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Luca farruggio Del pessimismo teologico

L’AGONE VERSO LA LUCE

Luca farruggio Del pessimismo teologico

“i più rari sono quei libri che sembrano scritti per la situazione in cui un individuo si trova in un determinato momento e che parlano vivamente alla propria coscienza.” I cosiddetti “libri inquietanti”.
A questa specie ha forse l’ambizione di appartenere il denso libretto di Luca Farruggio, che si presenta nella forma letteraria del dialogo tra un poeta, un filosofo e un teologo.

Un dialogo accattivante
Confronto accattivante, benché più apparente che reale. A farla da padrone infatti è il teologo: filosofo e poeta gli fanno, per così dire, da controcanto e da spalla. Personaggi che rappresentano – così sembrerebbe – le voci di un dialogo interiore dipanantesi tra luci e ombre, profondità e leggerezza, amarezza e ironia. E che sembra avere talvolta – ma forse è un’illusione di chi legge – un intento vagamente parodico e interlocutorio.

Già nel suo primo intervento il teologo afferma di sentirsi “nocivo alla tendenza fondamentale del nostro tempo” e dichiara con fermezza il suo pessimismo teologico. Si autodefinisce un cristiano solitario, alieno dall’impegno sociale e politico, un ricercatore instancabile del Suo Volto, caratterizzato da una fede che è una veritas indaganda. “Tutto il bene che viene fatto per farsi notare pubblicamente, e non in segreto da Dio, serve solo al proprio ego.

“Il Dio dei cattolici socialmente in vista gli sembra essere il Dio del grande inquisitore, il quale dice a Cristo ritornato sulla terra: “Abbiamo corretto la tua opera…e gli uomini si sono rallegrati di essere guidati di nuovo come un gregge e di vedere il loro cuore finalmente liberato da un dono tanto terribile che aveva arrecato loro tanti tormenti.” Benché il bacio finale di Gesù all’inquisitore “bruci nel cuore” e lasci la porta aperta a qualche speranza futura.

Una speranza forse aperta dal pontificato di papa Francesco, rispetto al quale peraltro il teologo solitario e pessimista si mostra dubitabondo e scettico, lasciando tuttavia al filosofo il compito di chiarire le sue perplessità: “A chi parla il papa? Davvero vuole rompere con i poteri forti e con certe logiche per riportare tutti verso un sentiero di buon senso? Non è tutto flatus vocis? Mi sembra che il bene, nel mondo e nella società, sia proprio contro natura.”

Un altro referente è il poeta/profeta Pasolini, giacché: “Sapere tante verità scomode e di fuoco non è un modo di vivere nel pessimismo?” Di sapore pasoliniano è la rappresentazione proposta dal teologo della società del successo a tutti i costi, nella quale sono molti gli esseri umani che “permangono nel mondo senza alcun fondamento, vivendo come neoprimitivi.

La luce dell’Amore
“Una società nella quale si comunica su tutto senza esprimersi. E nella quale il successo non è inteso come la ricerca-raggiungimento della propria dignità e dei propri naturali obiettivi, vissuto in un contesto umano, comunitario e di condivisione, ma piuttosto come affermazione assoluta di sé, a discapito di chiunque si volesse porre come ostacolo. Una società d’individui solitari che non comunicano tra loro se non nell’ipocrisia.

A contrapporsi a tanta desolazione è l’Amore, esplosione incontrollata di Luce. Una Luce che esplode perdendo il controllo di se stessa. L’Amore nel suo dinamismo si contrappone all’immobilità dell’Essere. Luce originaria che trascende ogni determinazione pur essendo la fonte di ogni ente. Secondo il teologo, Dio ha creato tutto per necessità, essendo per essenza Amore esplosivo che non può restare chiuso in se stesso.

Tuttavia, l’idea di Necessità non esclude la decisione di negare la necessità stessa. Tale Necessità infatti include la libertà, intesa anche come Possibilità di negare il sacro, che permette alla volontà e alla potenza di qualsiasi essere di distaccarsi dalla Necessità di Dio. La decisione di distaccarsi dalla Necessità dell’amore conferisce poteri. I demoni sono fermamente convinti di poter annullare anche la Necessità, dalla quale sgorga la Possibilità, cioè quel luogo in cui la volontà può scegliere anche la via della negazione e che è il terreno in cui ogni essere sceglie come abitare il mondo.

Un doppio campo di battaglia
La vita del cristiano si presenta dunque come un agone che ha il suo campo di battaglia sia nel mondo che nel cuore: “Quello che certamente intuiamo e sappiamo, è l’esistenza di questa fragile libertà che mostra pure la sua gigantesca e spaventosa forza sovversiva e la sua potenza maligna. Tutti siamo abitati da più voci.” Si inserisce qui anche il tema della sofferenza del giusto, dalla quale il Signore, ogni volta, lo libera.

“Non voglio affermare che è la sofferenza a salvare.” Chiarisce il teologo. “Voglio dire invece che da essa bisogna transitare per forza. “Tanto più che “Il Signore corregge colui che egli ama e flagella chiunque riconosce come figlio”. A salvare è la partecipazione del cristiano, in forza del dono dello Spirito, all’amore agapico chiamato a unificare il mondo.

Un libro provocatorio e controcorrente
Il pessimismo del teologo si spinge fino a investire l’eschaton, che contemplerà, prima della finale affermazione della Luce, l’oscura epifania dell’Anticristo e il pieno dispiegamento del Mysterium iniquitatis. Del resto, in una paradossale eterogenesi dei fini, il teologo lo invoca, stanco com’è della lunga attesa. Ma anche all’immobile Eternità finale non mancherà il pessimum: Dio non riporterà la totale vittoria e anche per i beati vi saranno persone amate perennemente distanziate da loro e dalla Luce divina.

Un libro esile e provocatorio, controcorrente rispetto alle tendenze che oggi sembrano avere la meglio nel dibattito teologico. Meriterebbe una risposta altrettanto interlocutoria. Perché è dal caos e dalla dissonante polifonia delle voci, dalla loro messa a confronto che può nascere il nuovo e prendere fiato il futuro.

Simonetta Giovannini

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