorrere alla scusa del tutto impropria dell’antisemitismo verso tutti coloro che lo contestano soltanto politicamente. Se fosse vera la posizione di Netanyahu Israele avrebbe carta bianca per fare tutto ciò che vuole … guai a criticare perché si sarebbe solidali addiritura come estrema conseguenza con la Shoah. È ora di finirla con questa mistificazione.

    Gf Gualdrini Bologna

    da Gianfranco Gualdrini su mag 14, 2018

  3. La storia ci insegna che coltivare l’odio produce sempre e solo odio. Dall’odio sommo dell’Olocausto, praticato dal nazismo come “soluzione finale”, si è prodotta somma ingiustizia verso il popolo palestinese. I suoi capi praticano l’odio per sterminare il popolo ebraico. Invocare Dio Creatore per giustificare tutto ciò è somma falsità che genera e genererà sofferenze e morte violenta. Come si fa per sovvertire questa somma ingiustizia?

    da Franco Tegoni su mag 12, 2018

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