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Auguste Rodin, il bacio (1888-89) - Parigi, Musée Rodin

TEMI DEL SINODO PROCREAZIONE RESPONSABILE E COSCIENZA

Luisa e Paolo Benciolini

Auguste Rodin, il bacio (1888-89) - Parigi, Musée Rodin

L’enciclica Humanae Vitae compare, nel primo questionario, come unico riferimento dottrinale per il tema della “apertura degli sposi alla vita” e ad esso  palesemente si rimandava nella richiesta di conoscere “quale coscienza si ha della valutazione morale dei differenti metodi di regolazione delle nascite”.

Una scelta di coscienza
Nell’Instrumentum laboris, prima di dare conto delle risposte pervenute, si ribadiva il valore dell’Enciclica attribuendole “un significato certamente profetico nel ribadire l’unione inscindibile tra l’amore coniugale e la trasmissione della vita”. Si prendeva poi atto (sulla base delle risposte pervenute  non solo da singoli, coppie, gruppi, ma anche da diversi episcopati) che “per parecchi cattolici il concetto di ’paternità e maternità responsabile’ inglobi la responsabilità condivisa di scegliere in coscienza il metodo più adeguato per la regolazione delle nascite, in base ad una serie di criteri che vanno dalla efficacia alla tollerabilità fisica, passando per la reale praticabilità” e, tuttavia, l’unica prospettiva proposta dai redattori dell’Instrumentum era quella di “promuovere una maggior diffusione – con linguaggio rinnovato ,proponendo una coerente visione antropologica – di quanto affermato all’Humanae Vitae”.

Al termine del Sinodo straordinario, la Relatio Synodi  contiene un richiamo all’Enciclica “che ha messo in luce l’intimo legame tra amore coniugale e generazione della vita” e tuttavia a noi pare introduca una significativa novità, nel passo in cui “sottolinea il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità”. Ci sembra un riferimento evidente al testo della Gaudium et Spes (n. 16) che ha definito la coscienza “il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità”. Una ”intimità” che acquista un significato del tutto peculiare nella relazione coniugale, dove gli sposi sono i ministri del loro sacramento. Così pure ci pare di cogliere un’evoluzione positiva rispetto alla dottrina della HV laddove, pur auspicando un “adeguato insegnamento circa i metodi naturali”, si riconosce  che “anche in questo ambito occorre partire dall’ascolto delle persone”. E’ venuto meno l’aggettivoprofeticoin precedenza attribuito all’Enciclica.

Due testimonianze
Veniamo, infine, al successivo questionario, predisposto in preparazione dell’Intrumentum laboris per il Sinodo ordinario (ottobre prossimo). Il  tema è trattato al n. 41 e il quesito si limita a chiedere “Quali i passi più significativi che sono stati fatti per annunziare e promuovere efficacemente la apertura alla vita e la bellezza e la dignità umana del diventare madre o padre, alla luce ad esempio della Humanae Vitae del Beato Paolo VI?” Il riferimento all’Enciclica è formulato solo a titolo esemplificativo…

Gli interventi di alcune coppie invitate al Sinodo ci sono parsi particolarmente significativi. Richiamiamo qui quanto detto dai coniugi Zamberline, brasiliani, in relazione alla Humanae Vitae: “Dobbiamo ammettere senza timore che molte coppie cattoliche, anche quelle che cercano seriamente di vivere il proprio matrimonio, non si sentono obbligate a utilizzare solo metodi naturali. […] Non percepiamo le aspettative e la attese spirituali della dottrina della Humanae Vitae”. La “dottrina”, appunto. I problemi della procreazione responsabile possono essere affrontati solo ricercando soluzioni pastorali?

Di ritorno dal suo viaggio apostolico nelle Filippine, papa Francesco ha concesso un’intervista ai giornalisti che viaggiavano insieme con lui sull’aereo. Tra gli argomenti trattati, anche quello della procreazione responsabile. Riportiamo, in proposito, queste considerazioni: “Il cristiano non deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo, dopo sette cesarei. Ma lei vuole lasciare orfani sette? Questo è tentare Dio… Ma guarda, Dio ti da i mezzi, sii responsabile… La parola chiave per rispondere è quella che usa la chiesa sempre, anche io: paternità responsabile. Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No, paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti, ci sono i pastori e si cerca. Io conosco tante e tante vie d’uscita lecite che hanno aiutato a questo”.

Un’enciclica difficile e controversa
Com’è stato osservato dal teologo morale Giuseppe Trentin (cfr. ”Matrimonio”, n.1/2015, pp. 34-35) “alle spalle di ogni pratica c’è sempre una teoria in base alla quale i problemi pratici, anche di ordine pastorale, non si risolvono bene, correttamente, se la teoria non è ben formulata e condivisa. Quando pertanto nell’enciclica Humanae Vitae si parla di “apertura alla vita” a cosa si intende fare riferimento? A una norma di atteggiamento, come a dire: sii buono, generoso, aperto alla vita? O anche a una norma di comportamento, del tipo: se vuoi essere buono, generoso, aperto alla vita, “devi comportarti così e così”, non ricorrere a metodi artificiali, bensì naturali di regolazione delle nascite, o in alternativa alla continenza periodica? La risposta dell’enciclica è chiara, poggia però su una argomentazione che per molti non è rigorosa e convincente. Perchè mai, ci si chiede, in una situazione di conflitto tra esigenze dell’amore  e procreazione, chi adotta metodi diversi da quelli indicati è da ritenersi cattivo, poco generoso, non aperto alla vita? E’ questo il punto.” E conclude auspicando che “il papa o i padri sinodali riprendano l’interrogativo e aiutino i coniugi a ritrovare quella serenità di coscienza che permetta loro di non sentirsi in colpa se in determinate circostanze ritengono di dover adottare metodi e comportamenti diversi da quelli indicati da un’enciclica, che per molti versi è senz’altro molto bella e profetica, ma per altri è difficile e controversa”.

Occorre porsi in ricerca
Desideriamo evidenziare, con particolare rilievo, da un lato le richiamate espressioni di papa Francesco in ordine alle “vie di uscita lecite” e dall’altro la rigorosa affermazione del teologo morale che, sollecitato anche dalla personale sensibilità ed esperienza pastorale, pone una questione di fondo: se la “teoria” sulla quale si basa l’enciclica sia “ben formulata e condivisa”. Ci pare, la sua, una affermazione coraggiosa e che va accolta con grande attenzione in questi mesi che precedono il sinodo conclusivo sulla famiglia. E’ infatti prevalso, finora, un atteggiamento di (peraltro giustificabile) cautela nel delineare le possibili e auspicabili “svolte” sui punti più delicati e controversi delle “sfide” che i padri sinodali hanno cominciato ad affrontare.

Si è detto (anche da fonti molto qualificate) che il sinodo non è chiamato a trattare temi propri della “dottrina” ma più propriamente (semplicemente?) quelli pastorali. Il richiamo, che è stato esplicitato, alla “teoria” pone invece proprio una questione che attiene alla “dottrina” e che non può essere, a nostro avviso, delegata ad una componente sola della comunità ecclesiale. Come afferma papa Francesco – e proprio su questo tema – è la chiesa stessa che si trova (si deve porre) in ricerca. Accogliendo la precisa sollecitazione uscita dal sinodo straordinario, le domande che sono scaturite dalla Relatio avevano lo scopo di suscitare  risposte non solo “fedeli” ma anche “coraggiose” nei Pastori e nel popolo di Dio, evitando che “possano essere fornite secondo schemi e prospettive proprie di una pastorale meramente applicativa della dottrina.” La stessa pastorale deve essere “contraddistinta dalla ‘cultura dell’incontro’, capace di riconoscere l’opera libera del Signore anche al di fuori dei nostri schemi consueti”.

Sposi, esperti di scienze umane e Pastori: ricercano insieme
Accanto ai “pastori”, papa Francesco indica i “gruppi matrimoniali” e gli “esperti”. Già la prima fase del sinodo ha offerto, a questo proposito, alcuni significativi contributi elaborati nell’ambito di gruppi matrimoniali, in diverse parti del mondo, impegnati nel territorio dove vivono. Ogni sessione dei lavori del sinodo è stata aperta dalla riflessione di una coppia di coniugi sul tema in discussione. Non siamo riusciti a riconoscere né nella relazione del card. Erdo (dopo la prima settimana di lavori) e nemmeno nella conclusiva Relatio Synodi gli apporti più significativi di tali coppie; ne citiamo alcuni passi evidenziando parole ed espressioni particolarmente significative di questo linguaggio.

“Ci siamo resi conto che l’unico tratto che distingue la nostra relazione sacramentale da qualsiasi altra buona relazione che ha il suo centro in Cristo è l’intimità sessuale e che il matrimonio è un sacramento della sessualità, che trova la sua più piena espressione nel rapporto sessuale. Siamo convinti che fino a quando le coppie sposate non riusciranno a vedere nell’unione sessuale una parte essenziale della propria spiritualità sarà molto difficile apprezzare la bellezza di insegnamenti come quelli dell’Humanae Vitae. Abbiamo bisogno di nuove strade e linguaggi credibili per toccare il cuore delle persone” (coniugi Pirola, australiani).

“L’atto sessuale è legittimo, caro e benedetto da Dio e il piacere che ne deriva contribuisce alla gioia di vivere e a una struttura sana della personalità […] Le coppie nell’amore esprimono con il proprio corpo il loro cuore. Per entrare in sintonia, abbiamo bisogno di saper coltivare il desiderio e anche un sano erotismo […]La sessualità è un fattore di santificazione […] La coppia non è feconda solo perché genera i bambini ma perché si ama e amandosi si apre alla vita” (coniugi Zamberline, brasiliani).

Quanto agli “esperti”, sembra evidente che non si intende solo fare riferimento ai teologi, ma anche (e forse più specificamente) a chi ha competenze sulle scienze umane, da quelle relative ai meccanismi della riproduzione a  quelle che studiano le dimensioni psicologiche e antropologiche della sessualità. In questa ricerca (“si cerca”, dice papa Francesco) operano anche alcuni di noi che hanno tratto dalla loro esperienza di vita coniugale lo stimolo per impegnarsi (anche in strutture come i consultori familiari) ad osservare criticamente le applicazioni pratiche e a trarre indicazioni dai fallimenti dei principi affermati dall’enciclica. La (diffusa) constatazione delle difficoltà pratiche di applicazione dei cosiddetti “metodi naturali”  non può tradursi solo in una particolare comprensione “misericordiosa” affidata, per i singoli casi, ai ministri della chiesa, ma chiede anche agli sposi di contribuire, assieme ai loro “pastori”, ad un sereno riesame delle argomentazioni (la “dottrina”) sulle quali poggia l’Humanae Vitae.

Luisa e Paolo Benciolini
Redazione della rivista “Matrimonio” (Padova), aderente alla Rete dei Viandanti. Sito web: http://www.rivista-matrimonio.org/

1 Commento su “TEMI DEL SINODO PROCREAZIONE RESPONSABILE E COSCIENZA”

  1. Mia moglie ed io, sposati da 48 anni, pur essendo critici nei confronti della HV, tuttavia abbiamo deciso di osservarla per essere liberi di esprimere la nostra opinione. A distanza di tanti anni, pur non rinnegando il valore testimoniale del nostro comportamento, credo di poter rilevare che non è mancata una certa dose di frustrazione, che ha avuto come conseguenza l’impressione di una mancata pienezza di vita sessuale. Abbiamo mantenuto l’unità familiare nella sua fecondità grazie ad altre risorse morali.

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