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La "globalizzazione dell'indifferenza", denunciata da papa Francesco nella sua visita a Lampedusa nel 2013, a distanza di tredici anni è rimasta intatta e, con altre parole, ci è stata ricordata dal nuovo Vescovo di Roma nell'omelia tenuta il 4 luglio scorso sempre a Lampedusa. Un testo che, pur nella sua pacatezza, sollecita fortemente le nostre coscienze e la nostra azione. Il titolo che abbiamo dato all'omelia come i titoletti che intervallano il testo sono di natura redazionale.
Leone XIV Vescovo di Roma
Dio ci ama sempre per primo. La bellezza del mare, di quest’isola e dei vostri volti è un riflesso della sua iniziativa gratuita: l’amore ci precede, ci circonda e ci raduna. Sono grato al Signore di potervi visitare, sulle orme di Papa Francesco, che l’8 luglio 2013 volle venire a Lampedusa nel suo primo viaggio da Successore di Pietro.
Sulla via che scendeva da Gerusalemme a Gerico Gli Apostoli, come sapete, hanno navigato nel Mediterraneo e sperimentato l’ospitalità degli abitanti delle sue isole e delle sue coste, da millenni crocevia di civiltà. Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto. In questo senso, la parabola del buon Samaritano, appena proclamata, descrive una storia che continua (cfr Lc 10,25-37) e l’Enciclica Fratelli tutti ci ha aiutato a rileggerla nelle drammatiche circostanze storiche in cui siamo ...
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