
IN PRIMO PIANO
MichaelDavide Semeraro
La mia proposta, in vista del Sinodo sulla famiglia, è di sostituire al termine “famiglia” il termine “casa”. Se infatti il termine “famiglia” rischia non solo di dividere ma soprattutto di ferire, il termine “casa” non può che accomunare. Se preferissimo il termine “casa” (cfr Lc 9, 24) a quello di “famiglia”, forse sarebbe più facile porci in un atteggiamento di umile accoglienza di tutte le realtà in cui uomini e donne vivono la loro avventura umana, soprattutto quando si fa alleanza per affrontare insieme la vita, spesso segnata da complessità non cercate, ma che vanno comunque patite, sofferte insieme e, possibilmente, accompagnate e sostenute con spirito fraterno e umana solidarietà. Ormai molte delle nostre case non assomigliano più tanto a quella di Nazaret, né forse neppure a quella di Betania o a quella di Cana di Galilea. La case di Levi e di Zaccheo Si potrebbe dire che molte delle case, in cui gli uomini e le donne del nostro tempo vivono con i loro bambini e spesso anche con i loro vecchi, assomigliano di più alla casa di Levi: un luogo di passaggio di amici, di conoscenti, di gente con cui si condivide una storia. Non saremo mai abbastanza toccati e consolati dal fatto che, quando il Signore Gesù chiama Levi-Matteo a seguirlo, non gli chiede di cambiare compagnia e, persino,sembra non gli chieda di abbandonare i suoi amici e le sue abitudini. Laddove ci aspetteremmo una rottura assoluta con il suo mondo di relazioni ... Leggi tutto