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SHOAH. PER NON DIMENTICARE

 

Auschwitz.  Una spaventosa fabbrica di morte
Intervento del Presidente della Repubblica alla celebrazione del Giorno della Memoria (27 gennaio 2021)

Ricordare, espressione di umanità
Appello di papa Francesco al termine dell’Udienza Generale del 27 gennaio 2021

 La precisione nell’atrocità
Ricordo di una visita a Dachau (Fabrizio Solchi – Gruppo operativo di Viandanti)

 

Auschwitz.  Una spaventosa fabbrica di morte

Intervento del Presidente della Repubblica alla celebrazione del Giorno della Memoria (27 gennaio 2021)

[…]
Sono passati vent’anni da quella legge che ha istituito il Giorno della Memoria, dedicato al ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. E, tutte le volte, ci accostiamo al tema della Memoria con commozione e turbamento; e sempre pervasi da inquietudine, dubbi e interrogativi irrisolti.

Perché Auschwitz – che simboleggia e riassume tutto l’orrore e la lucida follia del totalitarismo razzista – racchiude in sé i termini di un tragico paradosso.
Si tratta, infatti, della costruzione più disumana mai concepita dall’uomo. Uomini contro l’umanità.

Una spaventosa fabbrica di morte. Il non luogo, l’inaudito, il mai visto, l’inimmaginabile. Sono questi i termini ricorrenti con cui i sopravvissuti hanno descritto il loro tremendo passaggio in quei luoghi di violenza e di abiezione. Lo abbiamo ascoltato poc’anzi ancora dalle parole di Sami Modiano.

Un unicum, nella storia dell’umanità, che pur è costellata purtroppo di stragi, genocidi, guerre e crudeltà. Una mostruosa costruzione, realizzata nel cuore della civile ed evoluta Europa. In un secolo che pure si era aperto con la speranza nel progresso, nella pace e nella giustizia sociale e con la fiducia nella scienza, nella tecnica e nelle istituzioni della democrazia.

I totalitarismi della prima metà del Novecento – e le ideologie che li hanno ispirati – hanno arrestato la ruota dello sviluppo della civiltà, precipitando larga parte del mondo nella notte della ragione, nel buio fitto della barbarie, in una dimensione di terrore e di sangue.

Ricordare e far ricordare a tutti il sacrificio di milioni di vittime innocenti – ebrei in maggior parte, ma anche rom e sinti, omosessuali, oppositori politici, disabili – esprime dunque un dovere di umanità e di civiltà, che facciamo nostro ogni volta con dolorosa partecipazione.

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Ricordare, espressione di umanità

Appello di papa Francesco al termine dell’Udienza Generale del 27 gennaio 2021

Oggi, anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, si celebra la Giornata della memoria.
Commemoriamo le vittime della Shoah e tutte le persone perseguitate e deportate dal regime nazista.
Ricordare è espressione di umanità.
Ricordare è segno di civiltà.
Ricordare è condizione per un futuro migliore di pace e di fraternità.
Ricordare anche è stare attenti perché queste cose possono succedere un’altra volta, incominciando da proposte ideologiche che vogliono salvare un popolo e finiscono per distruggere un popolo e l’umanità.
State attenti a come è incominciata questa strada di morte, di sterminio, di brutalità

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La precisione nell’atrocità

Ricordo di una visita a Dachau (Fabrizio Solchi – Gruppo operativo di Viandanti)

Quando visitai  Dachau e i luoghi di preghiera delle varie confessioni religiose, poste alla fine del campo, mi accorsi che il tempio degli Evangelici era a semicerchio. La stranezza mi parve subito evidente, le spiegazioni mi sono venute in soccorso: i comandanti del campo avevano l’ossessione dell’angolo retto, e per contrastare questo modo di essere e di pensare, gli Evangelici avevano costruito il loro ricordo in tondo, senza spigoli, visione aperta.
L’angolo retto era la vita del campo e anche i pagliericci degli schiavi, dovevano essere giornalmente governati a 90 gradi con l’ausilio di due bastoni.

“Quando entrate nella chiesa vi accorgerete di due particolari di costruzione : innanzitutto manca l’angolo retto. E questo in un luogo dove l’angolo retto dominava in tutto. Il campo, il piazzale dell’appello, il cavalletto della bastonatura, ogni fondamenta – dappertutto domina l’angolo retto.
L’architetto, Prof. Helmut Striffler di Mannheim, percepì questo tipo di angolatura retta proprio come un simbolo del sistema omicida nazionalsocialista. Anche lo scrittore Thomas Mann parlò una volta della “precisione nell’atrocità”. La forma della chiesa della riconciliazione vuole quindi essere contrapposta a tutte le istituzioni ad angolo retto di questo sistema del terrore.”  (dal sito web Evangelische Versohnungskirche in der KZ-Gendenkstatte Dachau).

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