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Giancarla Codrignani
Ripetiamo la data: 1941. Il fascismo domina in Italia dal 1924, quando è stato eletto con libere elezioni e l’incredibile complicità della monarchia. L’alleanza con il nazismo di Hitler si consolida nella guerra.
Il 10 giugno 1940 dal famoso balcone il duce aveva chiamato “i Combattenti di terra, di mare, dell'aria, le Camicie nere della rivoluzione e delle legioni, gli Uomini e donne d'Italia, dell'Impero e del Regno d'Albania” all’ascolto:
“Un'ora, segnata dal destino, batte nel cielo della nostra patria. L'ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia”.
Spinelli e Rossi sono al confino e l’anno dopo hanno già redatto il Manifesto di Ventotene. Possiamo immaginare che questi uomini che sembrano privati della libertà abbiano ascoltato con angoscia l’annuncio della guerra ormai prevista, ma abbiano riso della retorica mussoliniana? Infatti si mettono subito al lavoro: sono così interiormente liberi che non scrivono una sola parola sulla follia della guerra che, per loro, ha già posto definitivamente la fine del regime.
Potrei citare mio padre, sorvegliato ma “libero”: raccontava quante volte gli antifascisti avevano previsto la caduta della dittatura, quando vennero i sacrifici per i lavoratori; quando la “conquista dell’Impero” sembrava impossibile e invece ce la fece. “Ma il 10 giugno fummo sicuri: era davvero la fine, ma a prezzo di milioni di morti”. Fu così che il ventennale antifascismo era pronto per la resistenza.
Nel documento di ... Leggi tutto