LA CORTE COSTITUZIONALE
SULL’AIUTO AL SUICIDIO
PARZIALE RINUNCIA A PUNIRE

Stefano Ceccanti

Se si considerano le reazioni alla prima ordinanza della Corte costituzionale sull’aiuto al suicidio, al comunicato che anticipava la sentenza e quelle al testo definitivo della medesima non si può non rilevare un consenso crescente. Ciò, nonostante il fatto obiettivo che la Corte abbia sviluppato i suoi ragionamenti in modo piuttosto lineare nel tempo. La cosa, in generale, non deve stupirci più di tanto se si pensa che anche la legge sul testamento biologico, analogamente a quella sulle unioni civili, contestate al momento dell’approvazione, hanno visto poi rapidamente consolidare un consenso pressoché unanime. Tant’è che si sono perse per strada le notizie su possibili raccolte di firme su referendum abrogativi. La distinzione tra legge morale e legge civile Ciò anche al netto di una più raffinata capacità di discernimento, sempre più favorita in questo periodo dall’attuale pontificato più attento all’obiettiva complessità dei profili giuridici rispetto a facili assertività di principio, a reazioni difensive per il timore di derive libertarie unilaterali che si esprimeva nella retorica dei cosiddetti principi non negoziabili. Il pontificato di Francesco non parte comunque affatto da zero se si considera che l’uso limitato del diritto penale per affermare principi è un portato del Concilio Vaticano II, in particolare della dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae e che aveva avuto ulteriori sviluppi anche nell’Enciclica Evangelium Vitae di Giovanni Paolo II, in particolare al suo paragrafo 71. Non c’è però dubbio che solo in questa fase il sistema di distinzioni tra legge morale e legge civile e sulla ...

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