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Fulvio De Giorgi
È indubbio che nella storia contemporanea della Chiesa cattolica il momento principale di svolta periodizzante è stato il Concilio Vaticano II: visto sia come compimento finale della riforma cattolica iniziata dal Tridentino sia come avvio di una fase innovativa, solo parzialmente abbozzata e da portare avanti nel periodo successivo.
I predecessori dal Vaticano II fino ad oggi In questa prospettiva storica, dunque, la continuità/discontinuità è da valutare tra papa Francesco e i suoi predecessori post-conciliari. E ciò da due diversi punti di vista: uno interno e uno esterno.
Il punto di vista interno è quello della figura e del magistero di papa Francesco considerati iuxta propria principia. Per essere sintetici possiamo prendere come guida un suo testo significativo e recente: il discorso alla Curia romana del 21 dicembre 2019.
Francesco chiarisce lo stile e il senso della sua riforma, tra continuità e cambiamento: «tale riforma non ha mai avuto la presunzione di fare come se prima niente fosse esistito; al contrario, si è puntato a valorizzare quanto di buono è stato fatto […]. È doveroso valorizzarne la storia per costruire un futuro che abbia basi solide, che abbia radici e perciò possa essere fecondo. Appellarsi alla memoria non vuol dire ancorarsi all’autoconservazione, ma richiamare la vita e la vitalità di un percorso in continuo sviluppo. La memoria non è statica, è dinamica. Implica per sua natura movimento. E la tradizione non è statica, è dinamica, come diceva quel grande ...
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