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QUALI STRADE VERSO DIO?

La tesi di Vito Mancuso è che la fede non si deve basare sull’autorità, ma sull’autenticità. Quindi, non si può fondare sulla Bibbia e sulla Chiesa. È l’Io che trova Dio. Ciò che mi definisce come uomo è interiore a me stesso, scrive Mancuso. Un principio di autenticità che è all’origine del bene morale dentro la persona umana, ma subito aggiunge che lo stesso principio è anche all’origine del mondo fisico. E che si è manifestato supremamente in Gesù.

Secondo Mancuso, la Chiesa e la Bibbia, per le loro contraddizioni, non sono punti d’appoggio sufficienti per la fede in Dio. Rivendica il proprio legame con esse, ma ritiene che oggi, di fronte al pensiero scientifico, al pensiero laico e alla pluralità delle religioni, sia necessaria una teologia filosofica che risalga a un principio universalmente accettabile. Lo indica come un’armonia universale che si può riscontrare nelle leggi fisiche, biologiche, nelle formalizzazioni filosofiche come l’etica kantiana e nel messaggio delle diverse religioni. Un’armonia orientata al bene, all’amore, alla crescita della vita.

In termini cristiani la definirebbe una creazione continua, un’evoluzione verso il Cristo cosmico, verso il Regno. Un’evoluzione che è l’agire di un Dio che ama ogni particella della realtà. La storia e il messaggio di Gesù sarebbero perciò una manifestazione particolare, seppure la più alta e completa, di questa armonia universale.

È una prospettiva affascinante, che si riallaccia a pensatori e mistici di varie epoche e culture e a cui lui offre buoni argomenti.

Trovo, però, che da un punto di vista formale si possa rimproverare alla prospettiva di Mancuso che il mettere assieme discorsi scientifici, filosofici e religiosi di ogni latitudine risulti alla fine arbitrario e troppo semplicistico. Sono davvero così convergenti, o è una forzatura? A mio parere, si possono trovare i punti di contatto, ma le differenze non sono così facilmente superabili. È un grosso problema epistemologico.

Inoltre, da un punto di vista sostanziale, ritengo che siamo esseri storici, siamo dentro il tempo. Con la nostra mente possiamo provare ad astrarci dal tempo, dalla nostra condizione storica, ma di fatto non possiamo prescinderne.

Se la nostra condizione è storica, la strada verso Dio deve essere dentro la storia.

E il cristiano riesce a credere questo sia possibile, solo mettendosi in preghiera in ascolto del Vangelo, dei gesti e delle parole di Gesù di Nazaret in cui l’esperienza di fede riconosce un fondamento autentico, nonostante l’impossibilità di una dimostrazione storica certa e incontrovertibile. Una seconda via storica a Dio sono le persone che riescono ad amare gratuitamente come Gesù. Non importa se atee, cristiane, musulmane o buddiste. Solo a partire da questa storicità, si può ammettere come possibile una verità universale, una verità di cui poter  trovare i segni in ogni uomo e in ogni fede sincera. Non è un’esperienza solo soggettiva, perché il cammino personale si interseca con il cammino di altri – con le loro voci, le loro scelte, le loro esperienza – per cui non c’è solo “Io e Dio”, ma un “noi”, che è la Chiesa la cui realtà oltrepassa l’istituzione con le sue infedeltà.

Perciò, nonostante le contraddizioni rinvenibili nella Bibbia e nella Chiesa, in seguito alla ricerca storica e alla riflessione esegetico-teologica, è la persona di Gesù che manifesta i tratti di questa verità in cui la ragione coincide con un amore universale e gratuito. È dal Cristo storico che si ricava la fisionomia del Cristo cosmico.

Qui si apre uno spazio di riflessione e di dialogo su un’opera che pone il problema ineludibile di una formulazione razionale del discorso di fede, per confrontarsi con altri, e che contiene una serie di sollecitazioni importanti per la teologia cattolica: la necessità di una visione religiosa non in contraddizione con la scienza; il mettere in primo piano una fede che trova la verità nella libertà; il non ignorare le zone d’ombra di certe formulazioni dottrinali e della storia ecclesiale; il volere il bene, nient’altro che il bene.

Christian Albini

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