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Pier Giorgio Camaiani Il diavolo e la questione romana

DEMONI E PAPI TRA “LUMI E SANTITÀ…

Pier Giorgio Camaiani Il diavolo e la questione romana

Piange il cuore sapendo di non poter più commentare con l’autore, questi saggi sul “vizio cattolico” che ha a lungo predicato la credenza nel diavolo a prescindere dall’approfondimento della problematica del male e delle responsabilità individuali ad esso correlate. Una volta individuata e maledetta l’opera del maligno nella storia, la Chiesa si è poi dovuta sempre ricredere.
Lo studio dell’Ottocento e della Questione romana rappresenta dunque lo scenario di una Chiesa che, dietro una teologia intransigente, nascondeva la paura del futuro e l’incapacità di metabolizzare criticamente (e alla luce del Vangelo) i “lumi” settecenteschi: con l’intervento diretto di Pio IX e della gerarchia (e, conseguentemente, del clero) furono condannati un secolo, la sua cultura e le sue conquiste scientifiche, insieme, ovviamente, con il ripudio drastico della rivoluzione francese e della sovversione socialista.

Oggi fortunatamente la situazione è ben diversa. Nonostante i nostalgici di qualunque ancien régime si facciano ancora sentire con lo stesso stile del passato, uno dei “messalini” distribuiti nelle parrocchie la domenica “dell’Ascensione” – era anche la giornata mondiale delle comunicazioni – esaltava lo Statuto Albertino che per la prima volta in Italia codificò la libertà di stampa; e citava l’esortazione di papa Francesco ad “essere noi cristiani i primi media capaci di verità”, coscienti che “solo la verità vi farà liberi”. Come se la stampa non fosse stata “il diavolo” agli occhi di Pio IX e non si scontasse ancora la ristrettezza mentale di quando nella libera stampa si vide un nemico.

Il libro collaziona saggi già editi che danno conto della mentalità ottocentesca, in larga misura conformata alla cultura clericale di una Chiesa che, da prima di Lutero, ha opposto resistenza alla necessità di contestualizzare il messaggio del Vangelo finendo per renderlo ideologico; con l’aggravante – essendo Roma “la Chiesa” ma anche uno Stato – di esercitare il potere temporale avvalendosi delle prerogative morali per governare la cultura, il costume, la politica.
Nemmeno la libertà e la pari dignità delle donne è mai stata valorizzata dalla tradizione cattolica e gli stereotipi ottocenteschi derivano dalla matrice religiosa, oscillante da Eva a Maria, senza alcuna considerazione teologica per le donne reali della quotidianità. Risultano particolarmente interessanti i saggi di Camaiani dedicati ad approfondire la condizione femminile, divisa tra tutele e protagonismi dal Seicento all’Ottocento.

Per un approccio al libro su Il diavolo e la questione romana si può partire dall’appendice divertita che lo conclude: un “dialogo tra papi” in quel paradiso dove tutti gli abitanti assumono all’arrivo l’aspetto più bello e vero della loro esperienza terrena. Un antico Pio IX è incaricato dell’accoglienza di un giovanotto robusto che si scopre essere papa Roncalli. Tocca a questo rallegrarsi con l’antico predecessore che non ha potuto godere i benefici della fine del potere temporale: finalmente la Chiesa è “libera da impacci terreni”. La replica rivela grande sconcerto: come si può sostenere una cosa del genere, se era palese la corruzione dei costumi, la persecuzione della religione, la “sfrenatezza della stampa”, il “deliramento della libertà di coscienza”, la perfidia degli ebrei! Giovanni XXIII pazientemente spiega che no, gli ebrei non sono più perfidi e che è proprio la Chiesa a proclamare la libertà religiosa e a rispettare la libertà di coscienza, a partire dai bambini: ha finalmente chiesto perdono a Dio per i metodi di intolleranza tante volte assunti dai cristiani. Pio IX vive nella beatitudine, ma non crede alle sue orecchie; e il giovane collega si prende il lusso di una piccola malizia: il nuovo papa, “quello stesso che ci proclama beati tutti e due, insieme”, ha portato al popolo del dio di Abramo, Isacco e Giacobbe la fraternità dei cattolici. L’anziano si rassegna: “i papi hanno sempre ragione, tutti”. Giovanni sorride obiettando: oppure “significa che non bisogna mai prendere alla lettera quello che dicono i papi…”.

Giancarla Codrignani

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