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OSPITALITA’ EUCARISTICA:
UN LABORATORIO ECUMENICO

Pietro Urciuoli

 La separazione della mensa eucaristica rappresenta uno dei principali banchi di prova dell’ecumenismo. Vari sono gli argomenti teologici, prevalentemente ecclesiologici, a favore o contro, sintetizzabili nell’alternativa: l’eucaristia va considerata come il sostegno del cammino ecumenico o come il suo coronamento finale?

Il vissuto quotidiano
Scendendo poi su un piano più pratico vi è chi considera l’ospitalità eucaristica quantomeno inopportuna ritenendo che il suo carattere intrinsecamente trasgressivo possa nuocere, piuttosto che giovare, alla causa dell’ecumenismo; per altri, invece, segnali forti di questo tipo sono indispensabili per sollecitare le chiese a muovere passi concreti sulla via dell’unità.

A fronte di queste discussioni vi è poi il vissuto quotidiano di chi sperimenta sulla propria pelle il dolore della separazione, dai matrimoni interconfessionali alle comunità miste impegnate nel sociale (pensiamo ai corridoi umanitari); come spiegare a queste persone che condividere una vita di fede non è sufficiente a condividere l’eucaristia?

L’ospitalità eucaristica, quindi, appare come sospesa tra una pluralità di motivazioni contrarie; per la chiesa cattolico-romana (Unitatis redintegratio, n. 8) essa è da considerarsi al tempo stesso impedita se la si considera nella sua valenza di segno di unità della Chiesa e raccomandata se invece la si considera come strumento di partecipazione alla vita di grazia.

Se poi si considera che le problematiche riguardanti l’eucaristia sono da collegare a quelle riguardanti il ministero ordinato – altro tema profondamente divisivo del percorso ecumenico – si comprende bene come l’ospitalità eucaristica sia ancora ben lungi dall’essere accettata dalle chiese[1].

Molte convergenze, ma le distanze restano
A che punto siamo, dunque? Occorre distinguere i piani di riflessione.

Sul piano normativo le posizioni delle principali denominazioni cristiane sono stabili e consolidate; difatti, sebbene nel corso del cammino ecumenico si siano registrate importanti convergenze, sull’eucaristia – così come su ministero ordinato, successione apostolica e primato petrino – le distanze tra le chiese sono sostanzialmente quelle di sempre. Per la maggior parte delle denominazioni evangeliche, principalmente per quelle storiche, la Santa Cena è “aperta”, ossia sono ammessi a partecipare anche cristiani appartenenti ad altre confessioni.

Per la Chiesa cattolico-romana, invece, le cose stanno diversamente: a norma del Codice di Diritto Canonico del 1983 (can. 1365) la communicatio in sacris tra cattolici e non cattolici – ossia la condivisione della vita sacramentale e specificamente i sacramenti della penitenza, eucaristia ed estrema unzione – è da ritenersi vietata a meno di limitate e specifiche eccezioni, differenti secondo che ci si rapporti con le Chiese orientali o con le altre confessioni cristiane[2].

Nessuna sostanziale novità normativa neanche nel Vademecum ecumenico del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani (ora Dicastero) del dicembre 2020 che tratta l’argomento al n. 36 richiamando tanto il Codice di Diritto Canonico quanto il Direttorio ecumenico del 1993.

Per quanto riguarda, infine, le Chiese ortodosse il problema semplicemente non si pone, non essendo concepibile alcuna forma di comunione sacramentale al di fuori di una previa comunione ecclesiale.

Qualche proposta dai teologi
Qualcosa si muove invece sul piano della riflessione teologica. In Germania nel 2019 l’ÖAK (Ökumenische Arbeitskreis), un gruppo di lavoro ecumenico di teologi protestanti e cattolici fondato nel 1946 con lo scopo di discutere insieme questioni dogmatiche, ha prodotto un corposo documento, Insieme alla tavola del Signore . Significativi alcuni passaggi conclusivi del documento (n. 8):

«Il Gruppo di lavoro ecumenico di teologi evangelici e cattolici considera teologicamente fondata la pratica della partecipazione reciproca alla celebrazione della Cena/Eucaristia nel rispetto delle tradizioni liturgiche altrui. […] Questo parere implica il riconoscimento delle rispettive forme liturgiche, nonché dei servizi di presidenza, così come dati dalla comunità che celebra e invita alla celebrazione, in nome di Gesù Cristo, battezzati di altre confessioni. […] Nella prassi da noi proposta si presuppone il riconoscimento del battesimo come vincolo sacramentale della fede e come presupposto nella partecipazione […]»[3].

In Italia nel giugno 2019 i teologi Giovanni Cereti e Paolo Ricca hanno redatto una sorta di manifesto, La Cena del Signore, sottoscritto da varie personalità del panorama ecclesiale italiano; i due teologi concludono affermando che è da ritenere possibile «ad ogni persona cristiana battezzata, in obbedienza alla propria coscienza e rimanendo in piena solidarietà con la propria chiesa, essere accolti come graditi ospiti in ogni mensa cristiana in cui si celebri la Cena del Signore»[4].

Segnali incoraggianti
Sempre dall’area tedesca provengono segnali interessanti anche sul piano della prassi. Molto significativo è quanto avvenuto nel corso del terzo Congresso della Chiesa Ecumenica (Ökumenischer Kirchentag – ÖEKT) che si è svolto dal 13 al 16 maggio 2021 a Francoforte sul Meno. Nella serata di chiusura la co-presidente protestante del Kirchentag, Bettina Limperg, ha partecipato alla messa cattolica nella cattedrale di Francoforte ricevendo pubblicamente l’eucaristia; specularmente, il co-presidente cattolico del Kirchentag, Thomas Sternberg, ha preso parte alla Cena del Signore durante il culto protestante.

Più difficile è tracciare un bilancio delle esperienze concrete di ospitalità eucaristica in Italia dove sono ancora poche le esperienze sistematiche e continuative – anche se non ne mancano quelle sporadiche e saltuarie – tra cattolico-romani ed evangelici.

Varie le cause di ciò; sicuramente, oltre alle differenze di carattere dottrinale, hanno un loro peso anche altri fattori tra cui il timore delle punizioni canoniche per i primi, una residuale e latente diffidenza verso il mondo cattolico per i secondi. In ogni caso, si tratta di esperienze poco pubblicizzate (spesso volutamente) che la newsletter Ospitalità eucaristica[5] attiva in rete da ormai quattro anni sta cercando di portare alla luce.

Una sperimentazione dottrinale e liturgica
Personalmente, e per concludere, ritengo che il nocciolo del problema non sia la pratica dell’ospitalità eucaristica in sé ma il modo con cui la si prepara, ossia il modo con cui la si inserisce all’interno di un percorso formativo e di un contesto di relazioni ecumeniche; diversamente sarebbe solo un nuovo ritualismo sostanzialmente fine a se stesso, motivo di perplessità (se non di scandalo) per i più.

Adeguatamente preparata l’ospitalità eucaristica può invece rappresentare un autentico laboratorio ecumenico aperto alla sperimentazione dottrinale e liturgica, un luogo in cui coltivare concretamente la convivialità delle differenze, una possibilità per tutti i cristiani – consacrati e laici – di riappropriarsi del momento centrale del cristianesimo, da troppi secoli vivisezionato in dispute teologiche per pochi addetti ai lavori.

Un contesto ottimale, infine, per esercitare quel sensus fidei del popolo di Dio ancora troppo sopito e trascurato, quell’«istinto soprannaturale proprio di tutti i battezzati di riconoscere la dottrina e la prassi cristiane autentiche e di aderirvi»[6], per la costruzione dell’ecumenismo degli anni a venire.

Pietro Urciuoli
Ingegnere, membro dell’Ordine francescano secolare e socio del Segretariato attività ecumeniche (Sae)

Note – – – – – – –
[1] In linea generale, i tentativi finora compiuti sono prevalentemente limitati all’area evangelica (con particolare riferimento alle denominazioni storiche) e all’area cattolico-romana, rimanendo sostanzialmente estranea quella ortodossa.
[2] Il CJC è stato modificato nel giugno 2021, tuttavia sul tema non vi sono novità: il can. 1365 è stato riprodotto in maniera sostanzialmente identica nel can. 1381.
[3] Il Regno-documenti  n. 11 del 1 giugno 2020.
[4] Il testo è riportato nel volume M.Ricciuti, P.Urciuoli (a cura), Ospitalità eucaristica: in cammino verso l’unità dei cristiani (Ed. Claudiana, Torino 2020). Il volume, attraverso i contribuiti di diciannove esponenti delle principali chiese cristiane presenti sul territorio nazionale, dà ragione della prospettiva cattolica, ortodossa, luterana, battista, metodista, valdese, avventista, anglicana e pentecostale sul tema dell’ospitalità eucaristica.
[5] Per ricevere la newsletter Ospitalità eucaristica scrivere a ospitalita.eucaristica@gmail.com.
[6] Commissione Teologica Internazionale, Il sensus fidei nella vita della Chiesa, 2014.

[pubblicato il 28 settembre 2022]
[L’immagine che correda l’articolo è ripresa dal sito: www.settimananews.it]

2 Commenti su “OSPITALITA’ EUCARISTICA:
UN LABORATORIO ECUMENICO”

  1. La Cena non è delle chiese ma è del Signore. Perciò i cristiani, senza chiedere alcun permesso, si riuniscano attorno alla tavola, ognuno con le proprie convinzioni.

  2. Facendo parte del movimento ecumenico a Cagliari, da anni ho condiviso con fratelli e sorelle della Chiesa evangelica battista momenti di culto domenicale e, talvolta, la Cena del Signore. Se si vuole cambiare lo status quo, bisogna che i cristiani di diverse confessioni liberamente si frequentino e si accolgano a vicenda.

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