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Frei Betto

COVID-19
IL GENOCIDIO BRASILIANO

Frei Betto

 In questo editoriale riprendiamo il testo dell’appello che Frei Betto ha lanciato in tutto il mondo per denunciare la situazione del suo paese, il Brasile.

Frei Betto è un frate domenicano, al secolo Carlos Alberto Libânio Christo, con studi di antropologia, filosofia e teologia. Costante e articolato è il suo impegno presso i movimenti popolari, le comunità ecclesiali di base e la pastorale sociale della Chiesa.

Nel 2003-04 è stato consulente speciale del presidente Lula e coordinatore della mobilitazione sociale del Programma “Fame Zero”. Dal 2007 è membro della Commissione Giustizia e Pace della diocesi di São Paulo.

Qui il sito dell’autore

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LETTERA AGLI AMICI E ALLE AMICHE ALL’ESTERO

In Brasile è in atto un genocidio!

Nel momento in cui scrivo, 16 luglio, il Covid-19, apparso qui nel febbraio scorso, ha già ucciso 76 mila persone. I contagi sono quasi due milioni. Domenica prossima, 19 luglio arriveremo a 80 mila vittime fatali. È probabile che ora mentre leggi questo appello drammatico, siano già 100 mila.

Quando ricordo che nei vent’anni di guerra del Vietnam, sono state sacrificate 58mila vite di soldati americani, si fa chiara la gravità di quello che avviene nel mio paese. Questo orrore causa indignazione e turbamento. E tutti sappiamo che le misure di precauzione e restrizione adottate in tanti altri paesi, avrebbero potuto evitare una mortalità così grande.

La logica di Bolsonaro
Questo genocidio non risulta dall’indifferenza del governo Bolsonaro. È intenzionale. Bolsonaro si compiace della morte altrui. Nel 1999, in qualità di deputato federale, durante un’intervista televisiva dichiarò: “Attraverso le elezioni, in questo paese, non si cambierà mai niente, niente, assolutamente niente! Potrà cambiare qualcosa soltanto, purtroppo, se un giorno cominceremo una guerra civile, per completare il lavoro che il regime militare non ha fatto: uccidere per lo meno 30mila persone”.

Durante la votazione per l’impeachment della presidente Dilma Rousseff, dedicò il suo voto alla memoria del più noto torturatore dell’Esercito, il colonnello Brilhante Ustra.

È talmente attratto dalla morte, che una delle sue principali politiche di governo è la liberalizzazione del commercio di armi e munizioni. Quando, davanti al palazzo presidenziale, gli venne chiesto come si sentisse in relazione alle vittime della pandemia, rispose: “In questi dati io non ci credo” (27 marzo, 92 morti); “Tutti noi un giorno dobbiamo morire” (29 marzo, 136 morti); “E allora? cosa vuoi che faccia?” (28 aprile, 5017 morti).

Salvare l’economia non le vite
Perché questa politica necrofila? [Bolsonaro] Fin dall’inizio ha dichiarato che l’importante non era salvare vite umane, ma l’economia. Da ciò deriva il suo rifiuto di decretare il lockdown, di osservare le indicazioni dell’OMS e di importare respiratori e dispositivi di protezione individuale. É stato necessario che la Corte Suprema delegasse questa responsabilità ai governatori di ogni singolo Stato e ai sindaci di ogni città.

Bolsonaro non ha rispettato neppure l’autorità dei suoi stessi ministri della salute. Dal febbraio scorso il Brasile di ministri ne ha avuti due, entrambi licenziati per essersi rifiutati di adottare lo stesso atteggiamento del presidente. Ora a dirigere il ministero è il generale Pazuello, totalmente ignorante in questioni sanitarie; ha cercato di occultare i dati sull’evoluzione del numero delle vittime del coronavirus; si è circondato di 38 militari privi di ogni qualifica, assegnando loro importanti funzioni ministeriali; ha eliminato la conferenza stampa giornaliera attraverso la quale la popolazione avrebbe potuto ricevere importanti informazioni e consigli.

Sarebbe troppo lungo elencare in questa sede quante misure per l’aiuto alle vittime e alle famiglie a basso reddito (più di 100 milioni di brasiliani) [1] non sono state elargite.

Le ragioni delle intenzioni criminali del governo Bolsonaro sono evidenti. Lasciare morire gli anziani per risparmiare sui fondi della previdenza sociale. Lasciare morire i portatori di malattie pregresse, per risparmiare i fondi del SUS, il sistema nazionale di salute. Lasciare morire i poveri, per risparmiare i fondi del “Bolsa Família” e degli altri programmi sociali destinati a 52,5 milioni di brasiliani che vivono sotto la soglia di povertà, e ai 13,5 milioni che si trovano in situazione di miseria estrema (sono dati del governo federale).

Una sistematica azione criminale
E ancora, insoddisfatto di queste misure mortali, nel progetto di legge deliberato il 3 luglio, il presidente ha abrogato l’articolo che obbligava l’uso di mascherine negli stabilimenti commerciali, nei templi religiosi e nelle scuole. Ha vietato altresì l’imposizione di sanzioni e multe a chi non rispetti le regole; ha liberato il governo dall’obbligo di distribuire mascherine alla popolazione più povera e vulnerabile, principale vittima del Covid-19, e ai carcerati (750mila). Questo tipo di divieto non annulla però le leggi locali che prevedono l’obbligatorietà dell’uso della mascherina.

L’8 luglio, Bolsonaro ha abrogato alcuni articoli di legge, già approvati al Senato, che obbligavano il governo a fornire l’acqua potabile, i materiali di igiene e pulizia, le installazione di internet e la distribuzione di ceste alimentari, sementi e utensili per la coltivazione della terra ai villaggi indigeni. Il divieto presidenziale si è esteso anche ai fondi di emergenza destinati alla salute di quelle popolazioni, e parimenti alla facilitazione dell’accesso all’aiuto di emergenza di 600 real (circa 100 euro) per tre mesi.

Ha vietato, inoltre, l’obbligo del governo di garantire assistenza ospedaliera, l’uso dei macchinari di respirazione e di ossigenazione sanguigna ai popoli indigeni e agli abitanti delle comunità afro-brasiliane “Quilombos”.

Gli indigeni e gli abitanti dei “Quilombos” sono stati decimati dalla crescente devastazione socio-ambientale, soprattutto in Amazzonia.

Richiesta di solidarietà
Per favore, divulgate al massimo questo crimine contro l’umanità.

È necessario che le denunce di quello che accade in Brasile arrivino ai mass-media dei vostri paesi, ai social, al Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, al Tribunale Internazionale dell’Aia, così come alle banche e alle imprese che raggruppano gli investitori, tanto desiderati dal governo Bolsonaro.

Molto prima che “The Economist” lo facesse, nelle mie reti digitali ho chiamato il presidente con il soprannome di BolsoNero (In portoghese “Nero” è il nome dell’imperatore Nerone, ndt) che mentre Roma brucia suona la lira e fa pubblicità alla Clorochina, una medicina senza alcuna prova scientifica di efficacia contro il nuovo coronavirus. Ma i suoi fabbricanti sono alleati politici del presidente…

Ringrazio il vostro solidale interesse nel divulgare questa lettera. Solamente la pressione proveniente dall’estero sarà capace di fermare il genocidio che martirizza il nostro “querido e maravilhoso” Brasile.

Fraternamente

Frei Betto

[pubblicato il 20 luglio; l’immagine è ripresa dal sito bol.uol.com.br]

La lettera è ripresa dal sito di Pressenza International press agency.

—– Note
[1] Gli abitanti del Brasile sono 209,5 milioni. Dato del 2018.

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