Ercole Ongaro
Il tempo in cui è nata l’associazione di solidarietà internazionale Rete “Radié Resch” (nome di una bambina palestinese morta di polmonite in una grotta) era un tempo di speranza per la Chiesa e per il mondo: era il tempo del Concilio ecumenico, dell’apertura del dialogo tra Chiesa e mondo, del movimento nonviolento per i diritti dei neri, del processo di decolonizzazione e indipendenza dei popoli africani.
Da Nazareth
La Rete nasce a seguito dell’incontro a Nazareth, il 31 dicembre 1963, tra Ettore Masina (1928-2017), giornalista del quotidiano “Il Giorno”, e Paul Gauthier (1914-2002), prete operaio francese a Nazareth.
Paul, come “perito conciliare” del proprio vescovo, stava coordinando un gruppo di vescovi che si erano autoconvocati all’inizio del Concilio in risposta al suo testo, “Gesù, la Chiesa e i poveri”, nel quale poneva l’urgenza che la Chiesa abbandonasse ogni segno di ricchezza per incontrare i poveri. Alla fine del Concilio questi vescovi avrebbero assunto l’impegno – noto come “Patto delle catacombe” – di testimoniare la povertà nelle proprie diocesi.
Masina, che stava seguendo il viaggio di Paolo VI in Terra Santa, si sentì spinto a rispondere alla domanda di giustizia dei palestinesi che vivevano in grotte e per i quali Paul, con altri compagni e compagne, stavano costruendo case.
Ettore e sua moglie Clotilde decisero di accogliere l’invito di Gauthier a costituire in Italia una “rete di amici” che si autotassassero ogni mese per dare concretezza alla “condivisione” con famiglie palestinesi povere.
Dalla Palestina all’America latina
Molti amici accolsero l’appello di Ettore e cominciarono a strutturarsi i primi gruppi di solidarietà a Milano, Varese, Roma. All’inizio fu prevalente il coinvolgimento emotivo-solidale; ma Gauthier, intervenendo al primo Convegno nazionale nel 1965, pose una questione decisiva: non basta condividere una quota del proprio reddito, bisogna interrogarsi sulle cause della povertà, sostenere il povero nella sua lotta per uscire dall’emarginazione, lottare per “sopprimere le strutture che fabbricano i poveri”.
Concluso il Concilio, alcuni compagni e compagne di Gauthier riposero alla richiesta di vescovi del Brasile, amici di Gauthier: si avviarono operazioni di solidarietà con gruppi di operai e di contadini e, negli anni seguenti, con chi sosteneva i prigionieri politici nei Paesi oppressi da dittature militari. In Medio Oriente e in sud America il filo diretto era con gli oppressi che non desistevano nella lotta per la propria liberazione.
Dalla prassi i valori fondanti
Si andarono così definendo, nella prassi, i valori fondanti della Rete:
1) La condivisione con i poveri non deve essere “una tantum”, ma continua.
2) Mentre si interviene sulle conseguenze dell’ingiustizia che opprime il povero “là”, bisogna voler incidere sui meccanismi dell’ingiustizia che sono “qui”, di cui noi siamo compartecipi.
3) Condizione per ogni cambiamento sociale è fare rete con altri.
4) La solidarietà è finalizzata alla coscientizzazione, nostra e delle comunità verso cui siamo solidali e che lottano per la propria liberazione (contadini senza terra, minoranze sindacali, comunità ecclesiali di base…).
5) Importante è la valenza politica del nostro essere Rete e dei nostri interventi: Gauthier non era un filantropo, voleva innescare un cambiamento in cui i poveri fossero parte attiva.
6) Questo percorso, “nel vento della storia”, è stato praticato senza che la Rete prendesse la strada dell’istituzionalizzazione trasformandosi in “organizzazione non governativa”: ha continuato nella scelta di essere un movimento senza una sede, senza costi di personale, senza gerarchie.
Un carisma distribuito
Per 30 anni tutto questo è stato possibile grazie alla dedizione di Ettore e Clotilde; ma saggiamente Masina sollecitò negli anni la costituzione di un Coordinamento dei responsabili delle reti locali, a cui – ritirandosi nel 1994 – affidò il compito di continuare la solidarietà con comunità in lotta. Al Coordinamento si è affiancata una Segreteria, rinnovata periodicamente: al carisma del fondatore Masina è succeduto un “carisma distribuito”, che produce condivisione, partecipazione; così è stato possibile nell’appena concluso secondo trentennio di vita della Rete. Nel corso degli anni il numero delle reti locali è stato mediamente di una quarantina.
L’area di relazioni solidali della Rete si è negli anni estesa a comunità dell’America centrale, senza mai perdere il contatto con i Palestinesi. Questi contatti, veicolati nelle reti locali attraverso Circolari mensili, il “Notiziario della Rete Radié Resch” e la rivista “In dialogo”, hanno permesso una diffusa controinformazione e una educazione alla “cittadinanza planetaria”, a cui sollecitò gli aderenti alla Rete padre Ernesto Balducci nel Convegno nazionale del 1990.
Accanto a chi lotta per la liberazione
Grazie alla controinformazione fornita dai contatti diretti con le comunità del Sud del mondo, gli associati alla Rete hanno avuto strumenti per comprendere le crisi internazionali di questi decenni: il sogno infranto di riunificazione e di coesistenza prospettato dalla caduta del muro di Berlino, il riproporsi della guerra come strumento di soluzione dei conflitti e come portatrice di democrazia, il neocolonialismo nel rapporto tra Nord e Sud con la continuazione della rapina della terra e delle risorse dei Paesi sottosviluppati, la crescita delle spese militari con la corsa al riarmo.
Dopo il Duemila le reti locali, con il consenso del Coordinamento nazionale, hanno avviato relazioni anche con comunità del Continente africano: dalla Repubblica del Congo alla Repubblica Centrafricana, dal Ghana all’Uganda e al Niger. È stata iniziata una relazione solidale anche con un Paese asiatico, l’Armenia.
La Rete Radié Resch ha sempre scelto di essere accanto a comunità in lotta per la propria liberazione, ma con la pregiudiziale della nonviolenza, pur rispettando il diritto dell’oppresso a scegliere le modalità della sua resistenza. La storia ha evidenziato che il ricorso alla lotta armata, tipico del ‘900, ha portato alla conquista dell’indipendenza dei popoli colonizzati, ma le loro rivoluzioni hanno poi subìto involuzioni che hanno avuto come sbocco l’instaurazione di regimi militari.
È persa la lotta che si abbandona
Nel secolo XXI è improponibile un sogno di liberazione attraverso la lotta armata: soltanto l’adozione di metodi nonviolenti può suscitare solidarietà attorno alla propria lotta e avvicinare la realizzazione del proprio sogno. Il sogno dei Palestinesi, avendo oscillato tra violenza terrorista e nonviolenza, rischia di diventare un incubo senza fine, una nuova orribile Nakba (pulizia etnica in Cisgiordania, genocidio a Gaza).
Il cammino della Rete Radié Resch riflette l‘evoluzione della società. Una caratteristica dell’associazionismo nel nostro tempo è la difficoltà ad assicurare un ricambio generazionale, pertanto le associazioni subiscono un invecchiamento anagrafico. La Rete Radié Resch, avendo tra gli elementi costitutivi l’autotassazione, è penalizzata anche dalla precarietà di lavoro e di reddito dei giovani degli ultimi decenni. Inoltre un’associazione che si impegna nella solidarietà verso comunità oppresse, come simbolica “restituzione” di quanto i Paesi ricchi hanno rapinato con il colonialismo, subisce negativamente il clima culturale di questi anni in cui la solidarietà è spesso denigrata fino a venire configurata come reato.
Abbiamo la consapevolezza che in questi decenni il mondo si è evoluto non secondo i nostri sogni: non abbiamo avvicinato l’avvento di un tempo di pace, di giustizia, di eguaglianza.
Dopo la caduta del muro di Berlino, altri muri sono sorti. Il mondo è più violento, le diseguaglianze accresciute, all’inquinamento si è aggiunto il cambiamento climatico. Abbiamo perso la battaglia: ma non dobbiamo introiettare il senso di sconfitta, che paralizza e spegne l’impegno. “È persa solo la lotta che si abbandona”, ci ricordano le Madres argentine di Plaza de Maio. Camminare insieme nella Rete aiuta, nei momenti di stanchezza, a continuare o a riprendere la lotta per un “altro” mondo possibile e sempre più necessario.
Ercole Ongaro
Storico e memebro della Rete Radié Resch
[Pubblicato il 30.5.2026]
[L’immagine è ripresa dal sito: https://www.reterr-lecco.it/]