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NON SOLO SINODALITA’

Giancarla Codrignani

Riprendo il discorso del Sinodo, tenendo nel debito conto il contesto culturale in cui si sta giocando un confronto, forse ultimativo, con la tradizione dogmatica e, soprattutto, con una consuetudine dottrinale riconosciute salvifiche dalla conservazione vetero-cattolica e superate dalle riforme del Vaticano II più di 50 anni fa.

La tiepida fede di noi “moderni”
Allora le vetrine della San Paolo avevano titoli poco conformisti ma illuminanti ed erano famosi Drewerman e Kung, mentre gli autori d’oggi alludono direttamente alla fine del Cristianesimo. Vito Mancuso, teologo popolarissimo anche presso i laici, nonostante lui neghi di essere tale, scrive: “Io sono convinto che il cristianesimo non sia stato fondato da Gesù Cristo” e suffraga la sua dichiarazione con ragionamenti inoppugnabili che portano il sacrificio di Gesù non a risarcire un peccato originale inesistente che avrebbe indotto la morte in una creazione da Dio immaginata in altro modo, ma a riportare al mondo la salvezza vitale nella storia.

Se Gesù non è Figlio (di dio), può confortarmi un’apertura nei confronti dell’Islam, ma, a prescindere dalla libertà di pensiero e, quindi, di ricerca teologica, mi sembra che l’indeterminatezza con cui si vuole far convivere la fede con esigenze di compatibilità concettuali producano teorie che, troppo facilmente, i conservatori definiscono eretiche e scismatiche e sostengano l’ideologia purtroppo popolare che rende tiepida la fede di noi “moderni”.

Partire dalla vita quotidiana
Sarà schematico, ma se il 18 giugno il Papa “viene giù pari” quando risponde ai diaconi romani che gli hanno chiesto che cosa si aspetta da loro e risponde dicendo quello che “non” vuole: “né mezzi preti, né chierichetti di lusso”. Perfetto! Infatti io, che non amo il diaconato (quanto meno in Europa) né maschile né femminile, ho sempre scritto che noi donne, se proprio volessimo accedere ai ministeri ordinati, dovevamo mirare direttamente al sacerdozio, tanto le sacrestane le abbiamo sempre fatte gratis.

Il papa insegna che, indipendentemente dalla “natura” del Signore e del suo creato, la Chiesa deve partire dalla vita quotidiana e dalla sua effettiva vivibilità per l’umanità, tutta. Teologicamente si inquadra nel rovesciamento di valori che il Concilio ha portato tra la vita degli uomini e delle donne (popolo di Dio) e l’istituzione ecclesiastica (la gerarchia): i responsabili primi siamo noi. La syn-odalità è il procedere insieme nella vita, tanto più se cristiana.

È dunque alla vita quotidiana dei cristiani che Papa Francesco pensava annunciando il sinodo italiano a Firenze cinque anni fa:

la Chiesa italiana…deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi…. è il momento. E incominciare a camminare“. Anche se “non sappiamo come finirà e non sappiamo le cose che verranno fuori. Il cammino sinodale, che incomincerà da ogni comunità cristiana, dal basso, dal basso, dal basso fino all’alto. E la luce, dall’alto al basso, sarà il Convegno di Firenze”.

Analogie con l’Europa
Del Sinodo italiano si è già detto abbastanza, soprattutto perché prevale lo scetticismo sulla sua fattibilità.

In me prevale la mens politica: c’è un’analogia con un’altra esigenza pressante ma di difficile esecuzione per le resistenze esecutive: la Conferenza sul futuro dell’Europa [1] deve realizzare un “processo dal basso verso l’alto”, incentrato sui cittadini di tutta l’Unione (a livello nazionale, transnazionale e regionale) e supportato attraverso una piattaforma interattiva multilingue, con l’obiettivo di promuoverne un ruolo attivo e determinante nella costruzione del futuro dell’Unione.

Ursula von der Leyen, come Francesco, certo non si illude. Ma si batte. Cosa che non fanno né i politici né i vescovi e nemmeno i cittadini, tanto più se credenti. Per i credenti c’è l’aggravante delle docce scozzesi, almeno tre brividi di gelate non solo impreviste, ma piene di misteri.

Le sorprendenti dimissioni di Marx
Il 21 maggio il cardinale Reinhard Marx ha presentato al Pontefice le proprie dimissioni dall’episcopato accusando “fallimenti a livello personale” ed “errori amministrativi”, ma soprattutto “un fallimento istituzionale e sistematico” per la crisi legata in Germania agli scandali di pedofilia, di cui l’alto prelato sentiva la corresponsabilità. Dimissioni sorprendenti, rese ancor più strane dall’intervento di Francesco che autorizza la pubblicazione della lettera il 4 giugno e sei giorni dopo respinge le dimissioni.

Il Vescovo di Roma, di fronte allo scandalo degli abusi aveva già detto: “non ci salveranno le inchieste né il potere delle istituzioni. Non ci salverà il prestigio della nostra Chiesa che tende a dissimulare i suoi peccati; non ci salverà né il potere del denaro né l’opinione dei media (tante volte siamo troppo dipendenti da questi)”, richiamando il popolo di Dio alla via cristiana, nella lettera a Marx ha scritto: “ci salverà la porta dell’Unico che può farlo e confessare la nostra nudità: ‘Ho peccato’, ‘abbiamo peccato’ ”.

Il lavorìo dei conservatori
Alberto Melloni ci ha sentito l’ombra di una richiesta di dimissioni respinta. Io penso alla Conferenza episcopale tedesca, che ha appena eletto una donna a propria Segretaria e che a ottobre dovrà rendere noti i risultati della forte partecipazione a quel sinodo che dovrebbe aver già affrontato i problemi forti del nostro tempo: Reinhard Marx non trova di meglio che dimettersi?

Se leggiamo alcune dichiarazioni del card. Kasper (intervista del 6 giugno al giornale diocesano riportata su Adista 26 giugno) la cui peraltro notissima posizione progressista è indubbia – “va oltre la mia immaginazione che richieste come l’abolizione del celibato e l’ordinazione delle donne possano finire con una votazione di due terzi nella Conferenza episcopale e raggiungere un consenso nella Chiesa universale” – fanno capire che la reazione che ha vinto una volta nell’applicazione del Concilio, sta lavorando ai fianchi la resistenza dei vertici illuminati.

L’eucarestia come strumento politico
Seconda gelata: il presidente della Conferenza episcopale americana (com’è noto la Usccb era favorevole al presidente Trump), mons. Josè Gomez, dopo aver chiesto il parere della Congregazione per la dottrina della fede – che, nella persona del cardinal Luis Francisco Ladaria, aveva suggerito la moderazione – sulla possibilità di negare la comunione ai parlamentari cattolici – tra cui il presidente Biden – favorevoli all’aborto e all’eutanasia, ha fatto votare all’assemblea della Usccb la proposta di incaricare la Commissione dottrinale della Conferenza di redigere il documento sul significato dell’Eucaristia nella vita della Chiesa. Centosessantotto vescovi hanno votato a favore, cinquantacinque contro.

A novembre il 75 % dei vescovi americani convaliderà la “coerenza eucaristica” dei rappresentanti nelle cariche pubbliche, nonostante la difesa dei partecipanti, come il vescovo di San Diego Robert McEllroy, che hanno votato contro perché “l’eucaristia non va ridotta a mezzo politico” e il nunzio mons. Christopher Pierre avesse richiamato i vescovi all’unità ricordando che “l’Eucarestia non è semplicemente una ‘cosa’ da ricevere, ma Cristo stesso, una Persona da incontrare e questo incontro va messo in pratica secondo il dialogo rispettoso e ponderato”.

Una “nota verbale” per il governo italiano
Ultima gelata: l’invio al governo italiano di una nota verbale per significare al governo italiano le preoccupazioni della Santa Sede su alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato (la legge Zan contro le persecuzioni omofobe) che “riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato”.

Pratica mai usata, riguardante una materia coerente con i principi della carità cristiana di sempre, che se riferita agli istituti educativi cattolici ricorda i precedenti ruiniani, che interviene contro norme che non sono state mai accusate in precedenza, dato che l’Italia arriva ultima a sistemare una materia già regolata dagli altri paesi democratici europei. D’accordo per bloccare una legge del Parlamento italiano solo la destra.

Andrea Tornielli pubblica sull’Osservatore Romano un’intervista al Segretario di Stato Pietro Parolin, che “si trovava in Messico” quando è uscita la famosa Nota Vaticana e che dice testualmente: “Concordo pienamente con il Presidente Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento italiano. Per questo si è scelto lo strumento della “Nota verbale”, che è il mezzo proprio del dialogo nelle relazioni internazionali”.

Alla ricerca di cattolici “adulti”
Il cardinal Parolin non scioglie le contraddizioni. Sono questioni rilevanti soprattutto per cattolici che hanno macinato teologia conciliare e pretendono riforme non a torto giudicate salvifiche nell’età che crede di non avere bisogno di Dio.

Si cercherebbe invano una presenza di cattolici “adulti” che sembrano incapaci di difendere la svolta indubitabile di papa Bergoglio giudicata eretica dalla visione fondamentalista della fede.

Se Walter Kasper constata: “Ogni volta che una comunità ecclesiale ha cercato di uscire dai suoi problemi da sola, affidandosi soltanto alle proprie forze, metodi e intelligenza, ha finito per moltiplicare e alimentare i mali che voleva superare”, l’ottimismo della ragione fatica a vivere in Vaticano. Nemmeno se si sta a Santa Marta.

Giancarla Codrignani
Giornalista, socia fondatrice e membro del Consiglio direttivo di Viandanti

[pubblicato il 26 giugno 2021]
[L’immagine che correda l’articolo è ripresa dal sito: www.mycomp.it]

[1] La Conferenza sul futuro dell’Europa è una conferenza proposta nel 2019 che sarebbe dovuta iniziare il 9 maggio 2020, ma che, a causa della pandemia di COVID-19, è stata rinviata al 9 maggio 2021, nel giorno europeo, 71 anni dopo la dichiarazione di Schuman. La Conferenza dovrebbe concludersi nel giugno 2022. Vedi Scheda informativa.

1 Commento su “NON SOLO SINODALITA’”

  1. L’insegnamento cattolico ufficiale appare oggi funzionale alla destra politica sui temi della sessualità e della famiglia e funzionale alla sinistra sul tema dell’immigrazione. La “nota verbale” del Vaticano sulla legge Zan, e le reazioni politiche che ha suscitato ne sono una conferma. Secondo Piero Stefani (“Società chiusa e società aperta” 2020) l’ambivalenza fra “chiusura” e “apertura” è presente anche nella Bibbia. A fare problema è il rapporto (la paura) con la “diversità”. Sapremo nel Sinodo riflettere sulle ragioni di questa ambivalenza? E avviare un processo di maturazione coraggiosa?

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