Home > Rubriche > Le nostre letture > Chiesa / Potere > PRETI CONTROMANO

PRETI CONTROMANO

Perché rendere pubblica questa lunga conversazione tra amici di Antonio Schina con Beppe Pratesi, che per la verità non figura nella ricca galleria di protagonisti storici nella chiesa degli ultimi anni: semplicemente perché ne è un singolare testimone, al tempo stesso in cui si presenta con una sua inconfondibile personalità e ricchezza di esperienze. Ascoltarlo è come incontrarli tutti, a cominciare da Elia Dalla Costa, passando per don Sirio Politi fino a don Renzo Rossi, per ricordare un amico carissimo: abbiamo lo spaccato di un mondo, che egli attraversa in lungo e in largo rimanendo sempre se stesso nella sua naturalezza, impegnato sui fronti più diversi, secondo un criterio di normalità che alla fine è la vera rivoluzione e la peculiarità del suo messaggio. Forse si potrebbe parlare di una via normale alla rivoluzione.
L’idea di una intervista a Beppe Pratesi è nata alla presentazione del libro di Antonio Schina Bruno Borghi, il prete operaio, presso il Consiglio regionale della Toscana a Firenze l’11 giugno del 2018, dopo aver ascoltato la sua testimonianza, avendo percepito che avesse e potesse dirci altro. Alla richiesta si è reso subito disponibile.
Con passione e pazienza è stato realizzato questo testo: una rivisitazione a tutto campo di un periodo, di personaggi, del sorprendente mondo fiorentino a cavallo del Concilio Vaticano II, ma in ultima analisi una lenta ed efficace operazione di laicizzazione della fede e di de-clericalizzazione della chiesa, tanto invocata ai nostri giorni da Papa Francesco ma difficilmente raggiungibile. I campi di azione e i mestieri in cui Beppe Pratesi si è trovato ad impegnarsi – sempre nella linea della naturalezza al di fuori di ogni ideologismo – sono davvero molteplici: la fabbrica, la terra, la sanità, il sindacato, la scuola, il volontariato, l’accoglienza, la famiglia ecc…, in luoghi sempre diversi: sfaccettature di una esistenza tanto variegata, quanto lineare ed unitaria nel suo orientamento e nella sua coerenza. Ma a fare da filo conduttore tra tanta varietà di situazioni rimane il suo essere “prete” sempre e comunque, a cominciare dal fronte dei “preti operai” o di “operai preti” fino all’incontro e all’unione con Lucia Frati, anche lei coinvolta in questa intervista, e alla paternità naturale o adottiva di cinque figli.
Alla domanda su quali fossero stati i suoi rapporti con la Chiesa in questi quarant’anni in Mugello, ecco la risposta: “Io ho vissuto nella naturalezza, anche in questi ambienti. Per cui è successo che, per esempio, ho avuto contatti con i preti di Luco, dove si risiede, e ci siamo sempre rispettato. Mai una domanda, e lo sapevano tutti che ero prete”. Rimanendo in questa prospettiva, ecco parole veramente significative: “La provvidenza ha voluto – così io penso – che io vivessi il sacerdozio nei due stati (celibe e coniugato) e per noi è stato un crescendo nella unica strada della vita. Mentre accettano il prete che va a fare l’infermiere, l’insegnante, invece non è proprio passata l’idea di un rapporto di comunione con una donna. Io ho continuato a fare il prete assieme a lei, non sono stato cancellato come prete, non ho avuto nessun provvedimento: ho fatto il prete nella vita come mi sono sentito, spogliandomi di tutte le vesti e le comodità clericali”.
Queste due sottolineature, per dire quale è stata e rimane in trasparenza la nota dominante di una vita e di questa sua testimonianza, senza proclami e senza rivendicazioni altisonanti, ma nella realtà e nella verità delle cose, là dove Beppe Pratesi ci riporta a vivere e a pensare. Si dà una vera e propria rivoluzione nella pratica e nella concezione stessa del sacerdozio, da ministero ordinato e gerarchico a consacrazione al Padre e servizio dei fratelli.
Senza nulla togliere alla ricchezza di una esistenza vissuta sempre in prima fila senza mai mettersi in mostra, sembra di poter dire che sia qui il punto da cogliere nella esperienza e nella testimonianza di Beppe Pratesi, un punto su cui si discute tanto e su cui riflettere sulla base di quanto matura tra le pieghe di una fede vissuta. Non possiamo continuare a sognare per la chiesa un “cambiamento d’epoca”, quando non ci accorgiamo di quanto ci cambia sotto i piedi.
Ecco allora a disposizione di tutti il dono di questo colloquio di cui essere grati a Beppe, a Lucia e ad Antonio, e nel quale poter far sentire anche le nostre voci per una solidarietà di ricerca e una condivisione di speranza.

Alberto Simoni op
[Testo integrale dell’Introduzione al volume]

Antonio Schina, Con tutto l’amore di cui siamo capaci. Il nostro modo di essere preti. [Conversazioni con Beppe Pratesi e Lucia Frati], Centro Documentazione di Pistoia Editrice, Pistoia 2021, p. 149

 

Articoli correlati

OMOSESSUALITA’
AL CENTRO LA PERSONA E LA SUA CAPACITÀ DI AMARE

UN LASCITO IN BOTTIGLIA
Quando Baget Bozzo esplorava la teologia del sesso

DA ROSMINI A MONTINI

LA DIFFICILE PRATICA DEL DIALOGO

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie tecnici da parte nostra. [ info ]

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi