MARTHA ZECHMEISTER cj
E’ ora che le donne siano incluse senza alcuna restrizione (maggio 2025)
Contesto. La teologa Martha Zechmeister cj, suora di origine austriaca della Congregazione delle Dame inglesi, che vive a El Salvador dove è docente di teologia sistematica all’Uca (Università Centroamericana), ha scritto a Papa Leone, appena eletto, una lettera aperta che è stata pubblicata, il 14 maggio 2025, dal sito “Feinschwarz Teologisches Feuilleton”.
Marinella Perroni, sul mensile de L’Osservatore Romano, “Donne Chiesa Mondo” (n.145/giugno 2025), ha rilanciato così questo testo: “Una lettera che non può essere riassunta, deve piuttosto essere letta e meditata, commentata e discussa ovunque nella Chiesa perché, inviata al nuovo Papa, è in realtà scritta per tutta la Chiesa”. (f.f.)
TESTO
Ripresa dal sito: https://www.feinschwarz.net/
Traduzione dal tedesco: https://translate.google.com più revisione redazionale
Caro fratello papa Leone,
sono lieta della tua elezione. Sono immensamente felice che tu, un uomo di Chiesa missionaria, un uomo di vera interculturalità, un “pastore che ha l’odore delle pecore”, sia stato eletto Papa. E sono grata che la tua elezione prometta continuità con l’opera di Papa Francesco. Egli ha rimesso al centro della Chiesa ciò che le appartiene: l’impegno incondizionato verso i vulnerabili, gli emarginati, gli “scartati”. Questa è la pratica di Gesù, e dobbiamo mobilitare tutte le nostre forze per essa. La tua elezione e il nome Leone, che hai scelto per te stesso, mi danno la speranza che continuerai a guidare la Chiesa su questa strada scelta.
Io stessa sono una suora e un’insegnante di teologia. Giovedì scorso, 8 maggio 2025, insieme ai miei studenti, tutti giovani religiosi, ho guardato, incantata, sul mio cellulare e sul mio portatile, in una piccola aula magna di El Salvador, la fumata bianca che si alzava. Siamo stati travolti dallo spirito della folla festante in Piazza San Pietro. Abbiamo sentito il tuo primo “La pace sia con voi” – e siamo stati felici di sentire questa parola potente in un mondo tormentato dalla guerra! E quando ti sei rivolto a noi in spagnolo ed hai espresso il tuo rispetto per la fede dei latinoamericani, niente ti ha fermato.
Sento un profondo legame con te
Fratello Leo, mi sento profondamente legata a te nel tuo impegno per una Chiesa povera, per una Chiesa dei poveri. Abbiamo più o meno la stessa età e condividiamo una biografia simile: la vocazione alla vita religiosa, la formazione teologica sulla scia del Concilio Vaticano II e il processo di abbandono di ciò che costituisce la propria identità culturale; abbandonare il Nord del mondo, abbandonare una società privilegiata, per trovare la nostra nuova casa in America Latina; dove ci confrontiamo così direttamente con la devastazione provocata dalle politiche imperialiste dei “Paesi sviluppati” in altre parti del mondo.
Condivido con te la felicità di ciò che significa essere accolti come una sorella, come un fratello, in un luogo dove il Vangelo ha rilevanza immediata, in una Chiesa dove non bisogna cercare artificialmente il senso della fede, ma dove la fede è, per tanti, il pane quotidiano della sopravvivenza.
Fratello Papa, 50 anni fa ho iniziato il mio cammino consapevole nella Chiesa con la naturale, forse ingenua, fiducia che sarebbero bastati pochi anni prima che trovassimo una fraternità totale; una Chiesa in cui non ci sarebbero più state gerarchie basate sul genere. Ho riposto la mia fiducia in una Chiesa orientata a Gesù e alla sua pratica, al suo modo di incontrare donne e uomini, una Chiesa che avrebbe quindi, senza riserve, messo in pratica la semplice verità: “Unico è il Padre vostro, che è nei cieli” (Matteo 23:9), ma voi siete tutti fratelli e sorelle!
Un uomo assennato e sensibile
Leo, sei un uomo assennato e allo stesso tempo sensibile. Quando ho ascoltato il tuo breve e chiaro discorso, ti sono stata molto grata perché la tua sobrietà e razionalità sono state un gradito contrasto con le invettive populiste e irrazionali dei macho che attualmente governano il mondo. E tu sei un canonista. Sai quanto dell’intero “apparato” della Chiesa cattolica non sia semplicemente dovuto alla “legge divina”, ma sia cresciuto storicamente, plasmato dal contesto e dalla rispettiva situazione culturale; e quanto sia quindi soggetto a cambiamenti. L’unica cosa che dovrebbe veramente essere il “canone”, il modello incrollabile di come dovremmo organizzare la Chiesa, è il modo in cui Gesù ha istituito la comunità e come i suoi discepoli si sono riuniti nelle loro congregazioni grazie all’incontro con il Risorto e all’incursione pentecostale del suo Spirito. Tutto il resto è opera dell’uomo, è cresciuto storicamente e quindi può anch’esso essere cambiato.
Caro fratello Papa, come te, sono plasmata dal carisma del mio ordine. Mi sento in debito con Mary Ward, che, più di 400 anni fa, ha infranto i confini di ciò che era allora legalmente possibile secondo il diritto canonico. Ha infranto le mura della sua clausura e ha dato così un contributo significativo ad aprire la strada all’opera apostolica attiva delle donne nella Chiesa. Credo che sia giunto il momento di abbattere nuovamente i muri e fare spazio allo Spirito vivo di Dio.
Si tratta del Vangelo
Leo, sei descritto come un uomo che sa ascoltare. Ed è per questo che ho il coraggio di rivolgermi a te con parresia biblica, con franchezza, senza paura e senza esitazione: è ora che le donne siano incluse, senza alcuna restrizione, in tutti gli uffici e livelli della Chiesa. Non come un gesto, non come un’eccezione, non come un segno simbolico. Ma con piena uguaglianza. Non si tratta di potere. Si tratta di dignità. Si tratta di verità. Si tratta del Vangelo.
Per essere chiari: non desidero affatto questo ministero. Non l’ho mai desiderato, e a quasi 70 anni sarebbe ridicolo. Ma voglio contribuire a trasformare il ministero, l’ufficio di servizio nella Chiesa, dalle fondamenta per rimodellarlo più simile a Gesù, più fraterno. Non un privilegio esclusivo di un genere, ma un servizio condiviso da uomini e donne. Questo ministero dovrà cambiare, nei suoi simboli, nelle sue presentazioni, in tutto.
Sento ripetere continuamente: “Non è il momento giusto, e un passo del genere provocherebbe uno scisma”. Potrebbe sembrare inappropriato importunarti con una richiesta del genere a pochi giorni dalla tua elezione. Ma probabilmente non ci sarà mai un momento giusto, e la questione non può più essere rinviata. Perché lo scisma è avvenuto da tempo. È il lento e inarrestabile esodo di donne (e uomini) che non si identificano più con una Chiesa che rimane simbolicamente e strutturalmente maschile. Nella migliore delle ipotesi, questo esodo avviene in mezzo a proteste, ma il più delle volte avviene in silenzio, inosservato e nella frustrazione. Lo scandalo non è un po’ di “fumo” rosa nella Basilica di San Pietro; il vero scandalo è che la rappresentazione di Gesù sia ancora considerata un privilegio maschile.
Il potere della messa in scena
La Chiesa cattolica è una vera maestra della messa in scena. E questo potere della messa in scena, usato con saggezza, come atto simbolico profetico, è un bene prezioso: il primo viaggio di Papa Francesco a Lampedusa, il suo bacio sui piedi del richiedente asilo musulmano, ecc. Capisco che volessi inviare un segnale ad alcuni dei tuoi confratelli nel Collegio Cardinalizio, per porgere loro la mano quando, alla tua prima apparizione, hai indossato di nuovo la mozzetta rossa e la stola ricamata in oro, che Papa Francesco aveva abbandonato 13 anni fa, e quando hai permesso loro di baciarti l’anello.
Ma proprio perché c’è sensibilità per questi segni, spero anche che si comprenda quanto sia fatale il fatto che, a ogni celebrazione dell’Eucaristia, espressione centrale e centro della comunità cristiana, a noi donne vengono concesse cose di ogni tipo: “possiamo” leggere la lettura, “possiamo” cantare nel coro, non siamo più escluse dal santuario come “impure”, e forse possiamo persino svolgere il servizio di chierichetti. Eppure, chi presiede l’Eucaristia, chi è investito dell’autorità di proclamare il Vangelo e di interpretare la Parola di Dio nell’omelia, chi invoca la presenza di Gesù Cristo sul pane e sul vino, è, di volta in volta, inevitabilmente un uomo. Non si tratta di un’esteriorità di poco conto a cui noi donne dobbiamo rassegnarci, no, è una ferita al cuore della Chiesa.
Diventiamo colpevoli
Non sono certo una femminista fin dall’inizio, né corro il rischio di seguire le mode o di sottomettermi acriticamente ai criteri di un mondo secolarizzato. Piuttosto, sono stata cresciuta come una suora conservatrice. Ma noi brave donne nella Chiesa, noi conformiste, noi che abbiamo ripetutamente taciuto “per il bene comune”, diventiamo colpevoli perché contribuiamo così a sfigurare il volto di Gesù nella Chiesa.
Non dobbiamo più continuare così. Il Vangelo ci spinge ad abbandonare la nostra perversità; a guardare, voi uomini, negli occhi con onestà e chiarezza e a non tollerare più il vostro maschilismo. Non perché noi donne abbiamo più potere, ma perché il nostro servizio al mondo, svolto insieme, diventi più credibile.
Essere donna non è una qualità morale, così come non lo è essere uomo. Siamo peccatrici, eppure, come tali, siamo chiamate, al pari degli uomini, a rendere presente Gesù Cristo in questo mondo che grida disperatamente per la redenzione. Noi donne non dobbiamo più permettere di essere divise tra le femministe cattive e aggressive e quelle buone e conformiste che mantengono in piedi il sistema. E certamente non tra le “donne privilegiate del Nord con i loro problemi di lusso” e le donne cattoliche del Sud, la cui lotta per la sopravvivenza insegnerebbe loro cosa conta veramente. Si tratta di donne che si uniscono in un’autentica solidarietà fraterna, al di là di ogni differenza culturale, schierandosi insieme per un mondo più giusto e umano, e aiutando così la Chiesa ad avere un volto più simile a quello di Gesù.
Molti se ne sono andati
Molti dei miei amici e compagni hanno lasciato questa Chiesa. Alcuni sono diventati protestanti perché lì possono ricoprire incarichi su un piano di parità; altri si sono dedicati alla politica perché lì possono avere un impatto maggiore. Capisco entrambe le posizioni. Altri ancora sono rimasti con un senso di disillusione, e questo mi rattrista profondamente.
Nessuna di queste strade mi è aperta. Sono una cattolica inguaribile e appassionata fino al midollo. Non posso fare altro che essere e rimanere in questa Chiesa. Ed è per questo che da essa mi aspetto, con ostinata tenacia, anche l’apparentemente impossibile: che si apra veramente, genuinamente e profondamente allo Spirito di Dio, trasformatore e pentecostale.
Vorrei gridare a molti sacerdoti: Non abbiate tanta paura! Perché vi aggrappate con tanta tenacia e rigidità a un ufficio esclusivamente maschile? Abbiate il coraggio di lasciar andare, smettete di parlare tanto di evangelizzazione e lasciate che accada a voi! Non perderete altro che la vostra ostinazione e le vostre paure; al contrario, vi ritroverete in un’umanità più ricca e completa, capace di un servizio disinteressato agli altri, a questo mondo ferito e assetato di salvezza e redenzione.
Fianco a fianco per cambiare il mondo
Caro fratello Papa, dobbiamo ancora conoscerti a fondo. Ma ti considero un uomo coraggioso, un uomo capace di placare le paure dei suoi fratelli e al tempo stesso di avere il coraggio di cambiare ciò che sembra immutabile. Ti sono infinitamente grata se continuerai a perseguire l’impegno con cui hai iniziato il tuo pontificato: la pace. Parla con coraggio e autorevolezza contro i maschilisti autoritari di questo mondo e le loro strategie letali. Opponiti alle politiche isolazioniste del Nord nei confronti dei migranti. Ma abbi anche il coraggio di abbattere i muri che ripetutamente escludono e offendono le tue sorelle nella fede, coloro che sostengono questa Chiesa. Le donne sono altrettanto capaci di leadership e responsabilità quanto gli uomini. Forse per certi aspetti lo sono anche di più, così come è certamente vero il contrario.
Non voglio che questa Chiesa rimanga una reliquia arcaica, il riflesso di un ordine sociale insostenibile. Voglio che noi – donne e uomini – cambiamo questo mondo, fianco a fianco. E questo richiede di cominciare con la piena integrazione delle donne in tutte le posizioni di leadership nella Chiesa. Immediatamente. Non in un futuro indefinito.
Con determinazione, amore per la Chiesa e ardente speranza,
tua sorella Marta
8 maggio 2025
