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PACIFICI, PACIFISTI E PACIFICATORI

Questo è un libro urgente. Si è sedimentato in me negli anni, a partire dalla prima guerra del Golfo (1990) allorché ci si interrogò su un conflitto discusso e discutibile che coinvolgeva direttamente l’Italia. Molte considerazioni fatte allora e via via accumulate sono riemerse negli anni seguenti davanti alla serie di guerre tremende che hanno in vario modo coinvolto non solo gli U.S.A. ma l’Unione Europea (o alcuni suoi Stati) e l’Italia. Constato che la mia generazione non è andata al fronte, ma ha vissuto un fronte interiore, una lacerazione, una battaglia, soprattutto quando si sono presentati i drammi dei Balcani, della lotta al terrorismo islamico, all’Isis, fino all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia (una guerra in Europa), e alla recrudescenza del conflitto israelo-palestinese con l’attacco ingiustificabile e orribile di Hamas del 7 ottobre 2023 e la risposta inumana su Gaza; eventi che impongono un urgente, appunto, supplemento di riflessione.

Il conflitto tra interventismo e pacifismo, tra realismo politico e profezia evangelica, tra uso della forza e nonviolenza, ha scosso le coscienze quando ci siamo resi conto che occorreva decidere da che parte stare. La questione morale e la questione politica diventano oggi questioni di tutti. Anzi, s’intrecciano, si sommano e impongono riflessioni e una partecipazione responsabile.

Soprattutto per chi, come me, si riconosce nelle parole del Vangelo, nei moniti, sempre più forti e chiari, anche della Chiesa. Dagli anni ’60 le parole dei Papi, di altissimo livello, sono state ferme nella condanna della guerra e per questo sovente sbeffeggiate e relegate ai margini del dibattito. In realtà proprio le istanze del Vangelo e del pacifismo, non solo cristiano, si sono mostrate forze consistenti e provocanti, voci capaci di intercettare anche coloro che hanno nutrito un certo sospetto, e non lesinato critiche, all’apparato ecclesiastico.

Nello stesso tempo confesso un certo disagio verso parole e posizioni di un pacifismo nel quale, se comunque ritrovo la sostanza delle mie convinzioni, noto un approccio massimalista alle questioni. Non solo i dubbi emergenti in me davanti alle complesse vicende, quanto un sentore di posizioni ideologiche, “senza se e senza ma” che sottraggono alla partecipazione piena alle responsabilità del mondo. Una ricerca della pace ideale che non fa i conti con la pace possibile nella storia mondana.

S’insinua il dubbio, lacerante per un cristiano, di venir meno alla via evangelica che Gesù ha tracciato, certamente critica verso gli accomodamenti, alla “ragionevolezza” – diceva mons. Luigi Bettazzi – del mondo.

Dunque, qual è il posto del discepolo di Gesù nel dinamismo tra giustizia e amore, fedeltà alle convinzioni morali esigite dalla fede e dovere di responsabilità pubblica richiesta dall’essere cittadini? Qual è il posto dell’uomo di “buona volontà”?

Sento la necessità di discorrere con me stesso e, mi auguro, con chi vorrà leggermi. Nessuna pretesa di dettare soluzioni, ma di dare voce più chiara, ordinata e motivata, alle posizioni che si agitano da sempre e oggi più intensamente.

Darsi una ragione, farsi un’idea. Senza, dunque, pretendere di discernere la totalità dei problemi che chiedono competenze storiche e specialistiche che non posseggo. Un discorrere in forza delle opinioni maturate nel tempo che, per quanto parziali e provvisorie, spero non inficiate da errori, determinano i passi quotidiani, i giudizi, gli orientamenti, le scelte decisive. Un “discorso”, un fluire di parole nella speranza che possano farsi liberanti, creatrici di speranza.

Se il loro contesto è intracristiano, il tenore è rivolto a tutti, anche perché ritengo che il messaggio di Gesù non sia altro che il dono dell’umano compiuto.

Scopi e connotati di questo percorso mi hanno portato a concentrarmi solo su alcuni aspetti a me più presenti: al centro, come detto, il rapporto tra testimonianza (evangelica) della pace e responsabilità politica. Il che mi spinge a focalizzare il ruolo dell’uomo pacifico, dei pacifisti, affinché siano effettivi pacificatori. È un po’ imbarazzante, offrire queste poche cose davanti alla montagna di esperienze e riflessioni di chi vi ha speso la vita, nonché alla mole di pubblicazioni che il tema della guerra e della pace ha accumulato.

Per dire la consapevole limitatezza del lavoro, ho evitato l’apparato di note e limitato la bibliografia ai testi a me più disponibili e, negli anni, divenuti significativi.

(Dalla “Premessa” pp. 7-9)

Fabrizio Filiberti, Guerra e pace. Pacifici, pacifisti, pacificatori, Il mio libro, Torino, 2025, pp. 240.

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