COM’ERANO EBREI I PRIMI CRISTIANI:
LA CIRCONCISIONE E LA LEGGE

Il cristianesimo, nato dall’ebraismo e al suo interno come una setta, si è trovato subito in opposizione e in concorrenza con alcune delle componenti dell’ebraismo del primo secolo. Quando Svetonio, tra le notizie relative all’impero di Claudio (41-54 d.C.) ricorda l’espulsione di giudei da Roma perché “continuamente in agitazione su istigazione di un certo Chresto”, fornisce una testimonianza del clima conflittuale esistente già a metà del I secolo – e non solo in Giudea, ma a Roma – tra i giudeo-cristiani impegnati nella missione e gli appartenenti alle altre componenti della comunità giudaica.
Quando la Chiesa si trovò a essere composta prevalentemente da etno-cristiani, ciò provenienti dai pagani (Gentili) e non da Israele, gli scritti apostolici, testimoni di tensioni tra componenti dell’ebraismo, furono letti come contenenti un messaggio di condanna dei giudei.
A poco a poco, anche in seguito alle distruzioni di Gerusalemme da parte di Roma nel 70 e nel 135 d.C., viene elaborata nella Chiesa una apologetica antiebraica che si esprime soprattutto in molti scritti “Adversus Judaeos”, di cui ricordo i capisaldi: Dio ha punito i giudei, che hanno rifiutato il Cristo, attraverso la distruzione di Gerusalemme e del Tempio e la loro dispersione tra le genti. Israele non è più popolo di Dio: la Chiesa è il “verus Israel” (secondo l’espressione di Giustino nel II secolo) che lo ha sostituito, sicché quel che erano gli ebrei prima lo sono ora i cristiani. La colpa della morte di Gesù, letta come “deicidio”, il male assoluto, è imputata indistintamente “ai giudei”, abbassati però all’ultimo livello della condizione umana.
Quando i padri della Chiesa del IV secolo, in oriente come in occidente, non solo non riconosceranno più il mistero e la qualità di Israele quale popolo di Dio, ma passeranno al disprezzo o all’acquiescenza verso la persecuzione, in realtà appariranno conseguenti all’ideologia elaborata circa la Chiesa “nuovo Israele”, compimento delle promesse, sposa definitiva del Messia trionfante, risplendente della corona regale.
Se Israele permaneva nella storia era in quanto “sinagoga di Satana”, “covo di briganti”, “lupanare”, come asseriscono Giovanni Crisostomo ed Eusebio di Cesarea; secondo Agostino d’Ippona, l’esistenza di Israele serviva per garantire la verità dell’Antico Testamento e per mostrare, con la sua dispersione e la mancanza di culto al Tempio e di possesso di terra, la venuta del castigo di Dio per il mancato riconoscimento di Cristo e il conseguente trasferimento dell’eredità del popolo primogenito di Dio alla Chiesa. Lo stesso Ambrogio di Milano mostrerà rivalità verso gli ebrei, rimproverando aspramente l’imperatore Teodosio per aver ordinato la ricostruzione di una sinagoga distrutta dai cristiani a Callinico.
Eppure, le radici ebraiche del cristianesimo restano oggi inalterate, intatte, inconfutabili, necessarie anzi essenziali, e la Chiesa non è mai stata, anche se per secoli si è pensata e rappresentata, come una realtà del tutto nuova perché opposta a Israele. No, come ha riconosciuto il Concilio Vaticano II, “Israele non è una realtà esterna alla Chiesa, il legame con Israele fa parte del mistero della Chiesa”. È quello che affermano con cognizione di causa Marco Cassuto Morselli e Gabriella Maestri in Ecclesia ex circumcisione, edito da Castelvecchi.
Marco Cassuto Morselli, già docente di filosofia ebraica e storia dell’ebraismo presso il corso di laurea in studi ebraici del Collegio Rabbinico Italiano e presidente della Federazione delle Amicizie ebraico-cristiane in Italia, e Gabriella Maestri, studiosa di testi cristiani antichi soprattutto in relazione all’ebraismo, hanno scritto un libro fondamentale. Esso mostra con documentazione accurata ed esauriente, con acume di analisi e senza tralasciare alcun dettaglio rilevante la necessità di riscoprire l’ebraicità della prima comunità dei discepoli del Rabbi Yeshua. Negli ultimi decenni si è ritrovata l’ebraicità di Gesù ma ancora si fatica molto a recuperare e ad ammettere l’ebraicità della prima Chiesa, quella dei giudeo-cristiani, la Chiesa madre di tutte le chiese. È la Chiesa di Pietro, storicamente nota come Chiesa della circoncisione, cioè la comunità dei primi cristiani di origine ebraica che continuarono a osservare le prescrizioni della Legge di Mosè, inclusa la circoncisione. I primi seguaci di Gesù a Gerusalemme e in Giudea erano ebrei convertiti che riconoscevano in lui il Messia ma non abbandonarono le proprie radici e tradizioni religiose ebraiche. Per questa comunità la circoncisione e l’osservanza della Legge erano necessarie per la salvezza, e questo li portò a entrare spesso in contrasto con la visione dell’apostolo Paolo, che invece predicava la salvezza per sola fede anche per i non circoncisi.
Morselli e Maestri sostengono la necessità di riscoprire l’ebraicità della prima comunità cristiana, storicamente nota come Ecclesia ex circumcisione, la Chiesa dalla circoncisione. L’identità originaria di questo gruppo è stata oscurata e progressivamente sostituita per secoli dall’Ecclesia ex gentibus, la Chiesa dalle genti, portando a una perdita di consapevolezza delle radici ebraiche del cristianesimo primitivo.
“Giudicati apostati dagli ebrei ed eretici dai cristiani, i giudeo cristiani sono apparentemente scomparsi dalla storia. Eppure, la loro scomparsa non può essere definitiva, dal momento che Pietro ha il primato sulla Chiesa, e ancor di più perché Cristo – che è ebreo e lo è per sempre – è il capo della Chiesa”. Queste parole nette, lucide, indiscutibili degli autori sono un’efficace sintesi della tesi centrale che attraversa questo libro. Riconoscere questa origine ebraica è cruciale per comprendere il contesto originale del messaggio di Gesù e degli apostoli.
Gli autori accompagnano il lettore in un viaggio attraverso la storia: Yeshua e la sua comunità, la lettera di Yaaqov e la Didachè, dalla Ecclesia ex circumcisione alla Ecclesia ex gentibus, la Chiesa di Constantino, la Chiesa dei Marrani, Sabbatiani e frankisti fino alla nascita della Modern Jewish Christianity e del Messianic Judaism, movimenti composti da ebrei convertiti al cristianesimo: ebrei cristiani che hanno scelto di chiamarsi ebrei messianici, i quali riconoscono in Gesù il Messia d’Israele, pur mantenendo tradizioni, festività e identità ebraiche. Vengono presentate le posizioni di studiosi come Mark Kinzer e David Stern, per quali la Chiesa dei gentili ha molto da guadagnare dalla restaurazione della Chiesa della circoncisione, ma per poter sanare lo scisma occorre anche che la più vasta Comunità ebraica accetti la Chiesa ebraica come un partecipante legittimo alla vita comunitaria ebraica.
Morselli e Maestri hanno lo straordinario merito di farci comprendere che l’Ecclesia ex circumcisione è stata ben presto dimenticata e per secoli sostituita dalla Ecclesia ex gentibus, ed è giunto il momento di prendere coscienza di questa realtà e restituire alla Chiesa dei circoncisi, Chiesa madre di tutte le Chiese, il ruolo e la dignità che le competono.
Enzo Bianchi
Cassuto Morselli – G. Maestri, Ecclesia ex circumcisione, Castelvecchi, Roma 2025, pp. 141.
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La recensione è apparsa su “La Stampa” inserto “Tuttolibri” del 28 febbraio con il titolo: “La circoncisione e la Legge: com’erano ebrei i primi cristiani”
