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Coscienza: libera e forte

Sezione a cura di Piergiorgio Todeschini
Supervisione del prof. Giannino Piana

“o dignitosa coscienza e netta,
come t’è picciol fallo amaro morso!”
(Purgatorio, Canto terzo)

Sì, partiamo proprio dall’elogio della coscienza del padre Dante (forse uno degli aspetti più caratteristici del suo umanesimo), viandante laico del Trecento, in cammino nel regno della purificazione.
Per sentir risuonare con lo stesso rilievo e negli stessi termini il medesimo elogio da parte della Chiesa cattolica bisogna attendere il Novecento con il Concilio Vaticano II.
“Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell’intimità del cuore: fa’ questo, evita quest’altro.
L’uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore; obbedire è la dignità stessa dell’uomo, e secondo questa egli sarà giudicato.” (Gaudium et spes, 16)
A distanza di quasi cinquant’anni dalla stesura di questo documento forse nella Chiesa resta ancora del cammino da compiere per comprendere, approfondire criticamente e arricchire il messaggio conciliare sulla coscienza e adottare comportamenti conseguenti. Oggi si richiede infatti, per dirla con Piana, l’abbandono di “anacronistiche posizioni moralistiche” che ribadiscono, assolutizzandole, “rigide normative del passato”. Oggi si richiede di “sollecitare la riflessione attorno a temi vitali come la ricerca del senso o la discussione circa i contenuti valoriali che vanno posti alla base delle scelte personali e collettive”, con fiducia in un’umanità rinnovata (Rocca, n. 6/2013, pp.18-19).
Questa sezione intende documentare sui vari significati che la coscienza assume nel dibattito contemporaneo in relazione a grappoli di temi-problemi che condensano i segni dei tempi.
Si esamini questo fatto abbastanza recente.
“In coscienza non posso disobbedire a Dio” scrive l’8 aprile 2011 il louisiano p. Roy Bourgeois, 73enne prete cattolico, al suo superiore generale che gli ha intimato di ritrattare le proprie posizioni a favore del sacerdozio femminile. Il rifiuto di tradire la sua coscienza – che difficilmente si potrebbe giudicare non “ben formata” – gli costa l’espulsione dalla congregazione religiosa e la laicizzazione il 4 ottobre 2012.
C’è bisogno, non solo nella Chiesa, di ridare senso pratico ai concetti – che paiono annebbiati – di dignità, di libertà di coscienza, della sua formazione e sensibilizzazione (coscientizzazione) personale e sociale, primariamente sulle grandi tematiche relative ai diritti individuali e collettivi e alla giustizia sociale. (p.t.)