L’ISLAM COMPLESSO SEGNO DEI TEMPI NOSTRI

Claudio Monge Ancora immagini di giovani senza presente e dal futuro incerto, arruolati come manovalanza per uno scontro sociale rivestito di motivazioni religiose ma che in realtà è figlio dell’ignoranza e di un odio primario nei confronti degli americani, considerati la quintessenza dell’Occidente satanico e di una modernità non islamizzabile. Stiamo davvero assistendo all’avanzare inesorabile dell’estremismo fondamentalista insinuato nelle pieghe del risveglio arabo? Malgrado tutto non condividiamo un’analisi così pessimista. L’informazione parziale Nei giorni della follia di Bengasi, quella che ha portato all’assassinio premeditato dell’ambasciatore americano Steven e di tre altri suoi concittadini, i media internazionali, che spesso e volentieri sono a servizio di lobby di interesse ideologico e finanziario, hanno largamente documentato ed amplificato le manifestazioni più radicali e violente seguite alla diffusione in rete del cortometraggio blasfemo sul Profeta dell’Islam, passando quasi sotto silenzio, le proteste di piazza contro l’assassinio del diplomatico americano “amico degli arabi”, tanto da parlare la loro lingua. Pochi hanno saputo e sanno che in India gli imam hanno condannato il film blasfemo contro il Profeta Maometto, ma hanno richiesto che i manifestanti non si esprimano con la violenza. In Libano, il partito Hezbollah ha addirittura sospeso ogni tipo di manifestazione di protesta, per altro senza violenze, nei giorni della visita di Benedetto XVI, come segno di rispetto per una presenza assolutamente pacifica, che ha mobilitato non solo i cristiani ma i responsabili religiosi di tutte le denominazioni presenti nel paese. La convergenza dei ...

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