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TRIVENETO / Messaggio all’assemblea di Aquileia 2 (13-15.4.2012)

Contesto. Ad Aquileia, dal 13 al 15 aprile 2012, si è tenuto il secondo Convegno ecclesiale delle 15 diocesi del Triveneto, dedicato al tema: “In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese del Nordest”.
Il primo incontro sinodale si era tenuto sempre ad Aquileia nel 1990 (28 aprile-1 maggio).
“Attraverso il Convegno le Chiese del Nordest vogliono: testimoniare, con il metodo della «narrazione», il loro vissuto nel ventennio appena trascorso, riconoscendo in esso la presenza e l’azione dello Spirito; discernere e riconoscere ciò che lo Spirito dice loro attraverso le sfide, le difficoltà, le domande, i cambiamenti socio-culturali, i nuovi atteggiamenti religiosi e le espressioni di appartenenza ecclesiale; progettare modalità e iniziative pastorali da attivare; stabilire collaborazioni tra di esse per rinnovare l’annuncio di Cristo, la comunicazione del Vangelo e l’educazione della fede (profezia)”.
Per approfondimenti consultare il sito ufficiale: http://aquileia2.it/

La lettera che riportiamo è stata resa pubblica nel dicembre 2011 ed è stata elaborata da alcuni gruppi di laici e presbiteri delle diocesi di Treviso e Vicenza. (f.f.)

TESTO

Tu dici: sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla.
Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.
(Apocalisse 3,17)

A voi sorelle e fratelli cristiani,

riuniti in Assemblea delle chiese del Nord-Est ad Aquileia, inviamo questa lettera che vi affida attese e speranze di comunità che, nella presenza del suo Signore e nel dono dello Spirito, sentono di poter vivere nell’Amore del Padre.
Riteniamo gioia e impegno continuare la grande tradizione delle prime chiese cristiane di comunicare nell’affetto e nella semplicità di una lettera, la relazione che intercorre tra noi oltre la legge e la dottrina.

Alle chiese del Nordest riunite in Assemblea ad Aquileia affidiamo le nostre speranze. Non siamo delegati, non siamo convocati e non conosciamo nemmeno chi e come è stato invitato a partecipare all’incontro, ma riteniamo importante dire ai credenti, che pensiamo realistica la parola “conversione permanente delle chiese” nella presenza di Gesù. “Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28,20).
Nella recente visita che il Papa Benedetto XVI ha fatto ad Aquileia, abbiamo riletto alcune sue parole che da cardinale ha rivolto alla chiesa e che continua anche oggi a confermare.
“Mi sembra innegabile che esiste un po’ troppa auto-occupazione della Chiesa con se stessa. Essa parla troppo di sé, mentre dovrebbe di più e meglio occuparsi del comune problema: trovare Dio e trovando Dio trovare l’uomo… Mi sembra tutt’ora innegabile che oggi si dia un’inflazione di parole, una produzione eccessiva di documenti…” (Intervista del Regno al Cardinale Ratzinger n.4/94).

Nel contempo siamo invitati a scrutare i segni dei tempi.
A noi sembra che un primo segno concreto da porre, sia la purificazione della Parola dalle nostre retoriche.
Per esempio, quando noi diciamo chiesa, normalmente non ci riferiamo al popolo di Dio,  ma piuttosto a una chiesa identificata da un ristretto clericalismo di cui fanno parte come responsabili gerarchia e clero.
Altre parole inquinanti che fanno separazione più di quanto non sembri, sono le altisonanti: monsignore, arciprete, arcidiacono, arcivescovo, eminenza, eccellenza, santità. Fra l’altro sono tutti titoli maschili, indicativi del nostro maschilismo. Sembrano rilievi marginali, ma in realtà sostengono la separazione all’interno dell’unico popolo di Dio, limitano la responsabilità di ciascuno, creano caste e costumi non ecclesiali. Finora nessun Concilio è riuscito a superarli. Come possono i nostri Vescovi, diceva il Vescovo Camara, continuare a vivere nei palazzi vescovili, nelle dimore cardinalizie e identificarsi con il popolo di Dio?
Le strutture portanti che dovrebbero derivare dalla comunione ecclesiale come le nomine  dei nostri vescovi, dei nostri parroci, sono ancora secretate e piovono dall’alto sul popolo.
Ci sembra quasi scandaloso che il giornale dei vescovi metta insieme parole così contraddittorie per parlare del Papa nel suo riposo annuale: “un complesso di 55 ettari per il riposo, lo studio, la preghiera dei Papi” (paginone dell’Avvenire, 2 settembre 2011).

Il Nord-est è noto nel mondo per il famoso miracolo economico ed ora anche per i nuovi riti, durante i quali la religione celtica ogni anno battezza i nostri dirigenti politici. E’ sufficiente continuare nella difesa dei famosi “valori non negoziabili” che diventano merce di scambio?
Sempre più invasiva è la nuova fede del dio denaro, successo, arrivismo…
I segni della fede sono portatori di un nuovo umanesimo. Eravamo migranti ed ora siamo crocevia di popoli, terra di immigrazione. I lavori più umili tengono nella dovuta emarginazione i più poveri. I nostri anziani sono affidati alle badanti. E’ da questi poveri che nasce l’ecumenismo. Ci aiuti la chiesa a vivere l’ospitalità del Cristo, la fraternità e la comunione tra le religioni e i popoli. La crisi delle vocazioni provoca accorpamenti  e pastorali nuove. Restano canoniche vuote che potrebbero essere segni di accoglienza per i più poveri. Non tocca alla religione concretizzare ideologie e politiche, ma la nostra fede esige segni concreti di comunione, di ospitalità.
All’Assemblea chiediamo aiuto per intraprendere concretamente un nuovo cammino, superare quelle divisioni che all’interno delle chiese sono ancora presenti come realtà che dividono. Il laicato cattolico italiano continua a svolgere il suo ruolo di “brutto anatroccolo” (Cfr. Fulvio De Giorgi: “Il brutto anatroccolo” ed. Paoline).
Nella nostra terra: terra di confine e quindi ponte di passaggio tra oriente e occidente, si parla di pace, ma ad Aviano e a Istrana continuiamo a ospitare aeroporti militari; una nuova base militare USA sarà presto inaugurata a Vicenza.  Si parla di pace,  potenziando strutture di morte.

Aquileia 2 “non viene proposta come un documento da studiare, ma come un aiuto per promuovere e attivare lo stile ecclesiale della sinodalità e il metodo pastorale del discernimento comunitario” (dal documento di presentazione dell’Assemblea). In questo tempo in cui una crisi spaventosa sembra soffocare l’umanità, (pensiamo al mondo del lavoro, al precariato ormai orizzonte quasi definitivo per tante vite) possa la chiesa dare segni concreti di credibilità e speranza.

Hanno redatto questo messaggio
Umberto Miglioranza sacerdote della Diocesi di Treviso tel. 0423400058 Vedelago
Claudio Miglioranza sacerdote della Diocesi di Treviso tel. 3393469589
Mario Costalunga sacerdote della Diocesi di Vicenza tel. 0456175016 mariocostalunga@gmail.com
Antonio Uderzo sacerdote della Diocesi di Vicenza tel. 0444351245 ctsolid_bolzano@email.it
Olivo Bolzon sacerdote della Diocesi di Treviso tel. 0423476322 olimar1@libero.it
Cellini Giovanni laico della Diocesi di Treviso tel. 0422320092 giannicellini@gmail.com
Gobbato Carmen laica della Diocesi di Treviso tel. 0422320092 carmengobbato@gmail.com
Marisa Restello laica della Diocesi di Treviso 0423476322 olimar1@libero.it

Le firme di adesione possono essere inviate ad uno dei firmatari o al sito http://www.firmiamo.it/messaggio-assemblea-aquileia2/firma

P.S.: Gli estensori invitano oltre alla lettura anche l’adesione firmata e eventuali aggiunte e commenti. Il tutto verrà raccolto e inoltrato alla segreteria del convegno.