SCUOLA E CITTADINANZA
PENSIERI DI UN ANZIANO INSEGNANTE

Silvano Bert

In questi giorni le scuole, tra molte polemiche e timori, riprendono a funzionare. Le precauzioni richieste dal Covid-19, dopo il lungo lockdown continuano a mettere a dura prova l’attività didattica e non possono non portare ad interrogarci sulla qualità dell’istruzione che in queste condizioni l’istituzione preposta alla formazione (istruzione più educazione comportamentale e civica) riesce realmente a fornire alle future generazioni.

Le cronache quotidiane ci rimandano al grande disorientamento (confusione?) sul piano delle relazioni interpersonali e dei comportamenti in campo civico e politico. L’individuale (io) sembra prevalere prepotentemente sul sociale (noi). Per riscostruire il “noi”, il racconto del prof. Bert ci sembra interessante, anche se può apparire un sogno. (V)

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«Ben tornati. Sono mesi che non ci vediamo faccia a faccia. Finalmente, seppure a distanza, possiamo tornare a sorriderci e, talvolta succede, anche a digrignarci i denti. Il virus ci sta cambiando tutti, più paurosi? più fiduciosi? più maturi?, voi giovani, e anche il vostro vecchio insegnante: ne riparleremo.

È lo stesso virus che vi ha dichiarati 'tutti promossi'. Le polemiche politiche sono state accese. Io considero la promozione una grande responsabilità che la società ci affida. Per gli sfaticati è un atto di fiducia, per i giovani stranieri è una promessa di cittadinanza. È anche una smitizzazione del voto, quello che in voi genera ansia, e che noi insegnanti, in ansia, distribuiamo in continuazione. 'Non scholae, sed vitae discimus': impariamo non per la scuola, ...

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