L’IDENTITÀ CRISTIANA
NON È QUEL CHE CREDI

Gianmarco Tondello

“Invito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso il suo incontro personale con Gesù Cristo” (Francesco, Evangelii gaudium 3). In quest’epoca in cui tutto è fluido e tutto è globale, in questo grande calderone culturale da cui nessuno pare sapere quale pietanza uscirà, anche i cristiani sembrano aver bisogno di un’identità forte. Reazione normale, magari discutibile in talune sue forme, ma del tutto naturale. Quel che è curioso è che pure l’identità cristiana sembra essere troppo fluida per bastare a se stessa. Si sente come il bisogno di chiarirla, di definirla aggiungendole una qualificazione. Ecco allora emergere i cristiani progressisti contrapposti ai tradizionalisti, i cristiani impegnati e quelli non praticanti, quelli di tale o talaltro movimento… Un appello urgente L’appello di papa Francesco a recuperare l’essenziale della vita cristiana, cioè la relazione vitale con il Vangelo che è Cristo, è dunque quanto mai urgente. Urgente, certo, ma non per questo innovativo, privo di un solido ancoraggio in quella vitale tradizione che dall’epoca apostolica giunge fino a noi. Come testimone evochiamo un personaggio che certo non ha nulla da spartire con il vescovo di Roma sudamericano del XXI secolo: Filosseno, vescovo siriaco di Mabbug (l’attuale Manbij in Siria) tra V e VI secolo. In un’epoca in cui la Chiesa è dilaniata dalle dispute sulla natura umano-divina di Cristo, in un’area di confine tra due imperi, quello romano e quello persiano, e tra due culture, ...

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