Home > Archivio > Editoriali > PER UNA CHIESA CAPACE DI IMPARARE DALLA STORIA

PER UNA CHIESA CAPACE
DI IMPARARE DALLA STORIA

Forum di Limena

L’iniziativa “Forum di Limena”, nata nel novembre 2018 negli ambienti ecclesiali del Nord Est, ci sembra offra spunti interessanti anche per l’ambito più ampio della Chiesa italiana. Tra i promotori ci sono laici, presbiteri e religiosi che si sono incontrati a Limena (Pd) per riflettere insieme sulla situazione dell’Europa, del Paese e delle Chiese Trivenete nel contesto attuale. Ne è nato il documento “Il futuro che vogliamo” che è stato presentato in un convegno il 6 aprile scorso e si prevede un secondo incontro di approfondimento da tenersi il prossimo 6 luglio.
Riportiamo qui il paragrafo sulla Chiesa, condividendo le riflessioni proposte e in particolare le constatazioni circa la mancanza di un’opinione pubblica e di spazi di confronto libero nella realtà ecclesiale Italiana.  
Il testo completo e ogni informazione su questa iniziativa “dal basso” si possono trovare nel sito
https://forumdilimena.com

*  *  * *

Come cittadini e come cristiani sentiamo profondamente le responsabilità imposte dal momento in cui ci troviamo. Siamo colpiti dal fatto che nelle comunità cristiane si parli troppo poco dei segni che accompagnano questi tempi e perciò abbiamo deciso di dire pubblicamente il nostro punto di vista. Non per imporlo, ma perché se ne discuta.

Lasciarsi interpellare dai tempi
In questi anni le nostre chiese, anche quelle del Triveneto, si sono sempre più ripiegate nei loro problemi interni: la mancanza di preti, le “ristrutturazioni”, le riorganizzazioni amministrative, il bisogno di laici in funzione parzialmente sostitutiva, l’interesse per il fatto religioso inteso in modi sempre più disincarnati, uniti alla delega crescente alle organizzazioni specializzate nel campo della carità e dell’accoglienza.

Ci chiediamo qui come le nostre chiese possano sentirsi interpellate dai tempi. C’è oggi un bisogno particolare di calarsi nella vita e nella storia, perché siamo incamminati a vivere tempi straordinari e quando un assetto sociale e politico può venire messo in discussione le tradizionali divisioni dei compiti non reggono più: tutti sono chiamati a esprimersi.

La storia non può rimanere fuori dalle chiese, non solo perché ciò è impossibile, e se si tenta di farlo ci si trova rapidamente a vivere il silenzio ipocrita di chi nasconde la testa sotto la sabbia, ma perché dalle esperienze che la storia propone la Chiesa ha molto da imparare.

Una Chiesa aperta, dove si discuta
La Chiesa può avere una grande funzione nel costruire una società riconciliata, più civile e anche più sicura. Ma perché questo accada, c’è bisogno di una Chiesa aperta, in continuo dialogo interno e con il mondo, non ripiegata su se stessa. È difficile accettare che le nostre chiese si dividano in modo silenzioso su questioni evangelicamente, eticamente e civilmente rilevanti, senza un dibattito e una riflessione. Dall’ispirazione evangelica non discende meccanicamente una sola etica; una pluralità di opzioni è possibile anche muovendo da essa, ma non tutte sono compatibili con i suoi principi e ci sembra che siano proprio questi oggi a venire talvolta dimenticati.

Bisogna perciò aprire la discussione. Se non lo faremo finiremo per trovarci con persone segretamente ostili una con l’altra, con pastori che faticano a riconoscersi nel sentire dei fedeli e che si chiedono cosa significhi fare servizio alla loro comunità. Segni di questo genere ci sono già. C’è bisogno di comunità ecclesiali capaci di parlare di quanto sta succedendo nel mondo e disponibili a farlo.

Saper gestire il conflitto
Questa apertura la dobbiamo anche per una ragione più di fondo, non legata al solo momento attuale. Le nostre comunità sono ancora ferme all’idea che la pluralità delle opinioni sia un limite; invece è ricchezza nella vita della Chiesa. Di ciò oggi siamo più consapevoli: gli ultimi due sinodi, sulla famiglia e sui giovani, hanno messo in luce che esistono profonde differenze di stili e di tempi tra le diverse chiese vive sparse nelle diverse regioni del mondo e che, proprio per questo, esse devono ascoltarsi e osservarsi non fingendo una unità di vissuti inesistente. […]
Riteniamo che, anche nella Chiesa, ci si debba abituare al fatto di avere opinioni diverse, che sanno stare insieme, che camminano insieme, influenzandosi e migliorandosi reciprocamente.

Il conflitto è ineliminabile, nella vita delle persone e della società. Sopprimerlo è pericoloso. Gestirlo, trasformandolo in confronto, è necessario. Non per illudersi di ritrovare una uniformità che non è mai esistita, ma per impedire che le differenze diventino divisioni irreparabili sull’ispirazione evangelica stessa.

La Chiesa soffre da troppo tempo dell’assenza di una opinione pubblica al proprio interno, che permetta di far emergere le diversità e di sviluppare il dialogo tra di esse. Ma, oggi più di ieri, una organizzazione senza opinione pubblica è destinata al ripiegamento.

Tutto ciò non può essere delegato a vescovi e pastori. È compito dell’intera comunità cristiana confrontarsi con la Parola di Dio e i segni dei tempi.

Mancano gli spazi per il confronto
C’è bisogno allora di dar vita a spazi in cui educarci reciprocamente a pensare il nostro tempo alla luce del Vangelo. Riconosciamo insieme che questi spazi oggi come oggi pressoché non esistono e che devono essere creati. Sappiamo molto bene che nelle nostre comunità sono presenti opinioni diverse sui temi qui affrontati. Possiamo accettare di vivere anche un certo conflitto all’interno di esse? Noi confidiamo sia possibile che la comune ispirazione e il senso cristiano dei limiti della politica possano dare spazio a una comunicazione non ostile, a un confronto non pregiudizialmente astioso; e ciò al di là della giusta comprensione del valore della politica come organizzazione della speranza e forma esigente della carità. Le comunità cristiane, fino a prova contraria, non sono un Talk show! Confidiamo anzi che questo possa essere un Forum di Limena contributo importante che i cristiani sono in grado di dare al fine di pacificare un dibattito pubblico sempre più avvelenato.

Per farlo dovremo darci alcune indicazioni di metodo: tentare almeno di deporre le armi; porci con un atteggiamento di dialogo argomentato e non urlato; accettare di confrontarci con i fatti e le conoscenze organizzate, non solamente con le opinioni.

Recuperare metodo e principi essenziali
La distinzione tra vero e falso è uno dei codici essenziali con cui ci rapportiamo alla realtà ed è alla base delle possibilità di comunicazione tra esseri umani. Non possiamo abbandonarla di fronte al dilagare delle frottole e del loro uso politico. Oggi abbiamo la possibilità di accedere con una certa facilità a una serie di dati e di studi che confermano certi fatti e ne smentiscono altri, senza rassegnarsi ad accettare solamente un elenco di titoli di giornali, di comunicati televisivi e di improvvisazioni sui social. Il primo dovere civico del cittadino è quello di informarsi, oltre che di richiedere una informazione obiettiva. Non si può spacciare qualsiasi verità come una semplice opinione, dobbiamo sentire il bisogno di cercarle queste verità; di confrontarci a partire da esse e di fronte al Vangelo.

Vogliamo allora osservare che, a nostro avviso, le premesse culturali e etiche oggi manifeste in parole che speravamo di non sentire più o implicite in certe scelte politiche contraddicono apertamente l’ispirazione evangelica e quei diritti (e doveri) fondamentali dell’uomo in cui riconosciamo anche i segni di tale ispirazione. Dobbiamo parlarne, perché principi essenziali, come la fondamentale uguaglianza degli esseri umani e l’idea che in quanto tali siamo tutti portatori di diritti, non sono più scontati, ma hanno bisogno di essere nuovamente proclamati e sostenuti.

2 Commenti su “PER UNA CHIESA CAPACE
DI IMPARARE DALLA STORIA”

  1. Totalmente d’accordo. Bello che sia iniziato questo lungo cammino fondamentale. Spero si allarghi all’intera penisola. Che generi un laicato o almeno una piccola parte dello stesso, consapevole del proprio indispensabile ruolo di possibile rilancio dei percorsi evangelici. Inutile sperare che papa Francesco possa “risolvere”… da solo più di un tanto … Rimbocchiamoci le maniche e cogliamo i segni dei tempi.

  2. Credo sia molto importante riscoprire i valori del vangelo interrogandoci sulla loro applicazione concreta nella società odierna, in un confronto in cui dare spazio alla ispirazione dello Spirito Santo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

ISTITUTO GIOVANNI PAOLO II PER LA FAMIGLIA
Un cambiamento per dialogare
con le scienze umane

XIII CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE
Verona, 29-31 marzo 2019

COMUNITÀ CRISTIANE
PROFETICHE, SE MISSIONARIE

DONNE, CHIESA, MONDO
Sulle dimissioni in blocco della redazione