1 febbraio 2016

UNITÀ DELLA CHIESA
ANTICHE E NUOVE QUESTIONI

Intervista al Cardinale Kurt Koch
di Giuseppe Rusconi  

card. Kurt Koch

Nel blog rossoporpora.org del giornalista Giuseppe Rusconi è apparsa a fine gennaio un’ampia intervista al cardinale Kurt Koch.
Il cardinale Koch, sessantacinque anni di origine elvetica, è alla guida del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani e della Commissione per le relazioni religiose con l’ebraismo dal 2010.
Ne riprendiamo, ringraziando per la concessione, la parte nella quale si fa il punto sullo stato del dialogo ecumenico. Titolo e titoletti sono nostri. 

* * * * *

ORTODOSSI: UN INCONTRO RICERCATO 

Con gli ortodossi, cioè con la confessione cristiana con cui ci dovrebbero essere meno problemi sulla concordanza di contenuti teologici, passano gli anni e non si vedono, almeno apparentemente, grandi sviluppi concreti nel cammino ecumenico con loro…
Abbiamo avuto grandi problemi nel passato. Nella riunione plenaria di Ravenna del 2007 abbiamo potuto però fare un grande passo avanti: ci si è accordati su un documento in cui si dichiarava che la Chiesa ha bisogno di un protos, un ‘primo’, a livello locale, regionale, universale. De facto con ciò si riconosceva che anche a livello universale è necessario un primato. Sono però sorti dopo dei problemi. A Ravenna si era deciso di elaborare uno studio storico approfondito sulla prassi del primato del vescovo di Roma nel primo millennio: uno studio bellissimo, che però all’inizio della plenaria di Vienna nel 2010 è stato rifiutato dagli ortodossi. Allora si è deciso di elaborare un nuovo studio sul tema “Primato e sinodalità”: abbiamo preparato per tre anni il testo e l’abbiamo presentato nel 2014 alla riunione di Amman, ma anche lì gli ortodossi l’hanno respinto. Ne abbiamo elaborato uno ulteriore, la cui bozza è stata finita nello scorso settembre: sarà sottoposta alla nuova plenaria di settembre 2016. 

A giugno di quest’anno dovrebbe aprirsi a Istanbul (data e luogo però sono ancora incerti) il grande sinodo panortodosso, convocato dal patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo…
Spero proprio che si possa svolgere come stabilito, perché in effetti il grande problema che incontriamo nella nostra Commissione sono le tensioni che esistono non tanto tra cattolici e ortodossi quanto tra gli ortodossi stessi. Se gli ortodossi riuscissero a crearsi un maggiore consenso interno, sarebbe un grande vantaggio anche per il nostro dialogo ecumenico. In questo senso prego ogni giorno perché il sinodo panortodosso abbia luogo e porti gli ortodossi a una più grande unità. 

Il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo è quasi di casa, se così si può dire, in Vaticano. Prima Alessio II, poi Kirill, da patriarchi di Mosca e di tutte le Russie, invece non hanno mai incontrato il Papa, sebbene si prospetti da tempo tale possibilità. Si è prefigurata come sede di un possibile incontro Vienna, anche Budapest, un terreno possibilmente ‘neutro’. Tante le visite di cardinali a Mosca e metropoliti a Roma. Si sta finalmente sviluppando qualcosa di concreto per l’incontro al vertice?
E’ chiaro che papa Francesco desidera ardentemente tale incontro. L’ha ribadito anche nel volo di ritorno dal viaggio apostolico in Turchia, il primo dicembre 2014. Ha riferito di aver trasmesso a Kirill il suo desiderio: “Io vengo dove tu vuoi. Tu mi chiami e io vengo”. Anche Kirill penso desideri l’incontro. Ora il semaforo non è più rosso, ma giallo. 

LUTERANI: VERSO I 500 ANNI DELLA RIFORMA 

Veniamo al dialogo con i luterani, che sono in procinto di commemorare i 500 anni della Riforma. Ci sono progressi nel dialogo con loro?
Sì, anche se i tempi in quest’ambito sono sempre piuttosto lunghi. Dopo la firma ad Augsburg, il 31 ottobre 1999, da parte della Chiesa cattolica e della Federazione luterana mondiale della Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione (una delle cause della separazione di mezzo millennio fa), si è creato un clima nuovo e promettente. Da parte mia, poco dopo il mio arrivo a Roma nel 2010, ho fatto la proposta di un passo avanti nel dialogo con i luterani: bisognava preparare una Dichiarazione comune su Chiesa, Eucarestia e ministero. Alcuni l’hanno accolta: i luterani in Finlandia lavorano su questa proposta, così come negli Stati Uniti è già stato prodotto un nuovo documento da parte dei preposti al dialogo ecumenico, un bel testo che dobbiamo approfondire…

Tra gli argomenti è compresa anche l’intercomunione?
No, in primo piano si evidenziano le tematiche teologiche: che cos’è la Chiesa, che cosa intendiamo per Eucarestia e per ministero. La dimensione principale del documento è quella sacramentale. A livello ecumenico internazionale si sta intanto discutendo del Battesimo e delle sue conseguenze ecclesiali, una materia molto delicata e importante. 

Avete già preparato qualcosa di concreto per i 500 anni della Riforma protestante?
Il nostro Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e la Federazione  luterana mondiale hanno elaborato congiuntamente un “Libro delle preghiere comuni”, strumento con materiali che possono essere adattati alle tradizioni liturgiche e musicali delle singole Chiese locali. Ciò ha fatto seguito alla stesura di un rapporto da parte della commissione internazionale cattolico-luterana sull’unità nel 2013, intitolato “Dal conflitto alla comunione”, in cui si ripercorrono storicamente gli anni della Riforma. Stiamo anche preparando la commemorazione a livello mondiale che avrà luogo a ottobre 2016 a Lund, in Svezia. A tale proposito è molto significativo che i luterani abbiano voluto che l’invito alla commemorazione venisse da loro e dai cattolici insieme. 

Che cosa pensa il cardinale Kurt Koch della figura di Martin Lutero?
Lutero è in primo luogo un credente cristiano che ha postulato un necessario rinnovamento della Chiesa, ma senza rottura, senza creare nuove Chiese. Ciò è molto importante per me. In questo senso il grande teologo luterano ed ecumenista Wolfhart Pannenberg disse una volta che l’esistenza di nuove Chiese luterane non è il successo, ma il fallimento della Riforma, il cui compimento si sarebbe avuto con il ristabilirsi dell’unità. E’ anche molto significativo che i luterani hanno voluto che la commemorazione mondiale della Riforma avvenisse nel 2016, poiché nel 1515-16 Lutero era ancora cattolico. 

Lutero ha scritto anche delle pagine di rara violenza antisemita, specie in un suo testo del 1543, propugnando tra l’altro “la distruzione delle sinagoghe col fuoco”…
Pagine orribili, che un po’ prefigurano quanto sarebbe successo alcuni secoli dopo. Pagine di cui ci si deve pentire… 

Le ragioni secondo Lei di tale odio di Lutero verso gli ebrei?
Tento una spiegazione personale. Credo che Lutero, convinto che gli ebrei non si sarebbero convertiti al cattolicesimo, non abbia capito e sia restato molto deluso per il fatto che essi non siano entrati nella nuova Chiesa da lui fondata, un nuovo Cristianesimo, un Cristianesimo rinnovato. 

ANGLICANI: TENSIONI SUI TEMI ANTROPOLOGICI 

Passiamo ai rapporti ecumenici con gli anglicani. Da poco si è conclusa in Inghilterra la riunione dei primati delle 38 province anglicane, convocati dall’arcivescovo di Canterbury per discutere dell’atteggiamento di chi, nella Comunione anglicana, ha sdoganato anche a livello di gerarchia l’omosessualità. I cinque giorni di dibattito si sono conclusi con la sospensione per tre anni della Chiesa episcopale statunitense che già qualche anno fa aveva ordinato un vescovo dichiaratamente gay. Eminenza, che cosa ha pensato quando Le è giunta la notizia?
Per prima cosa sono contento che non ci sia stata una rottura: sarebbe stato un controsenso nel tempo della ricerca ecumenica dell’unità. La sospensione è a tempo. Per quanto riguarda gli anglicani, anche per loro nel 2016 c’è un anniversario importante: ricorrono i cinquant’anni dalla prima visita in Vaticano, per incontrare Paolo VI, dell’arcivescovo Ramsey. All’incontro è seguita poi l’istituzione del Centro anglicano e della rappresentanza personale dell’arcivescovo di Canterbury presso il Papa. 

Riprendiamo l’argomento in discussione nella recente riunione anglicana…
Qui bisogna osservare che le forti divisioni sul tema della famiglia, del matrimonio, della vita toccano buona parte dell’ambito ecumenico. Oggi si sono accresciute di molto le tensioni di carattere antropologico dentro molte Chiese e tra alcune Chiese. E’ uno sviluppo nuovo e molto preoccupante. Negli Anni Settanta-Ottanta il leit-motiv dell’ecumenismo era: “La fede divide, l’azione unisce”. Oggi dobbiamo dire il contrario. 

Dunque è l’azione che divide di più…
Se negli scorsi decenni abbiamo approfondito con buona volontà e pazienza i contenuti della fede, sono però sorte negli ultimi anni tensioni nuove a livello etico e bioetico, attorno ai temi dell’aborto, dell’eutanasia, delle tecniche biomediche, di fecondazione artificiale e di tutto ciò che tocca la tematica della famiglia sotto la copertura della parola-chiave gender. Questa è una grande sfida: nel dialogo ecumenico dobbiamo approfondire anche le tematiche etiche, che nascondono gravi differenze a livello antropologico. Direi anzi per concludere che oggi la sfida principale nell’ambito ecumenico è ritrovare una comune antropologia cristiana. 

Giuseppe Rusconi
L’intervista integrale si trova su www.rossoporpora.org

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