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UNA DISCUSSIONE LIBERA E CONDIVISA

“Chi non è contro di noi è con noi”, “Probati viri uxorati”, “Gay: dall’orgoglio alla consapevolezza”, “Eluana ci parla ancora”, “Divorziati risposati”, “Chiesa povera tra i poveri”, ecc. Basta scorrere l’indice per capire che il recente libretto di mons. Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia-Bovino, esplicitamente intitolato “Per riformare la Chiesa. Appunti per una stagione conciliare” (La Meridiana, p. 76 € 12), non elude nessuno dei temi più scottanti dell’attuale dibattito ecclesiale. E lo fa con una semplicità e una parresia forse favorite dagli 87 anni, ma certo non comuni negli ambienti ecclesiastici e, soprattutto in Italia, più uniche che rare sulla bocca di un presule.

Lo spirito della riflessione è subito chiaramente enunciato: “Non bisogna eludere le domande che la società ci pone. Il Concilio ha avviato un confronto che va continuato. Non chiudiamoci in difesa inventandoci complotti contro la Chiesa”. Ma per mons. Casale questo confronto positivo richiede di “ridare vita e maggiore intensità al dialogo all’interno della Chiesa”, perché “le inquietudini del post-Concilio hanno condotto a sopire, a mettere il silenziatore sulle voci del dissenso, sulle richieste di una più fedele attuazione degli orientamenti conciliari”, dopo di che “si sono fatte forti e insistenti le voci dei cattolici plaudenti. Cattolici che vivono tranquilli nelle loro posizioni di comodo, all’ombra dell’autorità”. Invece bisognerebbe “preparare momenti in cui sia possibile dirci la verità, tutta la verità senza scomuniche reciproche”, a cominciare da quell’Avvenire, che, “se continua a essere voce dei vescovi (in realtà solo del vertice Cei) e non favorisce il dialogo tra le varie realtà ecclesiali, non ha senso”.

Quanto ai contenuti di questo dialogo riformatore, mons. Casale propone un’agenda a tutto campo, che va dal ripensamento del rapporto tra primato del Papa e collegialità episcopale, ridimensionando i “poteri legislativo-normativi” della Curia romana, fino alla revisione del sistema dell’otto per mille, vigente in Italia dal 1984, cui sarebbe preferibile “sperimentare il versamento libero della decima e dar vita a un’effettiva partecipazione dei fedeli alla gestione economica delle parrocchie, delle diocesi e del livello centrale della Chiesa”. In mezzo l’arcivescovo emerito pone, tra gli altri, il problema dell’esclusione dei divorziati risposati dall’eucaristia, auspicando “scelte più ispirate al criterio evangelico della misericordia”, e quello del gran numero di comunità cristiane nel mondo private della possibilità di celebrare l’eucaristia per l’assenza di un prete, ritenendo  indilazionabile “l’ordinazione presbiterale di uomini sposati che, per età e maturità umana e spirituale siano ritenuti idonei ad assumere i compiti del presbitero”.

Naturalmente si tratta di questioni complesse, che mons. Casale non approfondisce in termini accademici, ma di cui chiede una discussione libera e condivisa. Quando sarà possibile?

Mauro Castagnaro

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