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Francesco, Vescovo di Roma
In queste settimane, ancora, in Francia e in Austria, si sono manifestate azioni di morte in nome di Dio e della religione. Le pagine dell’enciclica “Fratelli tutti”, che il Vescovo di Roma ha firmato ad Assisi, il 3 ottobre scorso, sull'altare della cripta della Basilica di san Francesco, ci offrono molti spunti di riflessione sulla convivenza in pace tra i popoli e sul ruolo che possono/devono giocare le religioni. L’ultimo capitolo dell’enciclica, di cui proponiamo ampi stralci, affronta proprio questo tema e si presenta molto attuale. [V]
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271. Le diverse religioni, a partire dal riconoscimento del valore di ogni persona umana come creatura chiamata ad essere figlio o figlia di Dio, offrono un prezioso apporto per la costruzione della fraternità e per la difesa della giustizia nella società. Il dialogo tra persone di religioni differenti non si fa solamente per diplomazia, cortesia o tolleranza. Come hanno insegnato i Vescovi dell’India, «l’obiettivo del dialogo è stabilire amicizia, pace, armonia e condividere valori ed esperienze morali e spirituali in uno spirito di verità e amore».[259]
L’identità cristiana 272. Come credenti pensiamo che, senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità. Siamo convinti che «soltanto con questa coscienza di figli che non sono orfani si può vivere in pace fra noi».[260] Perché «la ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una ...
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