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Marco Politi
“Oh baby, baby it’s a wild world”, cantava Cat Stevens mezzo secolo fa. “È un mondo selvaggio ed è difficile farcela solo con un sorriso…”. È davvero aspro il panorama internazionale in cui si sviluppa il pontificato di Jorge Mario Bergoglio.
Un nuovo contesto internazionale Negli ultimi cinquant’anni due papi spiccano fortemente sulla scena internazionale: Francesco e Giovanni Paolo II.
E tuttavia, guardando retrospettivamente, papa Wojtyla si muoveva in una dimensione internazionale ancora sostanzialmente stabile. Prima dell’89, grazie all’equilibrio atomico fra le due superpotenze Usa e Urss, e nei primi decenni dopo il crollo dell’impero sovietico grazie alla supremazia americana che apparentemente sembrava eterna.
Papa Francesco opera nel mezzo di uno sconvolgimento multiplo causato in larga parte dal manifestarsi di un nuovo soggetto: il populismo sovranista xenofobo e tendenzialmente suprematista, con preoccupanti accenti nazional-clericali. L’Europa e l’Italia di Bergoglio non sono più quelle di Karol Wojtyla.
L’irrompere del sovranismo ha portato in Italia – per quanto riguarda i rapporti tra politica e Chiesa cattolica – un fenomeno inedito nella storia repubblicana: l’emergere di leader e raggruppamenti politici in frontale opposizione al pontefice regnante. Salvini, che a Milano – con una precisa manipolazione dei simboli religiosi – sventola il rosario invocando l’aiuto della Madonna per le elezioni europee, è il primo antipapa politico della storia italiana contemporanea.
Non è folclore, è un segno dei tempi: la comparsa sulla scena internazionale di movimenti politici “salvifici”, che agitano il vessillo ...
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