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IL CRISTIANESIMO “DI LEPANTO”

Paolo Bertezzolo

In un momento così difficile, ma anche così ricco di possibilità, della storia del nostro paese, dal rapporto con la realtà politica e civile possono aprirsi per la Chiesa cattolica prospettive contrastanti tra loro. La cosa è particolarmente evidente se si prende in considerazione la Lega Nord.

Conflitti e convergenze
Il rapporto col movimento bossiano nel corso degli ultimi vent’anni di storia italiana, è stato diverso a seconda dei temi con cui si è misurato. È stato, e rimane, conflittuale sulle questioni dell’unità del paese, della solidarietà, dell’immigrazione, della multietnicità, dell’attenzione al Sud e delle tematiche interreligiose, soprattutto riguardanti l’Islam. Su altri temi, invece, il rapporto è stato più articolato e vario. Si sono manifestate «vicinanza» e «consonanza» tra Chiesa e Lega allorché sono emerse, nel dibattito politico e nelle scelte parlamentari, le questioni connesse ai cosiddetti «valori non negoziabili». Anche la difesa dell’«identità» religiosa può diventare un terreno d’incontro tra la Chiesa e la Lega. Lo si è visto nella vicenda della presenza del crocifisso nelle scuole e nei pubblici uffici.

Secessione, localismo, xenofobia, …
Quale delle due dimensioni prevarrà? Quella dello scontro o quella dell’incontro? La Chiesa italiana non potrà mai appoggiare l’obiettivo della secessione della “Padania”, che resta in capo allo Statuto del movimento e che è stata ribadita ancora nel settembre scorso da Bossi nell’annuale rito pagano sulle rive del Po e a Venezia. La Chiesa, infatti, che si ritiene artefice dell’unità profonda, insieme culturale e spirituale, che costituisce il fondamento, l’essere stesso dell’Italia, con tale unità oggi si identifica completamente.
Anche sugli altri temi che stanno alla base dello scontro tra la Chiesa e la Lega è difficile immaginare che si arrivi a un superamento del conflitto. Riguardano infatti, come nel caso degli immigrati, diritti fondamentali della persona e valori proclamati con grande chiarezza nel testo biblico. Razzismo e xenofobia, presenti in diverse posizioni della Lega, sono inconciliabili con il vangelo. Lo stesso «localismo» leghista, che include il desiderio di difendersi dai “diversi” ed escluderli, è contrario ai valori del «bene comune» e della «persona», cardini della dottrina sociale della Chiesa. Insomma: si potrebbe concludere che tra Chiesa cattolica e Lega Nord nessuna sintonia e, quindi, neppure alcun accordo di fondo sarà mai possibile.

L’improbabile vicinanza sui temi etici
Tuttavia il tema si fa delicato quando investe alcune questioni di principio. Il magistero ecclesiale che va contro il «relativismo etico» e il «soggettivismo» sembra sostenuto dalla Lega Nord. Il «relativismo» e il «sincretismo» religiosi, contro cui mette in guardia la Chiesa, paiono negati dall’affermazione leghista di voler difendere il cristianesimo e la tradizione religiosa, al punto che anche esponenti di primo piano del Vaticano come monsignor Rino Fisichella hanno sostenuto che tra la Lega Nord e la Chiesa sul terreno dei valori etici vi è vicinanza di posizioni. Ma come “accettare”, in questa prospettiva, i punti più eversivi del programma della Lega Nord, inconciliabili, come visto, col Vangelo e con il magistero della Chiesa?

Cristianesimo pre e anticonciliare
La Lega Nord, inoltre, sostiene un cattolicesimo tradizionalista e anticonciliare, il cristianesimo “di Lepanto”, come più volte è stato ribadito da Bossi e dai maggiori esponenti leghisti. Essa, poi, è un movimento totalizzante, portatore di una visione globale e organica, chiara nei suoi aspetti fondamentali, anche se mai compiutamente definita, che intende raggiungere un’egemonia completa del territorio cui si riferisce.
Anche la Chiesa, dunque, secondo il movimento leghista deve adeguarsi ai propri obiettivi e alla propria “visione”. In altre parole, deve “padanizzarsi”. Inoltre della religione che la Lega Nord propone il neopaganesimo fa parte integrante. Il “Dio Po” e il cristianesimo non sono visti affatto dai leghisti in contrasto tra loro. Segno evidente che quella che viene evocata non è una fede, ma una «religione civile», un elemento di identificazione culturale, etnico, politico. Il cristianesimo di cui parla il Carroccio è funzionale alla xenofobia e all’islamofobia: niente a che vedere con la fede in Gesù Cristo.

Un consenso acritico
Tuttavia a livello territoriale la Lega Nord ha raccolto nel tempo un consenso consistente tra i cattolici. Questo fatto costituisce una sfida per la Chiesa. Dimostra una mancata sedimentazione tra i credenti di quel cristianesimo consapevole e critico che è stato proposto dal Concilio, a vantaggio di una religiosità, propugnata dal leghismo, ridotta alla dimensione rituale/culturale. Ciò chiama in causa il significato profondo dell’annuncio evangelico e interpella la catechesi e la pastorale della Chiesa, in particolare per come sono state realizzate fino ad oggi. Ma chiama in causa anche i valori della laicità dello stato e del pluralismo etico e religioso.

Chiesa in bilico tra due opzioni?
Oggi, in particolare, il compito della Chiesa cattolica e dei credenti è imparare sempre meglio a evangelizzare nel pluralismo culturale (ma anche di Chiese cristiane), che non significa affatto resa al «relativismo» o perdita dell’identità, e che implica la capacità di dialogo autentico. Il contrario della chiusura e dello scontro.
Esiste, comunque, davvero la possibilità di una saldatura tra Chiesa e Lega. Se avvenisse, si tratterebbe, probabilmente, di una nuova edizione del «temporalismo» cristiano, utile magari a far approvare leggi che recepiscano “valori sensibili”, ma pericoloso per la fede.
Esiste tuttavia anche un’altra possibilità: che la Chiesa colga l’occasione della sfida in atto per ripensare al proprio modo di porsi, senza tornare indietro, a posizioni «antimoderne». In gioco, in definitiva, è la fedeltà al Concilio.

Paolo Bertezzolo
Membro del Gruppo per il Pluralismo e il Dialogo (S. Zeno di Colognola ai Colli / VR), che aderisce alla Rete dei Viandanti.
Autore del volume Padroni a chiesa nostra. Vent’anni di strategia religiosa della Lega Nord, EMI, Bologna 2011.

2 Commenti su “IL CRISTIANESIMO “DI LEPANTO””

  1. Celebrare perché?
    Il 7 giugno 2010 San Donà di Piave, comune ad amministrazione leghista, festeggiò la “vittoria sacra”: così recitava il manifesto che la bandiva.
    Innanzi tutto credo che sia indispensabile spiegare che per vittoria “sacra” s’intende la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.
    Si trattò di una battaglia navale tra la flotta ottomana – musulmana- e la flotta della Lega “santa” – cristiana- e la sua importanza consisté nel fatto che fu la prima vittoria riportata dai cristiani dopo ben otto sonore sconfitte subite.
    Questi bravi cristiani – Venezia, Spagna cattolicissima con i suoi possedimenti italiani, Napoli e Sicila, lo Stato della chiesa, Genova, i Cavalieri di Malta e il Ducato di Savoia, si coalizzarono.
    La coalizione nasceva- come spesso avviene- da un crogiuolo di motivazioni: motivazioni “nobili” ossia “religiose” e altre di carattere economico.
    Siamo troppo smaliziati dalla storia per non capire che le motivazioni “nobili” -quali l’imposizione del cristianesimo. La difesa della “Vera Religione”- che pure, da sempre, contraddicendo il Vangelo, sono state ritenute valide da parte dei papi per attaccare briga, guerre, mandare al rogo, squarciare etc. erano solo una facciata che nascondeva interessi economici giacché l’avanzata degli Ottomani metteva in serio pericolo i traffici nel Mediterraneo minacciando possedimenti e fondaci della Serenissima , vestigia che risalivano ai tempi in cui essa era stata la regina del traffico delle spezie.
    Fatto sta che entro sei mesi l’impero ottomano ricostruì la sua poderosa flotta; che oltre un secolo dopo i Turchi erano sotto le mura di Vienna, che Venezia dovette combattere altre lunghe guerre contro di loro e che finì con il perdere via via il controllo su tutte le isole e i porti che possedeva nell’Egeo fino alla sconfitta a capo Matapan del 1718.
    La vittoria “sacra” insomma servì ben poco a Venezia che non riuscì a riconquistare l’isola di Cipro e fu costretta dai suoi “alleati” a firmare un trattato di pace mortificante: insomma fu la classica vittoria di Pirro. Dimostrò sì che la flotta turca non era invincibile, ma che gli scopi, sia i presunti “nobili” sia economici per cui Venezia si era mossa, erano falliti, giacché da quel momento, sotto la protezione dell’ impero Ottomano, i paesi del Magreb rialzarono la testa e tennero il Mediterraneo e Venezia in una condizione di scacco grazie ad azioni piratesche.
    Povero Sebastiano Venier che alla veneranda età di 75 anni combatté, seduto, uccidendo “gli infedeli” con la balestra che altri gli caricavano , date le di lui precarie condizioni di salute.
    Tuttavia ebbe il suo premio: nel 1577 divenne doge a 81 anni.
    In base a questi dati “di fatto” affermo che il 7 giugno 2010 San Donà di Piave ha festeggiato una supposta vittoria, che di sacro nelle guerre non vi è nulla, che si tratta di un belletto riesumato da un passato remotissimo e non esaminato da uno spirito culturalmente attento.
    A mio parere, tuttavia, l’aspetto più grave è la volontà di celebrare uno scontro di civiltà: quello scontro che le forze politiche attuali provinciali, reazionarie, razziste, (“i giusti” per dirla in breve) hanno messo da tempo in atto non in base ad una pur discutibile questione di identità, ma spinti sempre e soltanto dagli interessi economici e dai guadagni che l’industria del folklore, del localismo, della polenta e costicine procura.
    Come cittadina sandonatese- di origini pugliesi-credo che tanto sfarzo si sarebbe potuto convogliare in occasione della festa della repubblica che, guarda caso, cadeva qualche giorno prima e che , per contrasto, uscì ulteriormente svilita da questa bizzarra invenzione.

  2. Ho visto solo oggi l’esistenza di questa pagina web che, immagino cristiano-cattolica.
    Concordo sull’esame Chiesa-Lega. La prima dovrebbe essere depositaria della Rivelazione che nulla ha a che vedere con la seconda, sostanzialmente pagana. Ma viviamo in un mondo in cui il gioco delle apparenze conta molto per cui intese e accordi sono sempre possibili, laddove è salvato il privilegio e l’ingresso di pecunia.
    Un appunto sul nome di questa associazione.
    Dal punto di vista cristiano, “viandandi” mal si associa con il Cristianesimo. E’ viandante colui che cammina per strada anche senza meta precisa. Puo’ essere viandante chiunque, senza scopo, idea, progetto, si muove per strada.
    “Pellegrini” è, invece, perfettamente cristiano: ha uno scopo, una idea, una direzione, un fine. Ma forse è “troppo” cristiano da dover essere messo da parte?

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