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L’ANTICONCILIO DEL 1869
Donne contro il Vaticano I

 

Ma che bel librino ha curato Adriana Valerio! Il diminutivo va al centinaio di pagine che, insieme con Angela Russo, Nadia Verdile, Cristina Simonelli, fornisce una documentazione storica di primissima qualità sulla partecipazione femminile all’opposizione anticlericale, di grande impatto per l’epoca, che si manifestò contro un Concilio della chiesa cattolica universale, una manifestazione di dissenso a cui parteciparono anche cattolici, ma soprattutto cattoliche, che resta occultata dentro le ancor opposte frontiere delle condanne vaticane e della pubblicistica laicista, quest’ultima tuttora disattenta alle contestazione dei “cristiani adulti”, tanto più quando è presente il protagonismo femminile sempre disturbante.

Sono pagine di buona dottrina: riguardano un fatto, centrale certamente per la cattolicità del secolo XIX, soprattutto dopo sia l’approvazione (1854) del dogma dell’Assunzione fisica e non solo metafisica della madre del Signore, recepito per pura convenzione cultuale mariana, sia la clamorosa proclamazione del Sillabo (1864) a condanna degli errori del secolo – razionalismo, le libertà, i liberalismi, i diritti, la dignità delle altre religioni – nei confronti dei superiori principi del cristianesimo cattolico a cui era dovuta obbedienza contro ogni pretesa di uno stato di diritto laico. Pio IX maturava già l’estrema difesa del regime di cristianità mediante l’assolutizzazione dogmatica dell’autorità papale che volle consacrata come verità di fede a conclusione di un Concilio, appunto il Vaticano I. Ne uscì il dogma dell’infallibilità non senza contrasti interni: variamente discusso in dottrina dagli stessi padri conciliari (67 dei quali si allontaneranno l’ultimo giorno per non votare) e da episcopati europei non allineati, aveva diviso l’Italia laica con un’ulteriore sfida provocazione ai governanti liberali – figurarsi i socialisti – in genere già scomunicati.

Per gli interessi autentici della Chiesa non fu una pagina memorabile. Infatti nella memoria dei contemporanei resta ancora fondamentale il peso del tridentino: qualunque tradizione si voglia riformare, si deve por mano non al Vaticano I – e, purtroppo, nemmeno al Vaticano II che pure aveva finalmente collocato “prima della gerarchia” il popolo di Dio, scopertosi incapace di difenderlo – ma dalla Controriforma.
Il 1869 era già dentro l’unità realizzata, le leggi liberali, la ragione illuminista, la pur sconfitta Repubblica romana. L’antica rivoluzione napoletana di un secolo prima, finita tristemente con Eleonora Fonseca Pimentel appesa al patibolo di “maistu forca” per volontà del popolo dei lazzari oltre che dal card. Ruffo, aveva avuto nella Roma papalina e del Vaticano un effetto rassicurante: anestetizzati dal recupero dei privilegi, non potevano capire che l’onda storica era incontenibile e avrebbe vinto lo Stato di diritto, non l’assolutismo del “papa infallibile”.

Il deputato Giuseppe Ricciardi si fece infatti promotore di un appello per convocare un Anticoncilio, appello che volle esteso alle donne; che risposero, laiche e credenti, con prontezza, solidarietà dichiarata e senza reticenze. La poetessa Laura Battista verseggiò la sua sottoscrizione: Ritirati, Levita / perché con la tua livida figura / ci nascondi il Signore. Espressione quasi carducciana, ma ancora cattolica. Nessuno si aspettava – racconta Nadia Verdile – che una giovane donna, costretta a farsi monaca benedettina, avrebbe lottato per tredici anni contro l’iniquità dei trattamenti impostile e sarebbe uscita dall’accanimento dispotico della vita conventuale ormai corrotta: quando Garibaldi entra a Napoli, settembre 1860, Elisabetta Caracciolo è più che quarantenne, ma è con lui, libera e patriota.

Lo studio di Cristina Simonelli sulla Chiesa vetero-cattolica nasce proprio dall’Anticoncilio del deputato Ricciardi, un piccolo scisma domestico composta da cattolici che rifiutarono l’infallibilità appellandosi dottrinalmente alla “santa tradizione”, una chiesa che sopravvive e ha un suo revival di notorietà perché il 18 dicembre del 2021 ha consacrato vescova primate Teodora Tosatti, una donna.

Giancarla Codrignani

Adriana Valerio (a cura di), L’Anticoncilio del 1869, Donne contro il Vaticano I, Carocci, Roma 2021, pp. 124.

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