
IN PRIMO PIANO
Riccardo Larini
Le riflessioni che abbozzo di seguito sono quelle di un “diversamente cristiano”, che ritiene Gesù di Nazareth un riferimento centrale e fondamentale, senza considerare per contro nessuna chiesa o confessione cristiana l’unica espressione piena o propria del cristianesimo. Una simile premessa è necessaria per comprendere questo intervento, molto libero e per certi versi “da esterno” e senza alcuna pretesa di definitività, su alcuni snodi essenziali della formazione dei futuri presbiteri della chiesa cattolica.
A partire da Trento Per poter dare un contributo a un tema di tal genere è fondamentale cogliere come, dal concilio di Trento in poi, natura del sacerdozio ministeriale e formazione dei candidati al suo esercizio abbiano avuto sempre contorni ben precisi e siano sempre state pensate congiuntamente, come è giusto che sia.
Il canone 18 della XXIII sessione del concilio di Trento fornisce in vari modi indicazioni sul profilo ideale e la formazione dei futuri ministri ordinati: devono essere dei giovani formati a “fuggire i piaceri del mondo” e a condurre una vita all’insegna di “pietà e religione”. Per questo vengono istituiti i seminari, con il duplice scopo di separare fin dalla tenera età un numero congruo di adolescenti (nei seminari “minori”) tra cui individuare i candidati idonei alla vera e propria formazione al ministero (nei seminari “maggiori”). Il criterio fondamentale di selezione dei futuri presbiteri è la loro scelta tra coloro che, oltre a saper leggere e scrivere, mostrino per “indole e volontà” di essere sempre “al ...
Leggi tutto