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SCUOLA E RELIGIONI

Per gli interessati alla “pedagogia del religioso” Flavio Pajer è lo specialista italiano che, in quarant’anni di ricerche, più si è addentrato in una tematica che, per una società avanzata come la nostra, dovrebbe essere diventata europea e studiata comparativamente per evitare, attraverso il confronto, di rendere ideologico il fatto religioso.

Infatti, in Italia l’insegnante di religione non sempre è solito collocare la sua materia all’interno della pedagogia generale; in particolare il problema dell’ora di religione, pur nel limite concordatario cattolico, è sempre stato terreno di scontro tra posizioni che, nonostante debbano riguardare la libertà di scelte personali, sono diventate politicamente divisive.

Flavio Pajer, un uomo religioso consapevole di fare scienza – come risulta chiaro a chi si sia imbattuto su internet in un numero del bollettino EREnews, documenti, attualità, bibliografia sulla gestione del religioso nello spazio pubblico educativo e accademico in Europa – ha scritto libri che indagano, approfondiscono e interpretano le varie modalità per portare in un mondo ormai plurale il fatto religioso.

I sistemi educativi vanno rinnovati confrontando la situazione italiana con quelli degli altri paesi europei. Tra le opere di Pajer L’UE e la sfida delle religioni (scritto con Ermanno Genre,2005), Di che Dio sei? (con G.Filoramo, 2011) e Dio in programma, Scuola e religione in Europa.

Ultimo esce quest’anno Scuola e religioni in Italia, di cui riferisco i titoli di alcuni capitoli per far percepire lo spessore dell’opera: “La religione scolastica ostaggio di riforme mancate”, “Venne l’intesa, e fu I’Irc”, “Per uno statuto laico dell’istruzione religiosa in Italia”, “Per un profilo epistemologico della competenza religiosa”.

Pajer – che è stato direttore della rivista Religione e scuola e che oggi presiede il Forum europeo per l’IR ed è membro del Comitato Chiese/Scuola del Consiglio d’Europa – ritiene che la condizione attuale dovuta alla riforma concordataria abbia mortificato la conoscenza della religione per aver introdotto la facoltatività e l’anomalia nella valutazione proprio da parte di chi doveva essere interessato non a imporre un vincolo allo Stato, ma a dare senso ad una materia sostanzialmente laica e formativa.

Chi è interessato ad avere una scuola pubblica “di tutti” troverà le ragioni per approfondire problemi che non sarebbero dovuti diventare ideologici, perché la libertà religiosa ha bisogno della conoscenza di che cosa abbia significato e ancora significhi il fatto religioso, unilaterale ed esclusivo. Infatti il Concordato soffoca la via diretta di una riforma immediata: anche per questo non solo il docente, ma pure il politico può trovare utili spunti per inventare vie di fuga normative che facciamo della storia delle religioni un punto di adeguamento didattico ineludibile.

Giancarla Codrignani 

Flavio Pajer, Scuola e religioni in Italia, Aracne, Roma 2019, pp. 415

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