Home > Rubriche > Ad alta voce > Coscienza: libera e forte > Libertà e formazione della coscienza

Libertà e formazione della coscienza

” …coscïenza m’assicura,
la buona compagnia che l’uom francheggia
sotto l’asbergo del sentirsi pura.”
(Dante, Inferno XXVIII, 115-117)

Questa volta i versetti dell’Inferno dantesco – a differenza di quelli messi ad apertura della introduzione alla rubrica sulla coscienza – hanno bisogno di ‘traduzione’, ma meritano di essere posti in testa alla nostra presentazione del tema libertà e formazione per la loro calzante pertinenza. Allora, un po’ liberamente, diciamo che alle nostre orecchie essi possono suonare così: “la coscienza di dire la verità mi dà coraggio, è la buona compagnia che ispira franchezza, offrendo all’uomo la difesa che a lei viene dal sentirsi limpida.” Ancor più liberamente si può dire: la coscienza (ben formata, s’intende) è persuasa di dire il vero e per questo non teme l’autenticità della franchezza (libertà) di fronte a qualsiasi potere che la contrasta. È il non facile programma che vogliamo affrontare in queste nostre righe.

Molto prima dell’autocoscienza
Non crediamo possibile entrare nel vivo di questo discorso senza raccogliere quanto le scienze umane nel corso del 900 hanno offerto circa la nascita, l’origine, la costituzione della coscienza, imprimendo alla questione una svolta sorprendente. L’intimo sacello che connota di sé ogni individuo in maniera distintiva si desta attraverso una relazione ad alto contenuto affettivo, prima di ogni consapevolezza, e la sua natura relazionale la marcherà in maniera costante in tutte le fasi del suo sviluppo. (Piergiorgio Todeschini)