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Giancarlo Martini
Può sembrare abbastanza inattuale parlare di liturgia, o più precisamente di comunità celebrante, cioè del soggetto dell’azione liturgica (Sacrosanctum concilium n. 26), nel momento in cui, la pandemia da coronavirus sembra non dare tregua.
Una preziosa opportunità Siamo incessantemente invitati al distanziamento fisico, ad evitare la frequentazione di luoghi chiusi, a vedere gli altri come possibili pericoli per noi e a ritenere noi stessi un possibile pericolo per gli altri, a indossare mascherine e, per quanto riguarda la celebrazione dell’eucaristia, a non poterci dare una stretta di mano o un abbraccio al momento dello scambio della pace o a non poter fare la comunione con il pane ed il vino, a non poter vivere quindi pienamente i gesti propri della convivialità.
Ma, forse, proprio la situazione di crisi in cui siamo immersi potrebbe costituire una preziosa opportunità per interrogarsi sulla persistenza nelle nostre comunità di una mentalità della delega in campo liturgico, con il permanere di un comportamento passivo o tutt’al più da fruitore di un prodotto confezionato e somministrato da altri.
Non potrebbe essere questa l’occasione propizia per riscoprire altre modalità di essere una comunità di credenti, non riducibile semplicemente al “dire e ascoltare messa”, come pare avvenga per molti preti e laici battezzati?
Non potrebbe essere questo il momento opportuno per riscoprire da parte di noi laici la bellezza di liturgie domestiche in famiglia o tra famiglie, anche grazie alle nuove tecnologie che consentono abbastanza agevolmente collegamenti a ...
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