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Copertina "La fede nuda"

LA FEDE NUDA Un dialogo che nasce da una vita credente

Copertina "La fede nuda"

Il processo condensato in questo libro – scritto insieme da Paolo Bertezzolo e d. Luigi Adami – è quello di un vissuto che trova piena valorizzazione, perché ripensato, portato alla parola e con umile convinzione trasmesso, in modo da diventare stimolo al confronto e motivo di arricchimento per altri. La forma del “dialogo” – che è stata scelta – conferisce all’insieme del lavoro quel carattere di immediatezza e di confidenza che tende a coinvolgere il lettore, lo induce a porsi domande e a cercare le proprie personali risposte, sul filo degli interrogativi e delle considerazioni che il libro mette in campo.

Che al fondo del percorso – che si dipana lungo l’arco dell’impegnativo dialogo – ci sia una ricca esperienza di vita personale, ecclesiale e sociale, lo si avverte quasi ad ogni pagina, anche quando lo scambio sembra elevarsi al livello di rilevanti motivi teologici. Si sente l’eco dei vissuti dell’infanzia, della malattia, del contatto continuo con la gente. C’è la ricorrente memoria, affettuosa e riverente, di personaggi come Turoldo, Balducci ed altri, con cui d. Luigi ha intrecciato relazioni significative ed amicali. Costante è il riferimento al lungo e multiforme cammino di ricerca condotto assieme al “gruppo per il pluralismo e il dialogo”, al quale hanno dato il loro contributo, nel tempo, personalità di spicco e dalle competenze più varie. C’è il rimando, naturalmente, alle esperienze del dialogo ecumenico e interreligioso; alla complessità del vissuto ecclesiale; ai drammi storici della shoà e dell’ambiente; all’impegno nella società e nella politica. E’ da questa trama di realtà vive, che d. Luigi – sotto l’incalzare delle sagge domande di Bertezzolo – si lascia interpellare, perché sono queste realtà che verosimilmente hanno plasmato la sua storia, la sua umanità e il suo cammino di credente.

E’ da credente, infatti, che d. Luigi affronta gli interrogativi di senso che questa ricca gamma di vissuti solleva. La fede, che egli esprime, è una fede che in qualche momento commuove, tanto è intrisa di tenerezza fiduciosa, simile a quella del “fanciullo svezzato” che si abbandona in braccio a sua madre. E’ una fede “nuda”, che non vuole mettersi al riparo di ideologie, né intende distribuire certezze a buon prezzo per arginare le inevitabili e umane paure. E’, però, una fede “pensosa”, che accetta le tante domande suscitate dal confronto con la complessità della vita, con il dramma della morte e delle sue ombre che si proiettano già dentro l’esistenza tribolata. E’ una fede che non ha paura di confrontarsi con il
dubbio, nella convinzione che il dubbio può favorire una purificazione della fede, può liberare i suoi contenuti da rappresentazioni infantili, può preservare il mistero di Dio dal pericolo di diventare un “idolo vano”. In questa “pensosità” credente, d. Luigi non si sente del tutto lontano dal “fratello ateo, nobilmente pensoso” di Turoldo, perché la vera linea di demarcazione non è tra chi si dice credente e chi si confessa ateo, ma tra “chi cerca continuamente” e chi non cerca più, perché ha già fatto il pieno – non più scalfibile – di certezze ideologiche, di potere e di ricchezze.

E’ una fede – quella confessata da d. Luigi – che mostra di reggersi solo sulla promessa della Parola di Dio e sull’umanità affidabile del Figlio Gesù. Stupisce – anche un biblista di professione – come, lungo l’arco del dialogo, d. Luigi frequentemente ricorra, con proprietà e naturalezza, ai testi evangelici, all’esperienza dei primi credenti e alla prassi stessa di Gesù, per motivare un nuovo stile di vita; per riscoprire una visione “fresca” dell’esperienza ecclesiale e per riesprimere, in modo vivo, contenuti rilevanti della fede cristiana. Si intuisce, al fondo di questi frequenti riferimenti biblici, un’esistenza che si è lasciata con umiltà e fiducia illuminare e nutrire dalla Parola, a riprova e a testimonianza che la “Parola della grazia ha la potenza per edificare” (At 20,32).

E, davvero, il vangelo emerge – nello sviluppo del dialogo – come “parola di grazia”, come lieto annuncio per la vita di ciascuno e di tutti, in grado di far affiorare la gioia (Evangelii gaudium) e di generare la speranza. A più riprese viene messo a fuoco il pericolo che dalla chiesa e dai credenti esso possa essere ridotto ad un moralismo, che induce al cattivo giudizio e all’esclusione, soprattutto dei più fragili: un moralismo tanto lontano dalla prassi di Gesù, che ha privilegiato i poveri e i marginali; ha accolto, nella commensalità, pubblicani e peccatori ed ha fatto della sua croce il luogo perenne della riconciliazione.

Al cuore del vangelo è giustamente collocato – nella riflessione di d. Luigi – l’accadimento del Regno di Dio già presente nella storia degli uomini: un Regno di Dio che è più ampio della Chiesa e al servizio del quale la Chiesa deve porsi come sacramento di salvezza. E’ così scongiurato il pericoloso dualismo che contrappone Chiesa e mondo. La Chiesa non è più l’unico luogo della salvezza e il mondo non è più luogo della perdizione o tuttalpiù il campo di conquista da parte di una propaganda religiosa che sarebbe semplicemente espressione di potere. Il mondo e l’umanità sono invece lo spazio in cui il Regno di Dio può attecchire e manifestare i suoi segni di novità, nella pace, nella giustizia e nella solidarietà. La Chiesa è chiamata a interpretare, valorizzare e potenziare questi germi del Regno e, in quanto forma comunitaria e visibile della salvezza, è efficace strumento per aiutare l’umanità a “salvarsi insieme”, in conformità al disegno divino.

Se il vangelo del Regno è grazia e la fede stessa è grazia, questa grazia – come ricorda Bonhoeffer – non è grazia a buon prezzo. Essa tende a suscitare e richiede l’impegno del credente, perché – come ricorda d. Luigi – Dio non salva senza la risposta libera e responsabile dell’uomo e senza l’impegno a favore dell’altro e di tutta l’umanità. Il dialogo, realizzato in questo libro, tocca in particolare l’impegno del credente nell’ambito sociale e sul terreno della politica, sotto lo stimolo della lunga storia del gruppo “per il pluralismo e il dialogo”. L’orizzonte della fede e la prospettiva del Regno di Dio rimangono per il credente, impegnato nella politica, lo stimolo inquietante e creativo della sua azione, ma la decisione politica esige la mediazione dell’intelligenza, della competenza, del dialogo e del confronto con visioni culturali diverse. Per questo le decisioni politiche non possono essere dedotte immediatamente dalla fede e resta lo spazio per una sana laicità, per un pluralismo di opzioni, per la responsabilità personale dei credenti adulti, mentre diventa fruttuoso il dialogo tra cristiani politicamente schierati su diversi fronti. E’ la prospettiva che, con lungimiranza e sensibilità, da decenni ormai d. Luigi ha coltivato: a partire da quando l’amico Gianni Martari aveva fatto una scelta politica coraggiosa e di coscienza!

Abbiamo voluto accennare, senza pretesa di esaustività, ad alcuni temi che lo scambio tra Paolo Bertezzolo e d. Luigi Adami ha, con spontaneità, sviluppato. Essi danno un’idea sintetica dello spessore di vita e di riflessione che in questo libro è condensata. La modalità stessa del dialogo sembra essere la cifra letteraria di quel “dialogo” che gli autori hanno perseguito nella loro molteplice esperienza e che ora intendono aprire con i lettori. Con l’augurio sincero che molti possano avvalersi della ricchezza che questo dialogo dischiude!

Augusto Barbi

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