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Emiliano Biadene
“Dal cielo un fragore improvviso … un vento che si abbatte impetuoso …lingue come di fuoco che si dividevano e si posavano sui discepoli...” (cf. At 2,2-3).
È la descrizione del dono dello Spirito di Dio che scende sugli apostoli di Gesù nel giorno della Pentecoste. Siamo di fronte a un evento straordinario, un evento indicibile, non descrivibile, non racchiudibile in un linguaggio adeguato. Siamo soprattutto di fronte a una narrazione che urta la nostra sensibilità e i nostri orecchi.
Per noi figli di una cultura fondata su ciò che è quantificabile e verificabile, appartenenti a un mondo molto diverso da quello in cui è stato scritto il Nuovo Testamento, il racconto della Pentecoste rischia di non essere più eloquente.
Decodificare il linguaggio delle Scritture Eppure, noi credenti, siamo continuamente chiamati al compito gravoso di decodificare il linguaggio delle Scritture e renderlo comprensibile e significativo per il nostro oggi, per la nostra vita di fede personale ed ecclesiale e per la nostra vita di uomini e donne chiamati a condividere il cammino dell’umanità intera.
Proviamo a rileggere insieme cosa è accaduto.
I discepoli di Gesù per quaranta giorni hanno, insieme, cercato di dare un senso agli ultimi giorni di vita del loro maestro Gesù. Insieme, alla luce delle Scritture e nella fede, hanno riletto la cattura, la condanna e la morte in croce del maestro. Insieme si sono interrogati sul senso della tomba vuota. Insieme hanno riconosciuto le ...
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