Venezia, 27-28.9.2013 – (da sinistra) Giovanni Benzoni e Franco Ferrari
Note biografiche – Giovanni Battista Benzoni, nato il 4 aprile 1945 a Belluno, viene a Venezia con i genitori, insegnanti, e i tre fratelli nel 1955. Fin da ragazzo mostra le sue caratteristiche di impegno civile, critico e creativo di iniziative culturali e solidali, sempre accompagnato dalla ricerca di fede personale e comunitaria. Non sopportava superficialità e arroganza, soprattutto dei potenti, piccoli e grandi, era sempre disposto ad aiutare, ad ascoltare e a valorizzare chi era in momenti di bisogno e debolezza.
Nelle tante collaborazioni portava innovazione e criticità, capacità di creare rete e amicizia.
Ha collaborato con i giornali tra i quali “l’avvenire d’Italia”, “l’unità”, “il manifesto”, “il Gazzettino”, “Gente Veneta”, “Alto Adige”, “Avvenimenti”.
È stato presidente della FUCI di Venezia e dal 1967 al 1970, con Mirella Gallinaro, presidente nazionale della Federazione Universitari Cattolici.
Come assessore al decentramento con la delega alla protezione civile per l’Amministrazione di Venezia ha, tra l’altro, ristrutturato la Casa dell’ospitalità che ha reso le persone “senza fissa dimora” protagonisti attivi di un progetto non solo di accoglienza ma di iniziative culturali nel territorio, un luogo di incontro e di lettura di libri.
Permanente è stata la sua attività per la promozione della pace, partecipando al Punto pace di Mestre di Pax Christi, come promotore e responsabile per la Fondazione Venezia per la ricerca sulla pace, a partire dal 2001 fino al 2009 con cadenza annuale, del Salone dell’Editoria di pace, un momento di incontro tra il pubblico e gli editori interessati al tema della pace. Nell’ambito del progetto “Iride”, ha realizzato anche la pubblicazione dell’Annuario geopolitico della Pace, che ha raccolto numerosi contributi, segnalando anche tutte le iniziative sulla pace che si sono svolte nel corso dell’anno di riferimento.
Numerose le attività che ha fondato: con Wladimiro Dorigo e altri la “Arsenale cooperativa editrice”; la rete nazionale tra associazioni e riviste ”Viandanti”; l’Associazione “Amici di don Germano Pattaro”; l’Associazione “Oggi la parola – amici di padre Calati” (aderente alla Rete Viandanti), che ha promosso per molti anni un incontro e un Seminario all’anno a Camaldoli.
È stato redattore delle riviste riviste “Servitium”, e “il tetto” e direttore dei “Quaderni di Sant’Erasmo”; fin dall’inizio socio e collaboratore dell’Associazione e della rivista “Esodo”.
Ha collaborato e partecipato a tre film della pittrice e regista Serena Nono (Via della croce, Venezia salva, Sventura).
Ha scritto saggi e curato pubblicazioni, in particolare sulle problematiche di Venezia.
Il ricordo di Viandanti
Credo di aver conosciuto Giovanni per il tramite di Angelo Bertani negli anni in cui era incubazione Viandanti (2007-2010). L’occasione per incontrarci di persona era stata la sua venuta, con Serena Nono, a Parma nella mia parrocchia per la presentazione, con alcuni ospiti della Casa dell’Ospitalità, del filmato “La via Crucis” in una domenica di fine febbraio del 2010. “Ieri per me è stata una giornata splendida grazie a tutta la parrocchia della Trasfigurazione”, mi scrisse il giorno dopo. Un rapporto che si è poi mantenuto nel tempo con intensità alterne. Forse un lasso di tempo troppo breve per pretendere di contribuire a ricordarlo.
Ogni incontro lascia una traccia ed è sempre importante tenerne memoria. L’insieme dei ricordi ci aiuta a tenere vive le persone care, a completare e ridisegnare continuamente quello che erano e come sono stati nel mondo. Contribuiscono a ciò anche i piccoli episodi. Direi che il mio ricordo e quello di Viandanti si pone in quest’ottica, è scritto con questo spirito.
Uno spirito non estraneo a Giovanni, che raccoglieva ricordi e scambi epistolari nel “Tolettino”, per farne una pensosa strenna natalizia per familiari e amici. Dell’edizione 2023 sull’anno santo del 1950 con i ricordi del fratello Gino ebbe la bontà di farmi avere in anteprima i testi e poi di inviarmi quella del 2022 che raccoglieva uno scambio epistolare.
Ecco, allora, alcuni flash.
L’impegno su più fronti. Per alcune di questa pluralità di mondi nei quali Giovanni dava il suo apporto sono stato coinvolto anch’io. Penso: alla sensibilizzazione sui bisogni della Casa dell’ospitalità; alla richiesta di un contributo per l’Annuario geopolitico della pace del 2010 che aveva per titolo “Prede e predatori. La guerra oltre la guerra”; alla richiesta di collaborazione per la rivista “Presbyteri”, che non potei dare, se non per la ricerca di alcuni autori.
È stato quel tratto di Giovanni dell’essere “generoso con il mondo”, come il fratello Gino l’ha definito nel “Tolettino” del 2023.
I colloqui di “Oggi la parola”. Giovanni era l’anima di questa importante iniziativa che ha raggiunto la XXI edizione nel 2022. Mi aveva coinvolto per l’edizione su “Essere cristiani nella Chiesa cattolica ai tempi di Papa Francesco in un mondo attraversato da sfide estreme” (2020).
Ha poi cercato in tutti i modi, fino all’ultimo, di dare vita alla XXII edizione nel 2023, “Una nuova generazione a Colloquio. Di generazione in generazione oggi nella società e nella Chiesa in Italia”, senza successo.
Nella mail che mi scrisse considerava amaramente: “Questo anno mi è andato tutto per il verso storto, da ultimo i pochi iscritti per tutte e due le parti del colloquio […]. Per quel che mi riguarda mi sono speso oltre il limite e così oggi posso godere delle cose che ho imparato. Non so se torneremo alla carica con il vecchio gruppetto “oggi la parola” che nei fatti si è esaurito” (25 ottobre).
La questione del futuro di queste iniziative di base, tra queste i molti gruppi che aderiscono alla Rete Viandanti, è stata messa a tema al nostro interno già da alcuni anni. Giovanni era dibattuto da un contrastante modo di sentire di fronte al problema. In un incontro dei gruppi del 2017, a Verona, aveva avuto modo di dire: “Pur essendo pochi, non siamo minoritari rispetto alla realtà ecclesiale italiana. “Oggi la Parola” si caratterizza come amici legati al ricordo di Benedetto Calati. Per il tempo che resta crede che occorra proseguire a fare le cose di cui si è convinti; “Oggi la Parola” continua con due convegni l’anno, ma ormai ad occuparsene è un piccolo gruppo (9) che è invecchiato. In un certo qual senso pensiamo a come morire bene”.
Ma in cuor suo nutriva la speranza di futuro. Ancora ultimamente, nel 2023, osservava in un vario scambio di mail: “mio personale rovello di non riuscire a vedere quasi nulla di quello che mi preme di più (il ricambio generazionale)” (14 aprile); “la possibilità che in qualche modo continui con nuove persone l’esperienza di oggi la parola a Camaldoli resta aperta sino a prova contraria e per fortuna l’avviso di interesse non è rivolto solo a tre persone, ma a una fascia larga che conto possa incrementarsi nei prossimi mesi” (20 maggio).
Sperava contro ogni speranza, come cercano di fare i cristiani.
Con Viandanti. Giovanni è stato uno dei soci fondatori di Viandanti, pur mantenendo sempre una riserva critica nei confronti dell’iniziativa. All’Assemblea costitutiva, un po’ rampognando, fece un intervento nel quale disse che non si vedeva nulla di nuovo all’orizzonte. Oppure, come ebbe a dire in un incontro dei Referenti dei gruppi: “Viandanti è uno strumento bello, ma ciò che viene rappresentato dal sito non è la realtà, crea una visione sovradimensionata, mentre ci sono realtà molto importanti (es. Reti della carità) che nella rappresentazione attraverso il web sono sottodimensionate”. O ancora, a volte quando mi telefonava, in modo ironico avviava il discorso dicendo “Voi che avete la vocazione alla rianimazione”, volendosi riferire alla realtà sempre incerta dei gruppi che costituiscono la nostra Rete. Però, poi, nei periodici incontri con i Referenti dei gruppi ha sempre assicurato la sua presenza e non ha mai fatto mancare il suo contributo critico.
Forse i due poli, positivo e negativo, stavano dentro di lui in un costante rapporto dialettico.
La cultura è sempre operosa. Nell’agosto del 2014 abbiamo pubblicato nel sito Viandanti un editoriale a firma plurima, oltre a Giovanni gli autori erano Carlo Alberto Bolpin, Francesca Cavazzana Romanelli e Paolo Inguanotto. Si trattava di riflessioni a partire da un intervento del nuovo Patriarca sull’Istituto “Marcianum”, il titolo era: “La carità della cultura a partire dal caso ‘Marcianum’ di Venezia”. Nell’inviarmi il testo Giovanni aveva scritto che sperava venisse pubblicato “magari di ferragosto così nei fatti si afferma che la cultura è sempre operosa, mai in vacanza”.
Il ricordo del figlio. Nel 2013 ero stato ospite a casa di Giovanni in occasione di un convegno in ricordo di don Pattaro tenuto alla fine di settembre. Nel mostrarmi il suo studio, accennò alla morte del figlio Marco e mi consegnò il fascicoletto che avrebbe accompagnato di lì a poco, il 1° ottobre, l’incontro per la celebrazione di Compieta in suo ricordo. Usò poche parole che dicevano ancora del grande dolore per questa perdita. Nel 2023 mi ha ricordato l’appuntamento inviandomi il testo di un annuncio per il “Gazzettino”.
“Una memoria attiva”, si legge nel sottotitolo dell’incontro, credo sia un bel modo per ricordare Giovanni affinché il suo ricordo stimoli il nostro impegno per cambiare la Chiesa e il mondo.
Franco Ferrari
Presidente Associazione Viandanti
** ** **
Luigi Accattoli, Giovanni Benzoni. Un credente lieto nella fede (Il Regno, 14/24)
Paolo Bettiolo, Giovanni Benzoni (Appunti di Teologia, 2/2024, p. 12)
Nel ricordo della stampa veneta
– Mario Santi, Ciao Giovanni, ci proveremo (ytali, 30.5.2024)
– Giorgia Zanierato, Addio Benzoni. “Ha dedicato la propria vita alla pace” (Corriere del Veneto, 29.5.2024)
– Gente Veneta(29.5.2024)
– Il Gazzettino.it (29.5.2024)
– Inchiesta online (29.5.2024)
Un ricordo orante
Durante la messa esequiale, Luigi Accattoli, dando voce al pensiero di tanti amici, ha proposto questa intenzione per la preghiera dei fedeli:
Signore Gesù, nel mezzo del dolore di questo addio a Giovanni, noi vogliamo comunque lodarti per gli aiuti che ci sono venuti dalla consuetudine con questo tuo intrepido testimone.
Ti lodiamo per i talenti da te largiti a Giovanni e che lui ha fatto fruttificare.
Per l’ottimismo con il quale ha continuato a guardare alla vita anche quando questa l’ha bastonato prima con la morte del figlio Marco e poi con i malanni dell’età.
Per la fattiva generosità con la quale si è sempre impegnato nel soccorso ai più bisognosi.
Per la serena gratitudine con la quale, nella buona e nella cattiva sorte, ha conservato e sempre riaffermato la fede in te e nelle tue parole di vita eterna.
[Le immagini che corredano questa pagina sono riprese dall’Archivio Viandanti e dal sito https://ytali.com]