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Roberto Boggiani
Allargare la comunità cristiana al mondo mai più per proselitismo, bensì per attrazione. Così papa Benedetto all'Episcopato Latinoamericano nel 2007, ripreso e sviluppato da papa Francesco nella Evangellii gaudium.
Per rendere attrattiva la pratica religiosa cattolica, ovverosia l'accoglienza della Parola, la celebrazione dei Sacramenti, la testimonianza della Carità, l'entusiasmo della Speranza, nel XXI secolo si sta ponendo come indispensabile una nuova narrazione dei novissimi.
Una visione inadeguata del cielo A partire dalla lettura delle Scritture moltissimi autori nella letteratura e nell'arte figurativa hanno proposto una narrazione adatta ai loro tempi. Il mondo attuale, disincantato e scettico, ha bisogno di una narrazione nuova e viva, che sappia stupire e faccia ripensare, abbandonando stereotipi obsoleti, già a partire dalla figurazione del cielo.
Giunti all'era della cosiddetta conquista dello spazio cosmico, che perdura da oltre sessant'anni, il cielo è divenuto inadeguato per evocare Dio e il suo regno. Senonché, già quando nella preghiera che Gesù ci ha insegnato il Padre nostro, invochiamo l'avvento del regno di Dio nella realtà terrena, per l'avvenuta incarnazione del Verbo di Dio, già questo sconfinamento ne spariglia i termini. Il velo del tempio è definitivamente squarciato, la realtà trascendente compenetra l'immanente. Il cielo è troppo lontano e vuoto e freddo per immaginarvi i nostri cari, che fanno parte di noi, sono rimasti dentro di noi, ovvero immaginarvi noi un giorno mancati e staccati dai nostri cari che rimarranno nel mondo.
Come raccontare ciò che nessuno ha ...
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