Mauro Biani, La prima volta (2020)

IO DICO CHE LA QUESTIONE
E’ IL BAMBINO

Giancarla Codrignani

Mi ha colpita una vignetta di Mauro Biani: l'adulto integrato nel sistema dice "È stata l'ennesima tragedia" e la piccola sagoma di un bimbo di colore dalla faccina ormai scomposta "Io è la prima volta che muoio". Era il piccolo scivolato giù da un barcone di immigrati annegando sotto gli occhi di una mamma straziata.

Soggetti fragili, non ancora persone Ma a noi, i bambini ci fanno solo tenerezza e pena o li rispettiamo? In greco antico la parola "bambino" era un nome neutro e non distingueva le bimbe dai maschietti; la stessa cosa oggi in tedesco e anche in inglese, che rimedia specificando little girl, little boy.

Neutri, non persone, cose fragili, soggette ad andarsene nei primi anni di vita: in Africa è incerta la data di nascita di un poeta e grande politico come Senghor perché era (in provincia resta ancora) tradizione denunciare la nascita dei figli quando si era sicuri che non sarebbero morti. D'altra parte la tradizione contadina anche in Europa e nelle nostre terre riteneva la morte di un bambino meno grave di quella di un vitello.

Il femminismo ha ricordato che il riconoscimento dell'aborto ha visto diminuire gli infanticidi, ancora esistenti (e aggiornati dalle possibilità fornite dalle ecografie che selezionano le femmine) in Cina e in India.

I diritti dell’infanzia Solo il 20 novembre 1989 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvava la Convenzione ...

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