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El Greco, Pentecoste, part. (1597-1600). Madrid, Museo del Prado

PENTECOSTE
STRAODINARIA E INDESCRIVIBILE

Emiliano Biadene

 “Dal cielo un fragore improvviso … un vento che si abbatte impetuoso …lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano sui discepoli…” (cf. At 2,2-3).

È la descrizione del dono dello Spirito di Dio che scende sugli apostoli di Gesù nel giorno della Pentecoste. Siamo di fronte a un evento straordinario, un evento indicibile, non descrivibile, non racchiudibile in un linguaggio adeguato. Siamo soprattutto di fronte a una narrazione che urta la nostra sensibilità e i nostri orecchi.

Per noi figli di una cultura fondata su ciò che è quantificabile e verificabile, appartenenti a un mondo molto diverso da quello in cui è stato scritto il Nuovo Testamento, il racconto della Pentecoste rischia di non essere più eloquente. 

Decodificare il linguaggio delle Scritture
Eppure, noi credenti, siamo continuamente chiamati al compito gravoso di decodificare il linguaggio delle Scritture e renderlo comprensibile e significativo per il nostro oggi, per la nostra vita di fede personale ed ecclesiale e per la nostra vita di uomini e donne chiamati a condividere il cammino dell’umanità intera.

Proviamo a rileggere insieme cosa è accaduto.

I discepoli di Gesù per quaranta giorni hanno, insieme, cercato di dare un senso agli ultimi giorni di vita del loro maestro Gesù. Insieme, alla luce delle Scritture e nella fede, hanno riletto la cattura, la condanna e la morte in croce del maestro. Insieme si sono interrogati sul senso della tomba vuota. Insieme hanno riconosciuto le visite del Signore Risorto.

Ora si trovano nuovamente riuniti tutti insieme e fanno un’esperienza comunitaria inattesa: si sentono destinatari di una forza nuova, una forza che li invita e li abilita a proclamare la buona notizia di Gesù in molte lingue, nelle lingue delle culture più diverse; una forza che dona loro la capacità di farsi comprendere da tutti i popoli della terra.

L’inizio di una nuova alleanza
Siamo di fronte a un nuovo inizio: la Pentecoste segna l’inizio di un cammino nuovo. È l’inizio della nuova alleanza: accade finalmente ciò che aveva già annunciato Giovanni il Battista, che aveva indicato Gesù come colui che doveva venire a rinnovare l’antica alleanza attraverso un’immersione nello Spirito santo (cf. Mc 1,8 e par.).

È l’inizio della “Nuova Legge”: la “Legge dello Spirito”. Una legge che abbatte ogni divisione tra popoli, culture, censo e genere. Una legge che insegna una lingua nuova, una lingua comprensibile a tutti gli uomini e le donne della terra. È l’inizio della Chiesa, la comunità fondata su Cristo Risorto, su cui ha posto il suo sigillo lo Spirito del Signore.

A Pentecoste noi celebriamo il Battesimo della Chiesa del Signore: la sua immersione nella vita del Signore grazie allo Spirito santo, che ora li conduce a comprendere che il Vangelo in cui avevano creduto non riguardava solo loro, figli di Abramo, popolo eletto, ma tutte le genti della terra.

Ed è proprio ciò che ci racconta Giovanni nel suo vangelo, nella pericope scelta per questa annata liturgica: «Gesù Risorto venne, stette in mezzo a loro … soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito santo”» (Gv 20,19-23).

Dal corpo del Risorto al corpo del credente
Gesù soffia su quel gruppo di uomini e donne per ricrearli, per infondere in loro la vita nuova, una vita animata dal Soffio di Dio. Come Dio aveva soffiato sul volto di Adam, il terrestre, per infondergli vita (cf. Gen 2,7), così Gesù ora soffia lo Spirito creatore su quei discepoli, che non solo diventano la sua Chiesa, ma il suo corpo vivente nella storia.

Spesso non riflettiamo su un dato importante: la comunicazione di vita che avviene mediante lo Spirito avviene da corpo a corpo: dal corpo del Risorto al corpo del credente, creando così il corpo ecclesiale. Accogliere lo Spirito è dunque un’azione corporea e, prima di tutto, avviene nel corpo e coinvolge il corpo. Cosa significa questo? Che il dono dello spirito impegna la relazionalità delle persone.

Lo Spirito ricevuto dai discepoli non li spiritualizza, non li rende persone eteree, non li chiude in una interiorità compiaciuta, ma vivifica anzitutto il loro corpo, che era morto, le loro relazioni, che erano morte, così come vivifica il corpo comunitario che essi formano e che era incapace di uscire dalla chiusura del luogo in cui si trovavano.

Il respiro di Cristo Risorto, il suo Soffio vitale, quel fuoco che scende dal cielo, è la forza che permette a quei discepoli e discepole di trovare il coraggio di donare al mondo il loro corpo, la loro capacità di relazione, le loro vite. È così che la loro vita e le relazioni che essi vivranno saranno la narrazione del corpo stesso di Cristo e della sua vita.

Lo Spirito del Risorto vive nelle nostre relazioni
Ecco che ciò che si presenta di più concreto, ovvero il corpo, le relazioni, la vita, grazie allo Spirito, diviene ciò che di più spirituale possiamo donare agli altri.

Solo il nostro corpo, il nostro comunicare, il nostro vivere è il luogo in cui dimora lo Spirito di Cristo Risorto. Accogliere in noi lo Spirito significa aprirci alla pienezza della nostra relazionalità personale ed ecclesiale.

L’unica fiamma dello Spirito che si divide su tutti e ciascuno ci dice che se l’unica vocazione alla fede cristiana è vivere la comunione come l’ha vissuta Cristo stesso, questa vocazione si personalizza in ciascuno in modo unico.

La comunità cristiana nata dallo Spirito è quella comunità capace di accogliere e di percepire la differenza degli altri e di ciascuno, di rivolgersi a tutti e ciascuno, con il linguaggio che loro possono comprendere. Il dono dello Spirito dona alla Chiesa la forza di percepire e accogliere le diversità dell’altro e di tutti gli altri.

Incontrare una comunità cristiana cosa dovrebbe significare per gli uomini e le donne della terra, anche se non credenti? Soprattutto incontrare capacità di accoglienza della diversità, incontrare un’esperienza di amore gratuito, e soprattutto incontrare lo Spirito del Signore che è spirito di comunione e mai di divisione.

La comunità radunata nella comunione, in quanto insieme di credenti abitati dallo Spirito, è già figura del mondo redento. Questa la nostra speranza. Questa la nostra responsabilità di credenti.

Emiliano Biadene
Monaco della Comunità di Cellole secondo la Regola di Bose

Letture della domenica di Pentecoste Anno A: At 2,1-11; Gv 20,19-23; 1Cor 12,3b-7.12-13

[Pubblicato il 18.5.2026]
[L’immagine  è ripresa dal sito: https://www.artesvelata.it]

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