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Fabrizio Filiberti
Nel tempo del coronavirus, di fronte alle sfide che il futuro ci offre e all’impreparazione che aleggia in tutti noi, compresa la classe dirigente, di fronte alla speranza di un rigurgito di serietà e disponibilità a superare le contrapposizioni in nome di una rinascita non facile, può sembrare irrisorio soffermarsi su due questioni morali che animano il classico scontro ideologico tra pro e contro, progresso e regresso, innovazione e oscurantismo, libertà e costrizione, cattolici e non.
I rischi che si intravedono Eppure siamo qui a cercare di darci ragione di quanto ci provoca. Le sfide attuali sono 1) la circolare del Ministro della salute che autorizza la somministrazione in day hospital della pillola abortiva RU486 senza più l’originaria necessità di ricovero ospedaliero. Il Consiglio superiore della sanità, che a suo tempo lo consigliava, ha espresso parere positivo alla sola azione ambulatoriale; 2) la proposta di legge sulla omotransfobia che estende il reato di discriminazione alle questioni che inseriscono “il genere, l'orientamento sessuale e l'identità di genere" al pari di quelle per odio etnico, razziale o religioso.
Nel primo caso, il pericolo intravisto è di bypassare il ruolo di difesa della vita dei consultori e di promuovere l’aborto la cui pratica risulterebbe certo meno invasiva rispetto al ricovero e all’operazione chirurgica (che trova poi difficoltà di applicazione per il gran numero di medici obiettori di coscienza; il che lascia intendere, nella decisione del Ministro, un tentativo di assicurare il “diritto all’aborto” sancito dalla ...
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