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SUPERARE GLI STERILI DUALISMI

«Padre Radcliffe affascina: ti lega con il suo stile e i suoi contenuti, profondi, ma presentati in modo gradevole, simpatico. Il suo humour spesso sorprende, perché da sempre siamo abituati al fatto che i discorsi seri vanno affrontati in modo serio. E invece è proprio questa la magia delle sue riflessioni: pur essendo profondamente aderenti alla vita, le parole di padre Timothy portano in alto, elevano lo spirito, appassionano a visioni belle di futuro, che danno senso al nostro essere cristiani e ci fanno amare profondamente e autenticamente Dio e il mondo» (dalla Prefazione di Paul Renner).

Il domenicano Timothy Radcliffe, ordinato sacerdote nel 1971, attivamente impegnato nel movimento per la pace e nel ministero pastorale anche fra i malati di AIDS, è stato maestro generale dell’ordine dal 1992 al 2001. E’ uno scrittore e conferenziere di fama internazionale. Il testo raccoglie alcuni suoi recenti interventi che delineano uno stile cristiano per il presente.

Il volume è diviso in tre parti: anzitutto una serie di conferenze riassunte nel titolo “La parola di Dio in un mondo globalizzato”; una seconda parte più specifica sul tema “Vita religiosa e il sacerdozio, segni del regno”; e infine una raccolta di omelie e una conferenza presentate sotto il titolo “Predicare oggi: una conversazione con la comunità”.

P. Radcliffe indica una terza via tra il ghetto cristiano e l’annacquamento del Vangelo, che è poi la via conciliare della Gaudium et Spes. Una via quanto mai necessaria oggi perché, se da una parte nella nostra società sembra non esistere più “la differenza cristiana” come è solito dire fr. Enzo Bianchi, dall’altra la tentazione di rinchiuderci in una cittadella fortificata (che non ha nulla a che vedere con una comunità evangelica)è molto forte in molti. Così si finirebbe per trovarsi molto bene in quel nido confortevole descritto da p. Timothy, mentre ci viene chiesto ben altro. Arroccarci nelle nostre certezze di bravi cattolici e guardare così il mondo dall’alto, disprezzando quanti cristiani non sono farebbe di noi dei farisei o peggio dei disertori del Vangelo.

Ed ecco allora la proposta, evangelica e conciliare, di Radcliffe: “dobbiamo stare con le persone, condividere i loro problemi … e andare a scoprire insieme una parola che va condivisa”. Perché non basta brandire il crocifisso come fossimo ai tempi di Costantino, forse ci viene chiesto, oggi come ieri, di mettere in pratica ciò che significa la croce per noi: “avevo fame, ero ignudo, carcerato … qualunque cosa avrete fatto al più piccolo, l’avete fatta a me”. E questo è ben diverso da una gratificante conferenza parrocchiale o di movimento, utile sì, ma non affatto sufficiente.

“Le nostre chiese non devono diventare dei rifugi per sfuggire la modernità – scrive p. Radcliffe – devono piuttosto diventare delle case capaci di accogliere l’umanità intera, con utti i suoi drammi”.

“In genere i nostri modi di vedere il mondo sono profondamente dualistici: giorno/notte, buono/cattivo, bianco/nero, maschio/femmina, corpo/anima. Spesso questi dualismi sono il segnale delle opposizioni che conferiscono identità: noi/loro, giusto/sbagliato, repubblicano/democratico, sinistra/destra, gesuita/domenicano! La nostra politica, i nostri sport, le nostre questioni e rivalità d’amore: tutto di solito è dualistico. Ma ritrovare noi stessi in un amore trinitario significa essere liberati da queste opposizioni binarie. Ritroviamo noi stessi dentro all’amore del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre che è lo Spirito santo. Questo è un amore che è assolutamente reciproco, ma fecondo al di là di se stesso. Quindi essere coinvolti all’interno della vita trinitaria ci conduce al di là delle anguste e limitate infatuazioni, degli antagonismi in cui sono confinati gli esseri umani. Siamo condotti dentro uno spazio che è sempre più grande”.

Forse nel XXI secolo siamo chiamati ad essere cristiani e basta, o meglio sforzarci di diventarlo giorno dopo giorno, senza giudicare gli altri.

Maria Teresa Pontara Pederiva

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