ANNO SETTIMO DEL PONTIFICATO
FRANCESCO E L’AZIONE LITURGICA

Andrea Grillo

Il 13 marzo ricorrerà il settimo anniversario dell’elezione di Francesco a Vescovo di Roma. Sette anni intensi durante i quali il papa ha cercato di pilotare la barca di Pietro verso nuove sponde perché stiamo vivendo un “cambiamento d’epoca” che pone “seri interrogativi riguardo all’identità della nostra fede”, perché “non siamo più in un regime di cristianità” e c’è bisogno di un “cambiamento di mentalità” non solo pastorale. Il percorso di riforma intrapreso con vigore da Bergoglio è stato continuamente segnato da polemiche e da un’opposizione a volte scomposta, entrambe hanno riempito le cronache proiettando un’ombra sul senso e perfino sull’ortodossia degli interventi riformatori. Viandanti, cogliendo l’occasione della ricorrenza, vorrebbe proporre, con una serie di contributi ponderati, una lettura che attraversi il settennato per cogliere, al di là delle polemiche, il senso profondo del cambiamento della conversione, della riforma, che la Chiesa sta vivendo. In modo simbolico iniziamo con il tema della liturgia: al Concilio la Costituzione sulla liturgia fu il primo documento approvato dalla grande assemblea. (V)

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Il primo papa figlio del Concilio Vaticano II non poteva non avere una relazione particolarmente “sciolta” e “immediata” con quel livello della esperienza cristiana che risulta primario non solo perché radicato sul piano corporeo e simbolico della vita ecclesiale, ma anche perché il Concilio Vaticano II ha avuto anzitutto, come prima sua produzione documentaria, la Costituzione liturgica, e poi, come prima sua conseguenza istituzionale, proprio la “riforma liturgica”.

Il ritorno ...

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